Scuola, l’algoritmo che penalizza i precari: arriva la prima sentenza che condanna il ministero a risarcire una supplente
di Salvo IntravaiaDocenti scavalcati o soddisfatti solo a metà. Arriva la prima sentenza che condanna il ministero dell’Istruzione e del merito a risarcire una supplente per il danno subito da parte dell’algoritmo che assegna gli incarichi. Venerdì scorso Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, comunica che il tribunale di Torino ha condannato il ministero per l’uso dell’algoritmo che fa disperare migliaia di precari della scuola. “Stamane – spiega Pacifico – è arrivata la sentenza in tribunale che porta giustizia: il ministero dell’Istruzione e del merito è stato condannato a risarcire una docente con 4.568,69 euro per il periodo in cui la lavoratrice è rimasta con contratto ridotto a causa dell’algoritmo errato. Si tratta di un precedente importante, che secondo noi aprirà la strada a tanti altri”.
Docenti scavalcati o soddisfatti solo a metà. Arriva la prima sentenza che condanna il ministero dell’Istruzione e del merito a risarcire una supplente per il danno subito da parte dell’algoritmo che assegna gli incarichi. Venerdì scorso Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, comunica che il tribunale di Torino ha condannato il ministero per l’uso dell’algoritmo che fa disperare migliaia di precari della scuola. “Stamane – spiega Pacifico – è arrivata la sentenza in tribunale che porta giustizia: il ministero dell’Istruzione e del merito è stato condannato a risarcire una docente con 4.568,69 euro per il periodo in cui la lavoratrice è rimasta con contratto ridotto a causa dell’algoritmo errato. Si tratta di un precedente importante, che secondo noi aprirà la strada a tanti altri”.
La storia
La vicenda risale all’anno scolastico 2021/2022, quando l’assegnazione delle supplenze dalle Gps, le Graduatorie provinciali delle supplenze introdotte l’anno prima dall’allora ministra Lucia Azzolina, passò nelle “mani” del cervellone ministeriale. La docente di scuola secondaria che si è rivolta al giudice del lavoro, in un primo giro dell’algoritmo aveva avuto l’assegnazione di quello che in gergo scolastico viene definito spezzone: 9 ore, pari a mezza cattedra. Se le supplenze fossero state assegnate alla vecchia maniera, in presenza, la docente avrebbe potuto ambire a un’altra mezza cattedra di 9 ore. Invece il cervellone ministeriale la fa aspettare fino a ottobre, assegnando le supplenze a docenti con meno punteggio di lei, e solo dopo riesce a ottenere altre sei ore. Lei si sente danneggiata e si rivolge al tribunale che, dopo tre anni, le dà ragione. E condanna viale Trastevere a pagarle il mancato guadagno causatole dall’algoritmo.
L’algoritmo
L’algoritmo nasce per evitare gli assembramenti delle convocazioni estive in tempi di Covid. Si tratta di un programma informatico che automatizza le nomine in base alle scelte fatte con largo anticipo dagli interessati accoppiandole con le cattedre rimaste vacanti per l’anno scolastico in fase di avvio. Ma l’algoritmo, per quanto sia stato progettato per simulare quanto avveniva con l’assegnazione delle supplenze dal vivo, riesce solo in parte nell’intento. E uno dei motivi di lamentela è proprio quello che ha portato i giudici di Torino a condannare il ministero. L’algoritmo, infatti, non completa le cattedre in caso di spezzone assegnato: considera il supplente soddisfatto con la prima assegnazione e va avanti. Ma non solo. Non torna indietro per sopraggiunte supplenze o rinunce. E se ha scavalcato un docente nella prima tornata, assegna le supplenze successive a chi ha in punteggio inferiore. Costringe gli aspiranti a scegliere le scuole un mese prima, al buio, quando non si conoscono le cattedre disponibili, gli spezzoni e l’entità degli stessi. Tutti aspetti che penalizzano i precari che hanno deciso di intraprendere la carriera dell’insegnamento. Perché, quando gli incarichi si assegnavano in presenza, non c’era bisogno di scegliere le sedi con un mese di anticipo e si poteva cambiare idea, accettando l’incarico più favorevole alle proprie condizioni, fino a pochi secondi prima dalla chiamata da parte dei funzionari dei provveditorati agli studi.
I costi del sistema
A progettare l’algoritmo è la stessa azienda che gestisce le posizioni informatiche di 7 milioni di alunni, di un milione e 200mila addetti ai lavori e oltre 7mila dirigenti scolastici. E che supporta la vita delle scuole 365 giorni all’anno. I costi di gestione dell'intero sistema informativo non sono indifferenti per la collettività: 59 milioni di euro per l’anno 2024, come si evince dal bilancio dello Stato. Probabilmente i 3 milioni di precari inseriti nelle Gps si aspettavano qualcosa di meglio: un algoritmo che simulasse meglio la realtà. Oppure, come ha chiesto la Uil scuola, il ritorno alle convocazioni in presenza, essendo passato il pericolo Covid.