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Caro scuola, per libri e dizionari più di 500 euro: “Così studiare non è per tutti”

Il caro studio: rialzi a doppia cifra per diari, astucci e zaini. Studenti e genitori: “Non possiamo permettercelo”
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Che succede se anche la scuola diventa un lusso? Mentre l’Istat racconta che le famiglie italiane s’impoveriscono come mai, lo studio si fa sempre più caro, non per affezione, ma per costo.

Federconsumatori ha stimato un aumento sul 2022 del 10% a studente: +4% per libri e dizionari, +6,2% per il corredo scolastico. E i rincari più alti li ha riscontrati su diari, astucci e zaini: dal 13 al 18%. Lo ammettono anche Federcartolai e Ali Confcommercio che si difendono: «Per carta e cellulosa, aumentate del 15-20%, abbiamo mantenuto gli incrementi sotto all’8%».

Tradotto cosa significa? Meglio degli osservatori lo dicono le testimonianze: «Costo libri di testo per figlio iscritto in terza media (è scuola dell’obbligo): 320 euro. Figlio grande al liceo: oltre 500 euro», ha twittato il sociologo dell’università di Bologna, Marco Albertini. Una spesa fuorilegge, tra l’altro, che sfora di gran lunga i tetti imposti dal ministero dell’Istruzione ormai dieci anni fa. «Libri per il quarto anno de…

Che succede se anche la scuola diventa un lusso? Mentre l’Istat racconta che le famiglie italiane s’impoveriscono come mai, lo studio si fa sempre più caro, non per affezione, ma per costo.

Federconsumatori ha stimato un aumento sul 2022 del 10% a studente: +4% per libri e dizionari, +6,2% per il corredo scolastico. E i rincari più alti li ha riscontrati su diari, astucci e zaini: dal 13 al 18%. Lo ammettono anche Federcartolai e Ali Confcommercio che si difendono: «Per carta e cellulosa, aumentate del 15-20%, abbiamo mantenuto gli incrementi sotto all’8%».

Tradotto cosa significa? Meglio degli osservatori lo dicono le testimonianze: «Costo libri di testo per figlio iscritto in terza media (è scuola dell’obbligo): 320 euro. Figlio grande al liceo: oltre 500 euro», ha twittato il sociologo dell’università di Bologna, Marco Albertini. Una spesa fuorilegge, tra l’altro, che sfora di gran lunga i tetti imposti dal ministero dell’Istruzione ormai dieci anni fa. «Libri per il quarto anno delle superiori: 320 euro», ha scritto su Facebook la storica Vanessa Roghi, «e la metà sono usati». Ed ecco altre decine di voci: «Primo anno istituto tecnico agrario: 336 euro», «Primo anno liceo classico: 600 euro con i vocabolari», «Prima media: 295 euro senza cancelleria».

Già la cancelleria: sono altri 200 euro. Basta entrare in un negozio vendi-tutto per capirlo: una decina di quaderni costano 12 euro, più penne, matite e gomme da 6 euro, scatola da 24 pennarelli sta a 16 euro (e la ricompreremo più e più volte), scatola di matite a 11 euro (e anche questa la riprenderemo), colla e forbici altri 3 euro. Per il resto del corredo si va in cartoleria: 18 euro il diario, 70 euro lo zaino di marca, 30 euro l’astuccio alla moda, 19 euro la calcolatrice elettronica. E siamo solo a inizio anno. Online la spesa si ammortizza parecchio perché il materiale viene venduto in stock, e sembra un affarone acquistare a 13,99 euro 12 stick di colla, con cui qualcosa si farà.

Per le famiglie in povertà la polveriera è già esplosa: «Molti sono costretti a scegliere fra i libri e le spese alimentari. E alla fine optano per il cibo», dice Gigia Bucci, segretaria generale della Cgil Puglia. Certo ci sono le comunità solidali: l’associazione Nonna Roma si è inventata "la matita sospesa” con cui raccoglie materiale scolastico per i bimbi in difficoltà, a Bologna e a Bari c’è “lo zaino sospeso”. E, certo, ci sono i mercatini dell’usato. A Roma il più famoso è a lungotevere Oberdan e tra la lunga fila di tir stracolmi di libri si risparmia il 25% sul nuovo e il 50% sull’usato. A patto che le edizioni non vengano continuamente aggiornate.

È una delle richieste ricorrenti di genitori e prof. Non l’unica: «Le Regioni devono aumentare i buoni per le famiglie meno abbienti alzando anche l’Isee minimo e vanno incrementate le biblioteche in classe e digitali in modo che siano le scuole a fornire i testi», dice l’Associazione nazionale presidi. «Le scuole potrebbero contribuire al contenimento dei costi con azioni di riuso, condivisione e passaggio di libri tra classi successive», aggiunge il presidente di Eures, Fabio Piacenti. «Ci vogliono gruppi di acquisto», suggerisce la presidente dell’Adoc, Anna Rea, come quelli per frutta e verdura. «Va prevista una detrazione fiscale sull’acquisto dei volumi di studio sul modello di quella garantita per le spese mediche e sportive. Sono vent’anni che ci proviamo», spiega Edoardo Scioscia, presidente e ad di Libraccio e membro dell’Associazione librai italiani.

Il governo «ha già allo studio una pluralità di proposte per intervenire sulle detrazioni delle spese per i libri di testo, l’adeguamento dei tetti di spesa e l’incremento dell’attuale stanziamento di 133 milioni per l’acquisto dei libri di testo», promette il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. Un impegno che «riguarderà la prossima legge di Bilancio». Se tutto va bene se ne parla il prossimo anno. Intanto, ora, gli studenti si preparano alla piazza: il 12 settembre saranno sotto al Mim per dire che «l’istruzione nel nostro Paese ha un costo troppo elevato. E noi non ce lo possiamo più permettere»

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