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Scuola, gli undici istituti innovativi che possono cambiare l’istruzione italiana

Gli studenti dell'Istituto tecnico economico Enrico Tosi all'inizio dell'anno scolastico

 
Una mappa delle scuole che innovano nel Paese. Il menù collettivo per creare una cena, il gioco per imparare a fare impresa, il calcio sociale. La newsletter di Repubblica vi offre l’istruzione migliore. Segnalate i vostri esempi a dietrolalavagna@repubblica.it
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C’è una nuova mappa di scuole italiane all’avanguardia, o che semplicemente sono nelle condizioni di fare le scuole: al servizio degli studenti che ospitano. Vi insegnano docenti non afflitti dalla depressione (burnout, si chiama), le frequentano ragazzi sufficientemente motivati da non replicare in classe la subcultura del bullismo. E il carico di burocrazia non è soffocante, per i dirigenti scolastici e le loro segreterie. La mappa è stata costruita da Ashoka, associazione no profit attiva dal 1980. Per realizzarla, si è affiancata a Indire, braccio scientifico del ministero dell’Istruzione. E ad altre sedici istituzioni educative tra cui Fondazione Mondo Digitale, DeA Scuola della De Agostini, Parole Ostili, Scuole sostenibili, Scuole naturali, WeSchool, l’Università degli Studi di Milano Bicocca.

Sì, ci si ispira a un gruppo di istituti esistenti per provare a ripensare il sistema educativo del Paese. A spingerlo comunque in avanti, perché non è tutto da buttare. L’indagine “La map…

C’è una nuova mappa di scuole italiane all’avanguardia, o che semplicemente sono nelle condizioni di fare le scuole: al servizio degli studenti che ospitano. Vi insegnano docenti non afflitti dalla depressione (burnout, si chiama), le frequentano ragazzi sufficientemente motivati da non replicare in classe la subcultura del bullismo. E il carico di burocrazia non è soffocante, per i dirigenti scolastici e le loro segreterie. La mappa è stata costruita da Ashoka, associazione no profit attiva dal 1980. Per realizzarla, si è affiancata a Indire, braccio scientifico del ministero dell’Istruzione. E ad altre sedici istituzioni educative tra cui Fondazione Mondo Digitale, DeA Scuola della De Agostini, Parole Ostili, Scuole sostenibili, Scuole naturali, WeSchool, l’Università degli Studi di Milano Bicocca.

Sì, ci si ispira a un gruppo di istituti esistenti per provare a ripensare il sistema educativo del Paese. A spingerlo comunque in avanti, perché non è tutto da buttare. L’indagine “La mappatura dell’innovazione educativa”, appena presentata alla Camera dei Deputati, ha individuato attraverso un questionario undici scuole innovative che possono mettersi alla testa di un cambio generale di paradigma. “Changemakers”, si chiamano le locomotive del presente. Le undici italiane si inseriscono in un network internazionale di 280 istituti.

Ecco le avanguardie

Le scuole che innovano sono, da Nord a Sud: l’Istituto tecnico economico Enrico Tosi di Busto Arsizio (Milano) guidato dalla preside Amanda Ferrario, il Collegio del mondo unito Uwc Adriatic di Duino (Trieste), l’Isis Arturo Malignani di Udine, l’Istituto comprensivo San Giorgio di Mantova, il Liceo Attilio Bertolucci di Parma, l’Istituto comprensivo Parma Centro, l’Istituto comprensivo 3 di Modena con il suo dirigente scolastico Daniele Barca, la Scuola-Città Pestalozzi di Firenze, l’Iis Savoia-Benincasa di Ancona, l’Isis Galilei-Costa-Scarambone di Lecce, l’Iiss Ettore Majorana di Brindisi, reso forte da Salvatore Giuliano, già sottosegretario all’Istruzione al tempo del ministro Lorenzo Fioramonti.

Alcuni esempi di innovazione? Possono arrivare anche da istituti che alla fine non sono entrati nel gruppo di chi guida. La Scuola della formazione professionale Dieffe di Valdobbiadene (Treviso), per esempio, coinvolge gli studenti nella creazione di un menù completo per una cena, affrontando tutte le fasi in gruppo. Progetti come Agenzia di stampa giovanile offrono alle scuole, tra cui quelle citate, l'opportunità di partecipare ogni anno, virtualmente, alla conferenza sul clima. Organizzazioni come InVento Lab e Junior Achievement trasformano i bisogni del territorio in opportunità di apprendimento, promuovendo percorsi di imprenditorialità. Un esempio è quello dell'Istituto comprensivo Le Cure di Firenze, che ha sviluppato un "progetto scenario" per educare alla sostenibilità e alla complessità. Business'n'Play utilizza il gioco per simulare processi di impresa. Wayouth e Casco Learning promuovono l'imprenditorialità attraverso laboratori didattici che favoriscono l'autoanalisi degli studenti. Progetti come quelli di Finanz introducono competenze quali l'educazione finanziaria nelle scuole.

Inclusione. Anche per i Rom

Sul fronte dell’inclusione, il progetto Bet She Can si concentra sull'eliminazione delle discriminazioni di genere fin dalle primarie. Nel settore high tech, il progetto Hackher coinvolge le ragazze in ipotesi tecnologiche e promuove la discussione sulla gender equality. L'Associazione 21 Luglio aiuta gli istituti che la chiamano a superare i pregiudizi nei confronti dei gruppi Rom, offrendo formazione specifica per i docenti. Calciosociale, organizzazione romana, introduce la metodologia del calcio per tutti nelle scuole, unendo aspetti pedagogici e sportivi per affrontare temi, anche qui, di inclusione. L’Istituto comprensivo di Milano Emilio Morosini e Beatrice di Savoia integra gamification (l’istruzione attraverso il gioco), problem solving e coding (informatica) in progetti umanistici e scientifici: il digitale si fa tecnica inclusiva. La scuola secondaria Isis Europa di Pomigliano d'Arco (Napoli), collaborando con Indire, è riuscita a portare il tasso di dispersione scolastica quasi allo zero e a garantire opportunità occupazionali per il 90 per cento dei giovani diplomati: è entrata, non a caso, nella prestigiosa lista di Teach 4 Education delle dieci scuole più innovative al mondo.

