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Scuola, 9 istituti su 10 sono irregolari: “Mancano le certificazioni di sicurezza”

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Il dossier integrale di “Tuttoscuola” con i dati, regione per regione, relativi all’anno 2023/2024. Fonti del ministero: “Lo scorso anno più di 10mila interventi finanziati con fondi del Pnrr e ministeriali. La responsabilità dei lavori è di Comuni e Province”
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Dei 40mila edifici scolastici statali in Italia, nell’anno 2023/2024, ben 36 mila non disponevano di tutte e cinque le certificazioni obbligatorie in tema di sicurezza. O non erano stati fatti i collaudi (oppure, peggio, non sono stati superati), o non erano stati elaborati i piani che valutano i rischi e stabiliscono le regole di evacuazione.

Il dato «al contempo clamoroso e drammatico» è che vi erano 3.588 edifici (il 9% del totale) – secondo quanto riportato nel penultimo report sul portale dati del Ministero dell’istruzione – totalmente privi delle certificazioni di sicurezza. Neanche una delle cinque obbligatorie. Edifici «totalmente irregolari» dal punto di vista della normativa sulla sicurezza. In queste scuole studiano o lavorano in 700mila.

La mappa completa racconta che sono, in proporzioni diverse, praticamente su tutto il territorio nazionale, anche se per due terzi si concentrano nel Mezzogiorno (dove è situato solo il 38% del totale degli edifici scolastici italiani).

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Dei 40mila edifici scolastici statali in Italia, nell’anno 2023/2024, ben 36 mila non disponevano di tutte e cinque le certificazioni obbligatorie in tema di sicurezza. O non erano stati fatti i collaudi (oppure, peggio, non sono stati superati), o non erano stati elaborati i piani che valutano i rischi e stabiliscono le regole di evacuazione.

Il dato «al contempo clamoroso e drammatico» è che vi erano 3.588 edifici (il 9% del totale) – secondo quanto riportato nel penultimo report sul portale dati del Ministero dell’istruzione – totalmente privi delle certificazioni di sicurezza. Neanche una delle cinque obbligatorie. Edifici «totalmente irregolari» dal punto di vista della normativa sulla sicurezza. In queste scuole studiano o lavorano in 700mila.

La mappa completa racconta che sono, in proporzioni diverse, praticamente su tutto il territorio nazionale, anche se per due terzi si concentrano nel Mezzogiorno (dove è situato solo il 38% del totale degli edifici scolastici italiani).

A denunciarlo è un dossier che Tuttoscuola ha redatto, elaborando i dati relativi all’anno 2023/2024 disponibili nella sezione Open Data dell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica, e mostrato in versione integrale anche a Repubblica.

Fonti del ministero, che ai primi di agosto scorso ha pubblicato anche i dati relativi all’anno 2024-2025, al momento mancanti di alcune province che non hanno trasmesso i loro documenti, precisano che nel frattempo sono stati finanziati, sia con il Piano di ripresa e resilienza che con i fondi ministeriali, più di 10mila interventi che sono tuttora in fase di realizzazione o prossimi alla conclusione e per questo non risultano ancora nell’ultimo aggiornamento. Interventi che hanno però migliorato la situazione di numerosi edifici.

Intanto, l’indagine di Tuttoscuola mostra come nelle zone ad alto rischio sismico la situazione fosse peggiore della media. Le certificazioni previste dalla normativa antisismica sono principalmente due: Certificato di collaudo statico e Progetto antisismico. Il primo attesta la sicurezza di un fabbricato dal punto di vista strutturale, posseduto da poco più della metà degli edifici. Con una media nazionale del 53%, ci si sarebbe aspettati nelle scuole delle zone 1 e 2 dati di molto superiori. E invece meno della metà possedevano il certificato di collaudo statico. Nel report ci sono alcuni “carotaggi” in zone in cui l’allarme sismico è particolarmente forte, con evidenze che fanno rabbrividire.

«A 23 anni dalla tragedia di San Giuliano di Puglia, a 17 dal crollo del soffitto del liceo Darwin a Rivoli, in cui perse la vita lo studente Vito Scafidi, la radiografia sull’edilizia scolastica non è all’altezza degli standard di un Paese del G7», scrivono Giovanni Vinciguerra, direttore di Tuttoscuola, e la sua redazione.

Vuol dire che c’è un pericolo per chi si trova all’interno? No, o almeno non è detto. Ma si può dire che non vi sono le garanzie legali di sicurezza. Insomma non sono conformi alle prescrizioni di legge, e quindi sono tecnicamente irregolari. Quel che è certo è che sono circa 60-70 l’anno i casi di crolli, cedimenti o altri incidenti in edifici scolastici censiti dall’Osservatorio di Cittadinanzattiva. Non pochi, e il trend è in aumento.

Va ricordato che gli edifici scolastici sono di proprietà degli Enti locali (o da essi presi in affitto), che per legge ne garantiscono la realizzazione, il funzionamento, l’agibilità e la manutenzione ordinaria e straordinaria.

Ma perché mancano le certificazioni? Le motivazioni possono essere le più svariate, il report ne evidenzia numerose: la carenza di finanziamenti, la burocrazia, lo scarico di responsabilità tra diversi soggetti, il fatto che il 17% degli edifici sono nati con una destinazione diversa e solo in un periodo successivo sono stati adibiti a scuola, e così via.

Qualche esempio, nel dettaglio, diffuso da Tuttoscuola: «Nel 2023/2024 solo il 37,2% degli edifici scolastici dispone del certificato di agibilità, il documento che attesta la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti installati. Sul territorio le condizioni migliori sono in Val d’Aosta, maglia nera per Lazio (solo 12,7%) e Isole». Ancora: «Solo il 33,8% degli edifici scolastici dispone del certificato di prevenzione incendi. E più di 6 edifici su 10 non sono provvisti del Certificato di omologazione della centrale termica». Tre: «Per un edificio su 5 non è stato predisposto il Documento di valutazione dei rischi, la situazione più virtuosa nelle Marche. «In caso di necessità di evacuazione, per un edificio su 6 (in particolare il 17,7%) non esiste un piano (in Calabria manca per un edificio su 3)». Infine, «il progetto antisismico lo possiede solo il 10,8% delle scuole; in Abruzzo solo il 10,8%».

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