✕

Siti sessisti, la rabbia di Foglietta: “Non siamo più carne da macello, denunciamo”

26/06/2025 Benevento. Presentazione della nona edizione del Festival BCT Benevento Cinema Televisione. Nella foto Anna Foglietta 
Anche le foto dell’attrice sono comparse su “Phica”. E si scopre un tariffario per riabilitare chi era stato bannato dal portale
2 minuti di lettura

«Su quei siti ci sono stati stupri di gruppo. Denunciamo, diamo voce alle donne, non facciamo sembrare normale quel che normale non è. Per troppi anni siamo state carne da macello. Non lo siamo più».

Il grido dell’attrice romana Anna Foglietta arriva da Venezia. Premiata con il Women in cinema Award, presentando uno spot della Fondazione Una, nessuna, centomila contro la violenza di genere, ha raccontato dal palco del gruppo Facebook “Mia moglie” e del sito “Phica.net”. Il portale dentro al quale è finita anche lei, «ci siamo finite dentro tutte quante».

«Se oggi mi fate una foto in cui magari si vede una spalla – ha detto Foglietta tra gli applausi – e qualcuno allarga quell’immagine, potrebbe pensare che sia leggermente seduttiva, seducente, a volte eccitante. Potrebbe pensare di prenderla, pensare che nei confronti delle attrici si può fare. E invece no, senza il mio consenso quella foto non può essere usata e soprattutto non si possono utilizzare frasi di violenza e di stupro …

«Su quei siti ci sono stati stupri di gruppo. Denunciamo, diamo voce alle donne, non facciamo sembrare normale quel che normale non è. Per troppi anni siamo state carne da macello. Non lo siamo più».

Il grido dell’attrice romana Anna Foglietta arriva da Venezia. Premiata con il Women in cinema Award, presentando uno spot della Fondazione Una, nessuna, centomila contro la violenza di genere, ha raccontato dal palco del gruppo Facebook “Mia moglie” e del sito “Phica.net”. Il portale dentro al quale è finita anche lei, «ci siamo finite dentro tutte quante».

«Se oggi mi fate una foto in cui magari si vede una spalla – ha detto Foglietta tra gli applausi – e qualcuno allarga quell’immagine, potrebbe pensare che sia leggermente seduttiva, seducente, a volte eccitante. Potrebbe pensare di prenderla, pensare che nei confronti delle attrici si può fare. E invece no, senza il mio consenso quella foto non può essere usata e soprattutto non si possono utilizzare frasi di violenza e di stupro di gruppo. Perché questo è stato».

Così nei giorni scorsi, prima di partire per il Lido, come ha scritto Repubblica, Foglietta ha deciso di denunciare alla procura di Roma la diffusione delle immagini che la ritraggono, sottoscritte da centinaia di commenti machisti, sessisti, misogini.

Sono una cinquantina per ora le denunce in tutta Italia. Mentre vanno avanti gli accertamenti della postale sugli account degli uomini iscritti al sito – 200mila ne rivendicava il profilo X nel 2020, arrivati a 700mila qualche giorno prima della chiusura – e sull’admin Vittorio Vitiello. Ora indagano pure gli uffici di Genova, città dove lo stesso Vitiello aveva aperto, anni fa, un’altra società di videogiochi. Gli inquirenti vogliono capire se dietro alla “VideoIn” ci fossero attività alternative.

L’admin era stato già intercettato dalla postale nel 2019 e, in un procedimento ancora incardinato a Prato, agli agenti aveva raccontato come funzionava allora il sito che è rimasto in rete per altri sei anni senza che nessuno intervenisse. Negli atti che Repubblica ha potuto consultare, si legge che «un utente bannato non può riscriversi con la stessa mail né lo stesso nickname». Se ci prova «viene segnalato e, nei casi più gravi, il processo di registrazione viene boicottato dallo staff». E su X il gestore raccontava di aver segnalato alla polizia i pedofili e postava card contro la violenza sulle donne.

Anni fa, in una sottosezione di “Phica” chiamata “Gogna pubblica” c’era l’elenco degli utenti bannati perché, ad esempio, avevano chiesto o postato foto con minorenni. La rivista online Scomodo ha scoperto però che sul profilo di “Phica” su Patreon, una piattaforma in cui si paga in cambio di contenuti digitali, bastava pagare per essere riabilitati. I loghi identici e i link da X dimostrano il legame tra i due portali. E su Patreon, il gestore “PhicaMaster” aveva pubblicato un vero e proprio tariffario, online fino allo scorso anno, per cancellare il ban, con sconti sui pagamenti annuali. Con 15 euro al mese si potevano sbloccare gli account di chi era stato bannato per un massimo di due settimane, 35 euro bastavano per le sospensioni fino a un mese, 70 euro per quelle «non definitive», 150 euro per «uscire di prigione», come fosse il Monopoly, per chi era stato bannato del tutto.

Leggi i commenti