Educazione sessuo-affettiva solo con l’ok dei genitori. Stop in materne e elementari. Il ddl è legge
di Viola GiannoliEducare alla sessualità e alla affettività gli studenti e le studentesse si potrà solo alle medie e alle superiori. E per farlo servirà comunque l’ok dei genitori. Chi non avrà il permesso di mamma e papà dovrà fare attività alternative. Vietato invece insegnarla alle materne e alle elementari. Ci si potrà limitare a quanto previsto dalle indicazioni nazionali, e cioè ai programmi di scienze sul corpo, la riproduzione e le malattie sessualmente trasmissibili e a quanto previsto dall’educazione civica sul rispetto e l’empatia.
Il consenso informato sull’educazione sessuale a scuola è dunque legge. Il via libera al provvedimento voluto dal ministro dell’Istruzione e del Merito è arrivato oggi dal Senato, con 78 sì e 38 no, dopo lo scontro in Aula.
Lo scontro in Aula
“Così tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli minorenni”, ha commentato a caldo il ministro Giuseppe Valditara. “Un atto di…
Educare alla sessualità e alla affettività gli studenti e le studentesse si potrà solo alle medie e alle superiori. E per farlo servirà comunque l’ok dei genitori. Chi non avrà il permesso di mamma e papà dovrà fare attività alternative. Vietato invece insegnarla alle materne e alle elementari. Ci si potrà limitare a quanto previsto dalle indicazioni nazionali, e cioè ai programmi di scienze sul corpo, la riproduzione e le malattie sessualmente trasmissibili e a quanto previsto dall’educazione civica sul rispetto e l’empatia.
Il consenso informato sull’educazione sessuale a scuola è dunque legge. Il via libera al provvedimento voluto dal ministro dell’Istruzione e del Merito è arrivato oggi dal Senato, con 78 sì e 38 no, dopo lo scontro in Aula.
Lo scontro in Aula
“Così tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli minorenni”, ha commentato a caldo il ministro Giuseppe Valditara. “Un atto di buonsenso irrinunciabile che non mette in discussione il valore del rispetto reciproco, dell'inclusione o della parità di genere”, per il relatore leghista Roberto Marti, secondo il quale “spetta solo ai genitori l’ultima parola su temi così delicati”.
“State dicendo alle famiglie che devono avere paura delle scuole", ha ribattuto la senatrice Simona Malpezzi del Pd. “Una trasformazione regressiva e un precedente pericoloso”, ha aggiunto la senatrice Cinque stelle Barbara Floridia. “Una norma antiscientifica e oscurantista che va contro le linee guida dell'Oms e dell'Unesco”, commenta Ivan Scalfarotto di Italia Viva. “Il provvedimento è incostituzionale”, ha riassunto Tino Magni. “Voi volete imporre un controllo politico sulla scuola al contrario di quel che dice chiaramente l’articolo 33 della Costituzione sulla libertà di insegnamento”.
Cosa prevede la legge
La legge, a costo zero, prevede che per la partecipazione alle attività extra scolastiche in materia di sessualità serva il consenso preventivo e scritto dei genitori o degli studenti maggiorenni. L’autorizzazione dovrà arrivare almeno sette giorni prima della lezione o del laboratorio. E le scuole dovranno mettere a disposizione delle famiglie il materiale didattico che vogliono utilizzare per previa visione. E spiegare finalità, obiettivi educativi e formativi, modalità di insegnamento e l’eventuale presenza di quali e quanti enti esterni, associazioni, persone terze.
Chi verrà coinvolto dovrà passare al vaglio del collegio docenti e del Consiglio di istituto, come già avviene in verità per qualsiasi attività preveda esterni. Saranno i due organi collegiali a comparare e valutare titoli e comprovata esperienza professionale scientifica e accademica di enti e associazioni per selezionare chi potrà insegnare e chi no.
