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Niente manuali contro la riforma dei tecnici, da Nord a Sud la protesta contagia decine di istituti

Collegi docenti ribelli a Torino, Pisa, Pavia, Catania, Latina, Ragusa, Sassari e Urbino. I prof scelgono l’adozione alternative: “Vengono tolte ai ragazzi ore fondamentali per la formazione. Ecco la nostra protesta”
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Bologna non è sola. Lo sciopero dei libri contro le riforme Valditara si è allargato a macchia di leopardo. Di collegi docenti ribelli ce ne sono a Torino come a Pisa, a Pavia e a Catania, a Latina e a Ragusa, a Sassari e a Urbino. «Adozioni sospese» recitano le delibere firmate da quei prof e maestri in protesta sia per i nuovi programmi firmati dal ministero per elementari e medie che debutteranno a settembre, che per la rivoluzione dei quadri orari dei tecnici che a tre mesi dal via manca di linee guida e certezza.

In Puglia, per esempio, il Luigi Dell’Erba di Castellana Grotte e l’Onofrio Jannuzzi di Andria hanno aderito alla serrata dei manuali. Niente libri per 500 primini, cioè i neo iscritti. Gli insegnanti sono già al lavoro per pensare soluzioni alternative, come consente la legge. «Non siamo abituati a lavorare senza libri — confessa Vanna Pricci, docente di Diritto e economia — ma riteniamo di dover alzare la voce contro una riforma scellerata che nuoce anzitutto ai ragaz…

Bologna non è sola. Lo sciopero dei libri contro le riforme Valditara si è allargato a macchia di leopardo. Di collegi docenti ribelli ce ne sono a Torino come a Pisa, a Pavia e a Catania, a Latina e a Ragusa, a Sassari e a Urbino. «Adozioni sospese» recitano le delibere firmate da quei prof e maestri in protesta sia per i nuovi programmi firmati dal ministero per elementari e medie che debutteranno a settembre, che per la rivoluzione dei quadri orari dei tecnici che a tre mesi dal via manca di linee guida e certezza.

In Puglia, per esempio, il Luigi Dell’Erba di Castellana Grotte e l’Onofrio Jannuzzi di Andria hanno aderito alla serrata dei manuali. Niente libri per 500 primini, cioè i neo iscritti. Gli insegnanti sono già al lavoro per pensare soluzioni alternative, come consente la legge. «Non siamo abituati a lavorare senza libri — confessa Vanna Pricci, docente di Diritto e economia — ma riteniamo di dover alzare la voce contro una riforma scellerata che nuoce anzitutto ai ragazzi a cui toglie ore fondamentali per la formazione».

La Rete degli istituti tecnici e la Flc Cgil hanno contato in questi giorni decine di altri istituti senza libri. Al Da Vinci di Pisa il collegio docenti ha approvato la non adozione per le prime classi perché, dicono i prof, «non si possono scegliere i libri al buio, senza indicazioni chiare». All’Angioy di Sassari «saranno gli insegnanti a fornire agli studenti dispense autoprodotte per tutte le materie direttamente coinvole dalla riforma», fa sapere la Rete nazionale. Niente testi nemmeno al Gastaldi-Abba di Genova o all’Avogadro di Torino. Mentre in numerosi istituti a slittare è stata l’adozione dei manuali solo nella nuova disciplina di Scienze sperimentali: così ad Ancona, al Fermi Giorgi di Lucca o al Ramadù di Cisterna di Latina.

«La ragione della protesta passata a maggioranza è la situazione paradossale in cui ci troviamo», spiega Giulio Marianacci dell’Istituto agrario Serpieri di Bologna, che da oltre 30 anni insegna le materie maggiormente coinvolte dal nuovo corso. «Sono un docente di Scienza della terra e Biologia ma il prossimo anno esisterà un guazzabuglio chiamato Scienze sperimentali, che ingloberà pure Chimica e Fisica, per il quale non solo non esiste un manuale ma neppure ci sono linee guida». «A me, inoltre — prosegue il prof — è stata assegnata la docenza in Agrobiologia, materia nuova dal nome suggestivo, di cui non c’è programma. Stiamo andando a lezione di adozione alternativa dai maestri delle elementari che la praticano da tempo e vedremo come andrà. Per me — conclude Marianacci — è anche una scelta di responsabilità nei confronti delle famiglie».

Famiglie che intanto hanno deciso — sono circa 170 per ora — di presentare ricorso al Tar del Lazio: al momento delle iscrizioni, è la loro ragione, la riforma non era in vigore e l’offerta formativa era diversa.

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