Intervista alla preside Maria Grazia Lancellotti: “I genitori contestano i voti e i prof si irrigidiscono. Se ne esce solo col dialogo”
di Valentina LupiaROMA — «Per alcuni genitori è il voto che conta, non che i figli abbiano o meno assimilato dei concetti e quando arriva un’insufficienza vanno a sindacare dagli insegnanti, senza considerare che siamo tutti dalla stessa parte». Per Maria Grazia Lancellotti, dal 2007 preside del liceo classico e linguistico Orazio di Roma, c’è da «ripensare a un dialogo tra scuola e famiglie». Un lavoro «fondamentale soprattutto nell’interesse degli studenti, per renderli adulti consapevoli, capaci di stare al mondo».
Come è cambiato in questi ultimi anni il rapporto tra presidi, docenti, genitori e ragazzi?
«Prima i problemi nelle scuole erano collettivi e nell’interesse dell’intera comunità, si cambiava insieme. Oggi c’è individualismo, si scende nel microproblema e il rapporto è unicamente genitore-docente, se non addirittura genitore-dirigente quando le famiglie non raggiungono gli obiettivi prefissati».
Di quali obiettivi si parla?
«Sono concentrati sulla valutazione. E valutare uno studente è…
ROMA — «Per alcuni genitori è il voto che conta, non che i figli abbiano o meno assimilato dei concetti e quando arriva un’insufficienza vanno a sindacare dagli insegnanti, senza considerare che siamo tutti dalla stessa parte». Per Maria Grazia Lancellotti, dal 2007 preside del liceo classico e linguistico Orazio di Roma, c’è da «ripensare a un dialogo tra scuola e famiglie». Un lavoro «fondamentale soprattutto nell’interesse degli studenti, per renderli adulti consapevoli, capaci di stare al mondo».
Come è cambiato in questi ultimi anni il rapporto tra presidi, docenti, genitori e ragazzi?
«Prima i problemi nelle scuole erano collettivi e nell’interesse dell’intera comunità, si cambiava insieme. Oggi c’è individualismo, si scende nel microproblema e il rapporto è unicamente genitore-docente, se non addirittura genitore-dirigente quando le famiglie non raggiungono gli obiettivi prefissati».
Di quali obiettivi si parla?
«Sono concentrati sulla valutazione. E valutare uno studente è diventato più difficile: i ragazzi sono diventati molto più fragili e mettere un voto veritiero, per far capire ai giovani i loro progressi, ma anche i punti su cui lavorare, non è semplice».
Perché, secondo lei?
«Perché i ragazzi sono più sensibili rispetto alla frustrazione: se un’interrogazione è andata male, allora si sentono incapaci. Non pensano invece che magari non ci si è preparati bene o che forse non sono stati assimilati bene dei concetti. No: se va male, se prendono un voto brutto, allora arrivano a considerarsi delle nullità. Ed è qui che entrano in gioco i genitori».
In che modo?
«Reagiscono in maniera molto viscerale, spesso perdendo la razionalità, sindacando sulla valutazione o sulle metodologie didattiche nonostante in classe loro non ci siano e nonostante siano gli insegnanti gli esperti. Da qui nascono inevitabilmente degli attriti: si parla col docente e, come dicevo, altrimenti ci si rivolge al preside».
Come si risolve?
«Col dialogo e la partecipazione. Ricordando che si è tutti dalla stessa parte, che scuola e famiglia sono due differenti agenzie educative diverse, ma non contrapposte. Dimentichiamo che non è un braccio di ferro per strappare il voto migliore, ma che si deve fare un lavoro comune nell’interesse degli studenti».
Non sembra sempre così semplice, però.
«Dobbiamo fare tutti uno sforzo di dialogo e di comprensione, senza rimanere fermi sulle proprie convinzioni. I docenti devono ammorbidire certi tratti, non rispetto alla valutazione, ma proprio al dialogo coi genitori. Le famiglie devono essere più fiduciose nei confronti della scuola».
Tra primaria e secondaria, qual è secondo lei la fase nella quale gli attriti tra scuola e genitori sono più frequenti?
«Credo che sia proprio quella delle superiori. In cui stanno crescendo, stanno cambiando, è una fase per i ragazzi problematica».
Le è mai successo, all’Orazio, di vivere situazioni di contrasto?
«Succede. Finora l’abbiamo sempre superata col dialogo».