I ragazzi e le ragazze che non avranno l’ok dei genitori dovranno astenersi dalle attività. Per loro le scuole dovranno garantire attività formative alternative incluse nel Piano triennale dell’offerta formativa (Ptof) che dovrà essere comunicata in anticipo a studenti e famiglie. Come avviene per l’insegnamento della religione cattolica. Sia nelle attività sulla sessualità e l’affettività che in quelle alternative sarà sempre presente un docente.
Il divieto nelle scuole dell’infanzia e primarie
Ancora: la legge vieta esplicitamente l’educazione sessuo-affettiva in tutte le scuole dell’infanzia e primarie. Alle medie e nei licei e negli istituti tecnici e professionali, le attività dovranno invece essere coerenti con le finalità educative e l’età e la maturazione degli alunni.
Le opposizioni hanno posto pregiudiziali all’approvazione della legge, bocciate dalla maggioranza. E allo stesso modo sono caduti gli emendamenti.
I numeri su malattie e violenze
In Italia si registra intanto un incremento significativo delle infezioni sessualmente trasmesse tra i più giovani: secondo i dati del Centro operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità, per colpa anzitutto del calo dell’uso del preservativo, i casi di gonorrea sono cresciuti del 50 per cento, quelli di clamidia del 25 per cento e quelli di sifilide del 20 per cento. L’Istat conta anche che una donna su tre (dati del 2025) ha subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita. E l’Osservatorio Non una di meno ha registrato dall’inizio dell’anno 19 femminicidi. Una donna uccisa ogni tre giorni. Mentre il primo accesso alla pornografia online è ormai a 9 anni.
Con questi numeri le opposizioni e le associazioni chiedono da tempo una legge sull’educazione sessuo-affettiva che la renda obbligatoria dalle scuole dell’infanzia in su, come avviene in quasi tutta Europa. A essere approvato invece è stato il provvedimento sul consenso informato.
"L’Italia è già morosa in tema di educazione sessuo-affettiva – ricorda Celeste Costantino, vicepresidente della Fondazione Una nessuna centomila – Ora aumenta l’oscurantismo e a farne le spese saranno i ragazzi che sempre più cercano risposte sul web in assenza di una corretta informazione. Nel momento in cui verranno presentati progetti sarà più facile sacrificarli per evitare la trafila del consenso e non dover immaginare attività alternative con le risorse, il personale e gli spazi delle scuole”
Le reazioni al via libera
Dure anche le opposizioni. “Con questa legge si fraintende il ruolo della scuola, che ha il compito di aprire le menti, rendere liberi”, ha detto Floridia. “I ragazzi – chiede – sono solo oggetti sotto la custodia delle famiglie o soggetti titolari di diritti? Chiederemo il consenso anche per insegnare autori come Aristofane, Saffo, D'Annunzio? Questo provvedimento è il manifesto della paura della libertà e della diversità di questo governo e di questa maggioranza”.
“Non abbiamo paura della diversità, ma invece abbiamo paura di plasmare le coscienze dei nostri ragazzi, di mettere in discussione convenzioni oggettive e naturali”, ha ribattuto Massimiliano Romeo della Lega. Dello stesso tenore l’intervento da Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni che ha rivendicato che “l’83 per cento delle famiglie è d’accordo con noi su questo importantissimo provvedimento (il sondaggio era stato elaborato dagli ultra conservatori di ProVita&Famiglia, ndr) e quello è il luogo precipuo dell'educazione sessuale e affettiva. I bambini sono delle famiglie – ha detto - E non devono essere vittime di colonizzazioni ideologiche”.
“Una scuola che chiede il permesso di educare non è più una scuola libera. La vostra è una strozzatura ideologica”, ha risposto Francesco Verducci del Pd. “Impedire ai bambini di avere un'educazione affettiva non li protegge affatto: al contrario li isola”.
Per Cecilia D’Elia, sempre del Pd, «il governo si è assunto una grave responsabilità. Dalle ricerche di Fondazione Libellula e Save the children sappiamo che tra gli adolescenti tra i 14 e i 16 anni si diffondono comportamenti sessisti e violenza di genere anche online: una generazione cresce senza strumenti per riconoscere il consenso. La scuola ci chiede di essere aiutata, ma la maggioranza invece la imbavaglia».