✕

Scuola, conti in rosso, famiglie e imprese sempre più in difficoltà: calano contributi volontari e sponsorizzazioni

(fotogramma)
Per la prima volta, il ministero dell’Istruzione e del merito ha pubblicato i dati dei bilanci degli istituti italiani
2 minuti di lettura

Famiglie e imprese in difficoltà finanziano sempre meno la scuola italiana. I contestatissimi contributi volontari languono e le sponsorizzazioni da parte di privati e aziende sono in calo. Per la prima volta, il ministero dell’Istruzione e del merito ha pubblicato i dati dei bilanci delle scuole italiane. E, fatti due conti, è possibile confrontare le contribuzioni da parte delle famiglie degli ultimi anni. Scoprendo che la cifre si riducono, esattamente come le sponsorizzazioni auspicate dalla Buona scuola.

I numeri

Presi in considerazione i dati del bilancio consuntivo di 2mila istituti scolastici di primo e secondo grado, più di un quarto del totale, emerge che i versamenti volontari dei genitori nel 2023 decrescono del 17,5% rispetto al 2019. Si tratta si qualcos…

Famiglie e imprese in difficoltà finanziano sempre meno la scuola italiana. I contestatissimi contributi volontari languono e le sponsorizzazioni da parte di privati e aziende sono in calo. Per la prima volta, il ministero dell’Istruzione e del merito ha pubblicato i dati dei bilanci delle scuole italiane. E, fatti due conti, è possibile confrontare le contribuzioni da parte delle famiglie degli ultimi anni. Scoprendo che la cifre si riducono, esattamente come le sponsorizzazioni auspicate dalla Buona scuola.

I numeri

Presi in considerazione i dati del bilancio consuntivo di 2mila istituti scolastici di primo e secondo grado, più di un quarto del totale, emerge che i versamenti volontari dei genitori nel 2023 decrescono del 17,5% rispetto al 2019. Si tratta si qualcosa come 48 milioni di euro in meno su un totale di 224 milioni di euro. Con i contributi delle famiglie si aiutano, a titolo di esempio, gli studenti disagiati che non possono permettersi di pagare per intero il viaggio d’istruzione o altre attività. Infatti, nello stesso quadriennio, gli esborsi delle famiglie per consentire ai figli visite, viaggi e stage all’estero sono cresciuti del 23% e oltre. Raggiungendo la cifra di 754 milioni di euro. Stesso discorso per le sponsorizzazioni da parte di aziende e imprese, in calo dell’11,5%. Nessuna cifra da capogiro se il totale nel 2023 si aggira attorno a 887mila euro per quelle scuole fortunate destinatarie dei versamenti. Il calo dei contributi volontari ha colpito soprattutto le regioni meridionali. Ma non solo. Al liceo classico Empedocle di Agrigento le famiglie degli iscritti hanno ridotto la contribuzione volontaria del 24%. Taglio che sale al 29% all’istituto comprensivo di Passirano, in provincia di Brescia. E che si attesta sul 28% all’istituto tecnico Lombardo Radice di Roma e in tantissimi altri istituti sparsi nella penisola.

Le ragioni del calo

Vito Pecoraro è il dirigente scolastico (reggente) dell'istituto superiore con diversi indirizzi, dal liceo delle scienze umane ai tecnici e professionali, Pietro Domina di Petralia Sottana in provincia di Palermo. A proposito del contributo delle famiglie dice: “Proprio perché è volontario molti non vogliono pagare, abbiamo avuto pure un genitore che dopo aver pagato ha richiesto la restituzione perché non aveva capito che fosse volontario. Alcuni genitori non versano per difficoltà economiche, che prima in paese non erano così pressanti, altri perché non lo vogliono pagare in quanto volontario”. Su queste cifre la scuola conta perché il contributo è di soli 30 euro all’anno. Ma in tanti dribblano il bollettino, limitandosi a pagare le tasse obbligatorie. “Ne abbiamo anche discusso – continua Pecoraro – in assemblea Renaia (rete nazionale degli istituti alberghieri). In moltissime scuole d'Italia, specie nei professionali, le famiglie non versano il contributo volontario per motivi economici, soprattutto al Sud, dove i problemi economici sono più evidenti”.

Mentre Antonello Giannelli, a capo dell’Associazione nazionale presidi, attribuisce il calo dei contributi, almeno in parte, “all’abbattimento demografico”. In effetti il calo degli alunni c’è stato, ma si è limitato al 5%. “La restante parte – aggiunge il presidente di Anp – è da inputare alle maggiori difficoltà economiche incontrate dalle famiglie, ipotesi rinforzata dal calo di contributi provenienti dalle aziende, anch’esse in crisi per le difficoltà seguite al Covid, alla crisi bellica ed energetica su tutte”. Anche Paola Bortoletto, presidente nazionale dell'Andis, l'Associazione nazionale dei dirigenti scolastici, non ha dubbi. “I motivi sono essere molteplici – spiega – e vanno analizzati contesto per contesto. Certo – conclude – ci son stati prima il Covid, con chiusure e aperture a singhiozzo, e poi l’arrivo massiccio del Pnrr con grandi risorse economiche per le scuole, che sono ancora alle prese con le progettualità da mettere in atto. Le famiglie, in genere sono informate e coinvolte, ma in alcune realtà faticano a sostenere ulteriori spese, oltre a quelle per libri, trasporti ed altro”.

Leggi i commenti