✕

Maltrattamenti a scuola, le denunce contro gli insegnanti: un fenomeno tutto italiano

Lo studio: 214 casi negli ultimi 10 anni. Alla base il burnout professionale. All’estero il problema è il contrario: la violenza degli alunni contro i docenti
2 minuti di lettura

Le uniche maestre denunciate per maltrattamenti dai genitori sono quelle italiane. All’estero, le colleghe sembrano al riparo dalle avventure giudiziarie in cui si imbattono alcune insegnanti nostrane. Vittorio Lodolo D'Oria, medico e scrittore esperto in burnout degli insegnanti, ha condotto uno studio sui "Presunti maltrattamenti a scuola". Ha analizzato articoli, studi e pubblicazioni apparsi in internet negli ultimi dieci anni, dal 2014 al 2024, scoprendo che sono stati oltre 400 gli insegnanti coinvolti. Poi ha esteso la sua indagine all’estero e si è accorto che il fenomeno sembra una prerogativa tutta italiana. Possibile?

I numeri

Nel periodo indagato, D’Oria si è imb…

Le uniche maestre denunciate per maltrattamenti dai genitori sono quelle italiane. All’estero, le colleghe sembrano al riparo dalle avventure giudiziarie in cui si imbattono alcune insegnanti nostrane. Vittorio Lodolo D'Oria, medico e scrittore esperto in burnout degli insegnanti, ha condotto uno studio sui "Presunti maltrattamenti a scuola". Ha analizzato articoli, studi e pubblicazioni apparsi in internet negli ultimi dieci anni, dal 2014 al 2024, scoprendo che sono stati oltre 400 gli insegnanti coinvolti. Poi ha esteso la sua indagine all’estero e si è accorto che il fenomeno sembra una prerogativa tutta italiana. Possibile?

I numeri

Nel periodo indagato, D’Oria si è imbattuto su 214 casi che hanno coinvolto un totale di 404 docenti, quasi tutte donne. Il grosso delle indagini ha riguardato la scuola dell’infanzia, con 334 episodi. Seguiti dalla scuola primaria, con 45 denunce. Negli anni, i casi denunciati aumentano gradualmente. Ma è nel 2019 che si registra un picco anomalo, con ben 79 casi, “che sembra dovuto a una moda da imitazione periferica”, spiega l’autore dello studio: due denunce su tre riguardano infatti scuole ubicate in piccoli centri. E il 43% dei casi si concentra al Sud. Anche l’età degli indagati è stata oggetto di studio: il 60% ha più di 50 anni. Con l’immancabile riferimento all’usura psicofisica professionale: il cosiddetto burnout. Significativo anche il numero di maestre colte in flagranza di reato: appena il 2%.

Il fenomeno all’estero

Il medico di Milano, dopo avere scandagliato il fenomeno in Italia, ha esteso lo studio all’estero. Mettendosi in cerca di “articoli, studi e pubblicazioni sull’argomento”. Ma costatando che “il motore di ricerca ha curiosamente ribaltato i termini della questione, evidenziando come il vero problema sia costituito dal fenomeno opposto, cioè dalla violenza degli studenti nei confronti degli insegnanti”. Nulla in Europa. Qualcosa negli altri continenti. Un paio di studi, in Uganda nel 2018 e in Cambogia nel 2017. E due articoli: uno in Nuova Guinea a Auckland e l’altro negli Stati Uniti, nel New Jersey.

Un approccio sbagliato

Se il fenomeno, spiega Lodolo D’Oria, è presente solo in Italia “il motivo non risiede certamente nell’indole violenta delle sole maestre italiane”, bensì nella modalità con cui deve essere attuata la prevenzione che deve essere assicurata dal dirigente scolastico. Nel Regno Unito, è la stessa autorità giudiziaria che sollecita i genitori a rivolgersi allo schoolmaster, il capo d’istituto, per una rapida risoluzione delle controversie. Un comportamento che agevola e velocizza la risoluzione dei contrasti tra scuola e famiglia. L’esperto critica anche l’utilizzo delle intercettazioni ambientali. “Centinaia di ore di registrazioni che nessun giudice vedrà mai per intero” affidate ad agenti che non hanno alcuna competenza pedagogica in materia e che possono portare “al soggettivo concetto arbitrario di “abitualità” (del reato).

Genitori invadenti e che non si fidano

La problematica dei maltrattamenti a scuola è “una reale emergenza che giustifica un massiccio impiego di risorse?”, si chiede Lodolo D’Oria. Nove volte su dieci la denuncia parte direttamente dai genitori. Il nocciolo della questione, spiega, riguarda “il passaggio dall’educazione familiare alla socializzazione scolastica”. Genitori e maestre, soprattutto nei primi anni di vita del bambino, svolgono due ruoli diversi: ai primi è assegnato il compito di educare, alle seconde il compito di favorire soprattutto la socializzazione di figli, spesso unici, e che non sono mai stati in comunità. “Ciascuna mamma – spiega l’esperto – è solitamente convinta che il proprio stile educativo sia quello giusto e l’unico perseguibile”. È quindi fisiologico che i rapporti siano talvolta turbolenti. Ma se l’attrito non dovesse risolversi neppure con la mediazione autorevole del dirigente scolastico, il “contrasto si acuisce, i genitori passano alla denuncia, il caso si complica, si amplifica attraverso i media e incrina definitivamente la fiducia scuola-famiglia”.

La stoccata al governo

All’autore la risposta giudiziaria al fenomeno dei presunti maltrattamenti a scuola non sembra quella più adeguata. “Se il problema, dunque, non risiede – conclude D’Oria – nell’indole perversa di pochi insegnanti o nel genoma delle maestre italiane ma piuttosto nell’usura psicofisica professionale, occorre che il legislatore riveda tutti i punti fin qui trascurati e malamente modificati quali la previdenza, il riconoscimento e la prevenzione delle malattie professionali, predisponendo un’adeguata formazione dei dirigenti sulle loro incombenze medico-legali”.

Leggi i commenti