Maturità, i trucchi per l’orale. I consigli dell’esperta: “Spalle aperte, sguardo al prof. E mai fare scena muta”
di Luigi GaetaniStudiare, studiare è sempre la prima cosa. Ma una volta appreso – si spera – e ripassato quanto più possibile, si pone il dilemma di “come” esporre al meglio ciò che si è imparato. Mancano ormai pochi giorni all'inizio della Maturità, che impegnerà circa 500mila studenti italiani. E sono in molti a chiedersi: all'orale, qual è il modo migliore di interfacciarsi con la commissione? Come usare il giusto linguaggio del corpo? Mariangela Calia, attrice e docente di dizione e public speaking, chiarisce a Repubblica che “una buona preparazione è la base per acquisire una maggiore sicurezza” al momento dell'orale. Per prima cosa, dunque, tocca studiare. Ma esistono anche vari accorgimenti che possono aiutare molto a dare il meglio durante la prova.
Studiare, studiare è sempre la prima cosa. Ma una volta appreso – si spera – e ripassato quanto più possibile, si pone il dilemma di “come” esporre al meglio ciò che si è imparato. Mancano ormai pochi giorni all'inizio della Maturità, che impegnerà circa 500mila studenti italiani. E sono in molti a chiedersi: all'orale, qual è il modo migliore di interfacciarsi con la commissione? Come usare il giusto linguaggio del corpo? Mariangela Calia, attrice e docente di dizione e public speaking, chiarisce a Repubblica che “una buona preparazione è la base per acquisire una maggiore sicurezza” al momento dell'orale. Per prima cosa, dunque, tocca studiare. Ma esistono anche vari accorgimenti che possono aiutare molto a dare il meglio durante la prova.
Prima regola, salutare
La respirazione è la chiave per una buona concentrazione. “Prima di entrare in aula, tre bei respiri, possibilmente usando il diaframma – spiega l'esperta – Bisogna ricordarsi sempre che l'ansia in sé non è negativa. Ansia e adrenalina portano a maggiore concentrazione. Ma vanno dominate”. Poi è importante salutare correttamente la commissione. Non va bene stringere la mano, troppo informale, ma è giusto augurare buongiorno con un sorriso. “Il saluto indica una modalità colloquiale e non piramidale di interfacciarci con chi ci deve esaminare. È come dire: in questo momento non sono un vostro discente, sono esperto di quello che sto per comunicarvi. È un modo di mostrare fiducia in se stessi e sicurezza in quello che si andrà a esporre”.
La postura corretta: spalle aperte e gambe parallele
“Mai stare ricurvi su se stessi – prosegue Calia – Bisogna avere sempre le spalle aperte. Le gambe vanno tenute parallele, non accavallate. I gesti devono accompagnare il discorso in modo composto e lieve. Sorridere va bene, ma sempre in relazione con quanto si sta dicendo. Mai sorridere in maniera nervosa”. E poi, guardare sempre negli occhi i prof: “Non abbassare mai lo sguardo, non disperderlo mai lateralmente, in alto o in basso”.
Parlare velocemente non serve
Secondo Calia, “la comunicazione deve essere chiara, lenta ed espressiva. Parlare più lentamente consente di spiegare, di raccontare, e non semplicemente di ripetere. Così si dimostra la propria padronanza dell'argomento. Una padronanza che si raggiunge a casa, ripetendo ad alta voce più volte, possibilmente a persone diverse. In questo modo si metabolizza la materia e si può esporla in modo colloquiale, dimostrando di essere esperti e non semplici ripetitori”.
E se mi chiedono qualcosa che non so?
È l'incubo di ogni maturando, la domanda da scena muta. In tal caso niente panico. Per prima cosa respirare e non perdere mai il contatto oculare con chi sta ascoltando. Poi si può provare a prendere tempo (può ripetermi la domanda?) per raccogliere le idee. Ma mai restare in silenzio. “Se non si riesce a rispondere subito in modo puntuale – prosegue l'esperta – bisogna pensare a tutti i possibili collegamenti a quell'argomento, cominciando a parlare di temi inerenti. Così, lentamente, il cervello andrà a ricordarsi qualcosa. L'importante è non dare mai alla commissione l'impressione di non avere idea della risposta. Mai rimanere muti, bisogna comunque rispondere, portando la commissione dalla propria parte”.
I saluti finali
Finita la prova, ci si congeda. “E a quel punto va anche bene stringere la mano ai commissari – conclude Calia – ma si può pure rivolgere un semplice saluto: arrivederci e grazie per l'attenzione”.