L’Istituto comprensivo III di Modena promuove l'autovalutazione degli studenti, dedicando i dieci minuti finali delle lezioni a questo scopo. Gli innovatori considerano la valutazione un elemento chiave per misurare il progresso degli studenti. Insegnanti come Mario Conti e Mafalda Elisa La Gala adottano approcci valutativi partecipati, eliminano lezioni-conferenza in favore del lavoro di gruppo e dell'insegnamento tra pari, provano ad abbattere la pressione associata alla valutazione tradizionale.

Ancora, l'educazione all'arte e al patrimonio culturale è vista come un'innovazione cruciale, che migliora l'apprendimento multidisciplinare. Progetti come Youth del Liceo Marie Curie di Pinerolo (Torino) coinvolgono gli studenti nello sviluppo di itinerari culturali. Mus-e, in venti città italiane, usa sempre le arti per rafforzare competenze trasversali e socio-relazionali nei bambini delle elementari.

La figura dell’Edu influencer

L'indagine ha fatto emergere una figura interessante: l'Edu influencer, un connubio tra pedagogia e divulgazione che contribuisce a creare una comunità educativa capace di superare i confini fisici utilizzando piattaforme come YouTube, TikTok e Instagram. Qui si divulgano temi quali l'omofobia e il cyberbullismo. Alcuni Edu infuencer forniscono brevi pillole di ripasso, altri creano video-lezioni più strutturate.

La ricerca suggerisce che per formare una generazione di attori del cambiamento è necessario “superare l'approccio individualista all'insegnamento e abbracciare una visione collaborativa e sistemica”. La mappatura evidenzia, poi, un maggior numero di innovatori nella fascia over 40, in linea con i dati dell'Ocse che mostrano una media età della classe insegnante italiana di 50 anni. Il 49 per cento delle realtà candidate proviene dal Nord, il 22 per cento si colloca nel Centro, il 23 per cento delle innovazioni è registrato nel Sud Italia, il 5 per cento nelle Isole.

È stata lanciata la piattaforma online, una raccolta delle 100 esperienze di cambiamento che stanno trasformando il modo di fare educazione in Italia.

“Il Parlamento dei bambini”

“Sono profondamente onorato di essere stato incluso tra i 100 leader per il cambiamento da Ashoka, una delle organizzazioni più prestigiose nel campo dell'innovazione sociale", dice Alfonso D’Ambrosio, preside dell’Istituto comprensivo di Lozzo Atestino (Padova).


Sono 33, in tutto, i leader per il cambiamento, e tra questi il dirigente scolastico della scuola frontiera del Covid nella sua prima fase. Spiega D’Ambrosio: “La persona che ha cambiato il mio modo di vedere il mondo dell'educazione è Daniela Lucangeli”. Il preside della provincia padovana oggi si occupa di formazione per docenti e dirigenti scolastici: ha all’attivo oltre 6 mila ore come formatore e oltre 13 mila docenti formati sui temi del tinkering (realizzazione di oggetti con materiale di recupero) e della robotica educativa. Nella scuola che dirige ha realizzato oltre 40 ambienti di apprendimento innovativi, con visiting, ogni giorno, di docenti e dirigenti scolastici da ogni parte d’Italia.

“La scuola non è solo un luogo di apprendimento, ma una fucina di idee, una palestra di vita dove giovani menti vengono formate per affrontare le sfide del domani”.

L’innovazione per i docenti a Cagliari

Da giovedì a sabato scorsi si è tenuta a Cagliari la Conferenza nazionale eTwinning 2023, dal titolo “eTwinning per lo sviluppo delle competenze dei neoassunti” (insieme ad Agenzia nazionale Erasmus+ e Indire). Centocinquanta insegnanti neoassunti hanno lavorato sul tema dell’Innovazione educativa globale con esperti di settore. Sono state condivise le ultime tendenze e gli approcci innovativi nell'integrazione della tecnologia nell'istruzione, con un focus sull'impatto positivo dell'eTwinning sulla didattica. Dieci progetti, per cinque categorie didattiche, sono stati premiati.

eTwinning è la più grande comunità europea di insegnanti attivi in progetti collaborativi tra scuole. Nata nel 2005 su iniziativa della Commissione europea, si realizza attraverso una piattaforma informatica che coinvolge i docenti facendoli collaborare grazie alle potenzialità del web. Oggi gli insegnanti italiani registrati sono 100.000.


Quattro adulti su 10 non hanno diploma

In che condizioni versa l'Italia riguardo il tema dell'educazione e della formazione oggi? Bene, quattro italiani su dieci in età adulta sono senza diploma e solo il 27 per cento di questa coorte è in possesso di un titolo d'istruzione terziaria. La popolazione compresa tra 25 e 64 anni che ha partecipato ad attività di istruzione e formazione è pari al 9,9 per cento.

“Perderemo 1,3 milioni di posti di lavoro entro il 2030 e ogni posto di lavoro non coperto, come ogni lavoratore sotto inquadrato, significa minore attività, salari più bassi, meno Pil”.

Tutto questo è emerso dalla tavola rotonda che Enzima12, startup sull'edtech (istruzione) e hrtech (risorse umane), ha recentemente organizzato a Roma.

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