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Scuola, caccia ai versamenti volontari delle famiglie. I presidi: “Solo così possiamo garantire un’istruzione di qualità”

Mediamente le famiglie ‘donano’ agli istituti superiori 86 euro annui ad alunno. I dirigenti scolastici: “Le cose da fare sono tante e i soldi che ci dà lo Stato bastano solo per i servizi di base”
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Schizza in alto il contributo volontario versato dalle famiglie italiane alle scuole superiori. Ma a versarlo sono sempre meno famiglie. E senza questa piccola, o grande, quota richiesta annualmente ai genitori, spiegano i presidi, non è possibile garantire un’istruzione di qualità.

Non esattamente una situazione di partenza incoraggiante, sembrerebbe. Eppure le parole dei dirigenti scolastici che si rivolgono alle famiglie per sollecitare il versamento, che è appunto volontario, non lasciano spazio a equivoci.

La questua dei dirigenti scolastici

“I contributi che lo Stato ci assegna – spiega ai genitori il dirigente Scolastico del liceo Paolo Sarti di Bergamo, Antonio Signori – garantiscono i servizi essenziali ma non ci permettono assolutamente di offrire” una serie di iniziative grazie alle quali l’istituto si distingue: quello che il capo d’istituto definisce come “valore aggiunto alla formazione dei vostri figli. È, pertanto, affidata a voi – continua – la possibilità, con un ges…

Schizza in alto il contributo volontario versato dalle famiglie italiane alle scuole superiori. Ma a versarlo sono sempre meno famiglie. E senza questa piccola, o grande, quota richiesta annualmente ai genitori, spiegano i presidi, non è possibile garantire un’istruzione di qualità.

Non esattamente una situazione di partenza incoraggiante, sembrerebbe. Eppure le parole dei dirigenti scolastici che si rivolgono alle famiglie per sollecitare il versamento, che è appunto volontario, non lasciano spazio a equivoci.

La questua dei dirigenti scolastici

“I contributi che lo Stato ci assegna – spiega ai genitori il dirigente Scolastico del liceo Paolo Sarti di Bergamo, Antonio Signori – garantiscono i servizi essenziali ma non ci permettono assolutamente di offrire” una serie di iniziative grazie alle quali l’istituto si distingue: quello che il capo d’istituto definisce come “valore aggiunto alla formazione dei vostri figli. È, pertanto, affidata a voi – continua – la possibilità, con un gesto di generosità e soprattutto di responsabilità collettiva, di permettere al nostro liceo di continuare a garantire alcune attività che ne qualificano in misura determinante l’offerta formativa”.

Tante le cose da fare ma pochi i soldi

E l’intervento del collega Daniele Vallino, che guida l’istituto superiore 25 aprile/Faccio di Cuorgnè/Castellamonte nel torinese, contribuisce a fugare ogni dubbio. “E’ vero che dovrebbe essere lo Stato a far fronte alle esigenze degli istituti scolastici, ma purtroppo è poco ciò che riceviamo. Comprendiamo il difficile momento economico e la difficoltà di molte famiglie, ma riteniamo che proprio in questa situazione sia indispensabile investire – scrive ai genitori – sul futuro dei vostri figli”. In altre parole: le cose da fare sono tante e i mezzi piuttosto limitati. Il contributo dei genitori, adesso detraibile, serve “a costruire – scrive la dirigente Angela Izzuti dell’istituto superiore Giorgi di Milano – ambienti di apprendimento di qualità, coerenti con il profilo dell’istruzione tecnica e in raccordo con il tessuto professionale del territorio”.

E per essere ancora più chiari: “Grazie alla somma dei contributi individuali, il Giorgi fa molte cose che sarebbero altrimenti impossibili o assai più limitate e difficili”. Il versamento, scrive ai genitori il preside Daniele Cottafavi del liceo Matilde di Canossa di Reggio Emilia, è “a titolo di concorso per la copertura di attività e iniziative volte a coprire le spese necessarie alla salvaguardia di uno standard formativo di qualità, all’ampliamento delle dotazioni accessibili all’utenza e dei servizi offerti alla popolazione scolastica”.

Ma che fine fanno i soldi?

Il preside del Sarpi allega alla richiesta rivolta alle famiglie anche un resoconto di quanto finanziato negli anni precedenti con l’intervento dei genitori. Sportello psicologico, acquisto di libri, licenze d’uso dei software, contratti di manutenzione degli impianti e dei macchinari di laboratorio, beni di consumo per la didattica (carta, toner) per un totale di circa 17mila euro. E tanto altro.

I numeri

Nell’ultima rilevazione che il ministero ha effettuato, contenuta nei Rapporti di autovalutazione relativi al quadriennio 2022/2025, l’intervento medio delle famiglie con figli alla scuola superiore è di 86,3 euro. Con medie che variano molto scendendo per lo Stivale. In Lombardia si sale a 113,2 euro a famiglia, in Calabria si versano mediamente 35,5 euro. Nel quadriennio precedente, la cifra versata era di 52,6 euro a famiglie. Ma nel frattempo le scuole superiori che hanno chiesto un contributo si sono dimezzate: dal 62,6% al 32,7%. In altri termini, se nel 2019/2022 gli istituti potevano incassare 86,5 milioni di euro, quattro anni dopo la cifra si abbassa a 74,7 milioni, il 13,4% in meno. Timide richieste di contributi arrivano anche dai capi d’istituto delle scuole primarie e secondarie di primo grado. All’elementare il versamento medio si aggira attorno ai 20 euro che salgono a 23 euro alla media. Ecco perché il contributo dei genitori, come si evince dalle pressanti richieste dei dirigenti scolastici, diventa necessario. Anche perché, in una scuola che chiede l’obolo a versarlo saranno in parecchi meno. E probabilmente ancora meno il prossimo anno, per via dei rincari di tutti i beni di prima necessità, della benzina e delle bollette.

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