Gli studenti scendono in piazza contro il dimensionamento. Ecco quali scuole rischiano di sparire
di Salvo IntravaiaMentre iniziano le proteste contro il piano del governo che taglierà in tre anni 780 istituti autonomi, si riuniscono i tavoli provinciali che dovranno mettere in pratica questo intendimento e cancellare dalla mappa degli istituti italiani le prime 628 scuole per il 2024/2025. Le operazioni si dovranno concludere entro il prossimo 30 novembre per dare modo alle famiglie di scegliere con cognizione di causa la scuola per il prossimo anno scolastico.
Studenti in piazza contro il dimensionamento
I ragazzi del liceo classico Telesio di Cosenza sono scesi in piazza contro il dimensionamento. Stesso discorso per i comprensivi Nosside-Pythagoras e Moscato-Gallina di Reggio Calabria. Qualche giorno prima, anche in provincia di Messina, la protesta contro il dimensionamento è partita da Roccaforte del Greco che fino a qualche anno fa aveva scuole sul proprio territorio ma che adesso non ne ha più per effetto delle razionalizzazioni precedenti. Quattro giorni fa, studenti di Mileto, in provinci…
Mentre iniziano le proteste contro il piano del governo che taglierà in tre anni 780 istituti autonomi, si riuniscono i tavoli provinciali che dovranno mettere in pratica questo intendimento e cancellare dalla mappa degli istituti italiani le prime 628 scuole per il 2024/2025. Le operazioni si dovranno concludere entro il prossimo 30 novembre per dare modo alle famiglie di scegliere con cognizione di causa la scuola per il prossimo anno scolastico.
Studenti in piazza contro il dimensionamento
I ragazzi del liceo classico Telesio di Cosenza sono scesi in piazza contro il dimensionamento. Stesso discorso per i comprensivi Nosside-Pythagoras e Moscato-Gallina di Reggio Calabria. Qualche giorno prima, anche in provincia di Messina, la protesta contro il dimensionamento è partita da Roccaforte del Greco che fino a qualche anno fa aveva scuole sul proprio territorio ma che adesso non ne ha più per effetto delle razionalizzazioni precedenti. Quattro giorni fa, studenti di Mileto, in provincia di Vibo Valentia, in piazza contro gli accorpamenti. In Campania, scuole listate a lutto per protesta a Nocera inferiore. Proteste in Puglia, ad Andria ma anche in Liguria, nel savonese. A protestare sono soprattutto sindaci, docenti e studenti dei piccoli centri che temono di rimanere senza scuola o di vedersi spostare la presidenza altrove e di con gli immaginabili disagi.
Quali scuole rischiano di sparire
Ma quali sono le scuole che rischiano davvero di sparire, di essere smembrate. Secondo le indicazioni del decreto interministeriale firmato dai ministri Giorgetti e Valditara, le scuole che rischiano maggiormente sono quelle con un numero di alunni inferiore a 600 unità o con un numero tra 600 e 700, che potrebbero scendere al di sotto della soglia critica nei prossimi anni. Rischiano anche le 313 direzioni didattiche, che accolgono soltanto bambini di scuola dell’infanzia e primaria, e le 121 scuole secondarie di primo grado frequentate da soli ragazzini della media.
Il criterio
Il criterio è quello di creare il maggior numero possibile di istituti comprensivi che ospitano alunni del primo ciclo: infanzia, primaria e secondaria di primo grado. Le direzioni didattiche e le secondarie di primo grado con un numero di alunni vicino alle 600 unità sono le prime candidate. In 25 anni la geografia degli istituti è cambiata completamente. Nel 1997, l’allora ministro della Funzione Pubblica, Franco Bassanini, riformò la Pubblica amministrazione prevedendo l’autonomia delle istituzioni scolastiche. A Palazzo Chigi c’era Romano Prodi. Le scuole erano oltre 12mila e gli istituti comprensivi pochissimi. Oggi nel primo ciclo quasi tutti gli istituti sono comprensivi e le direzioni didattiche pure e le scuole secondarie di secondo grado pure sono pochissime. Si è esteso il modello di scuola del primo ciclo che comprende tutti e tre i primi livelli d’istruzione: infanzia, primaria e secondaria di primo grado. Le scuole superiori erano più di 4mila e 800, oggi sono 2mila e 661.
Il modello
La scuola, in altri termini, ha fatto la cura dimagrante. E negli anni successivi continuerà questa cura finalizzata solo a risparmiare stipendi da preside e capo delle segreterie. Ma rendendo la scuola più complessa. Anche perché nel 1998, col dpr sul dimensionamento scolastico (DPR 233/1998 dall’eloquente titolo: Regolamento recante norme per il dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche e per la determinazione degli organici funzionali dei singoli istituti, a norma dell'articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59) si dice a chiare lettere che viene riconosciuta l’autonomia scolastica a quelle scuole che “raggiungono dimensioni idonee a garantire l'equilibrio ottimale tra domanda di istruzione e organizzazione dell'offerta formativa”. E continua: “Per acquisire o mantenere la personalità giuridica gli istituti di istruzione devono avere, di norma, una popolazione, consolidata e prevedibilmente stabile almeno per un quinquennio, compresa tra 500 e 900 alunni”. Limite minimo che sale a 600 col governo Monti. Ma nel decreto Giorgetti/Valditara per tagliare le “prime” 628 scuole autonome si indica un coefficiente di 961 alunni. In altre parole, più di quanto si suggeriva 25 anni fa per avere dimensioni ottimali ai fini della gestione delle scuole.