ROMA - Ispirato da un pubblico e da relatori rappresentanti il mondo del lavoro – formatori, anche cattolici, consulenti di mercato -, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha proseguito nella crociata per portare un pezzo di scuola italiana dentro il lavoro in maniera più diretta. Ieri, nel corso del seminario "Lo sviluppo della filiera professionale e il modello 4+2” tenuto a Palazzo Giustiniani, a Roma, ha detto: "Manderò una lettera alle famiglie dei ragazzi di Terza media per rendere loro note le richieste del mercato del lavoro, le potenzialità che l'istruzione tecnica e professionale offre e perché si possa dare opportunità di crescita e realizzazione per ciascuno".
Valditara ha sottolineato il grande interesse mostrato dal nuovo modello in Calabria, "stiamo riunendo l'Italia e lanciando un segnale per chi vuole il riscatto e la crescita dei nostri giovani", ha detto ancora.
ROMA - Ispirato da un pubblico e da relatori rappresentanti il mondo del lavoro – formatori, anche cattolici, consulenti di mercato -, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha proseguito nella crociata per portare un pezzo di scuola italiana dentro il lavoro in maniera più diretta. Ieri, nel corso del seminario "Lo sviluppo della filiera professionale e il modello 4+2” tenuto a Palazzo Giustiniani, a Roma, ha detto: "Manderò una lettera alle famiglie dei ragazzi di Terza media per rendere loro note le richieste del mercato del lavoro, le potenzialità che l'istruzione tecnica e professionale offre e perché si possa dare opportunità di crescita e realizzazione per ciascuno".
Valditara ha sottolineato il grande interesse mostrato dal nuovo modello in Calabria, "stiamo riunendo l'Italia e lanciando un segnale per chi vuole il riscatto e la crescita dei nostri giovani", ha detto ancora.
“Rompere una mentalità radicata”
E’ convinto, il ministro, che nel Paese esista una cultura anti-aziendale e ha illustrato: "Dobbiamo avere il coraggio di rompere con una mentalità radicata in certi ambienti della nostra società, e purtroppo anche della politica, per cui l'impresa è vista come qualcosa di distante e oppositiva nei confronti della cultura e, quindi, della scuola e, quindi, della formazione. Se questa opposizione è storicamente meno rilevante nella formazione professionale in senso stretto, purtroppo è ancora largamente diffusa una mentalità di questo tipo nel mondo della scuola. Ritengo sia un errore perché, se vogliamo garantire ai nostri giovani prospettive occupazionali certe, rapide e ben retribuite, non possiamo non tener conto di quelle che sono le esigenze del mondo dell'impresa. Soprattutto, dobbiamo sviluppare un percorso formativo che sia in linea con quelle esigenze altrimenti rischiamo di dare vita al famoso mismatch, un dato drammatico del nostro Paese".
"Il 47% dei lavori non ha personale”
Il mismatch è la distanza esistente tra la qualifica offerta allo studente alla fine di un percorso scolastico e il lavoro possibile nelle singole imprese. E’ pari al 47 per cento, oggi, secondo un dato offerto da Confindustria che in altre occasioni il ministro ha citato.
Uno dei problemi è che, per ora, la trasformazione di un pezzo consistente dell’istruzione in ancella dell’impiego futuro - in questo caso a partire dai 14 anni, ma il ministro ha anche parlato, in passato, di introdurre un’idea di cultura del lavoro già dalla scuola primaria – non ha avuto alcun successo nel primo anno di applicazione. Gli istituti scolastici che hanno aderito al percorso abbreviato con passaggio diretto agli Istituti tecnici superiori (Its), il 4+2, appunto, sono stati 176 per 1.669 iscrizioni. ll Liceo Made in Italy, così spinto dalla stessa presidente Giorgia Meloni, ha avuto solo 375 iscritti, lo 0,08 per cento degli studenti dell’anno scolastico 2024-’25.