Sessuo-affettività, Valditara come in Beverly Hills. L’ok dei genitori solo sull’identità di genere
di Viola GiannoliCosa c’entrano la serie tv Beverly Hills 90210 e il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara? Bisogna imbattersi nel rewatch dell’iconica serie tv televisiva degli anni Novanta per scoprirlo. Allora come oggi si parlava di educazione sessuo-affettiva e consenso informato. Una delle impronte che Valditara ha deciso di lasciare sulla scuola, tanto da farne una legge stringente. Ora arriva una circolare che chiarisce però il campo, non è una retromarcia ma di certo una precisazione: l’autorizzazione familiare non serve per l’educazione sessuale tout court ma solo per i discorsi attorno all’identità di genere che terrorizzano la destra.
Ma torniamo un attimo a Beverly Hills. Nella decima puntata della prima stagione, quella, per capirci, in cui i compianti Brenda Walsh e Dylan McKay si baciano per la prima volta, il professore chiede all’intera classe in cui militano tra gli altri Steve Sanders e David Silver di far firmare una autorizzazione ai loro genitori. E cosa cont…
Cosa c’entrano la serie tv Beverly Hills 90210 e il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara? Bisogna imbattersi nel rewatch dell’iconica serie tv televisiva degli anni Novanta per scoprirlo. Allora come oggi si parlava di educazione sessuo-affettiva e consenso informato. Una delle impronte che Valditara ha deciso di lasciare sulla scuola, tanto da farne una legge stringente. Ora arriva una circolare che chiarisce però il campo, non è una retromarcia ma di certo una precisazione: l’autorizzazione familiare non serve per l’educazione sessuale tout court ma solo per i discorsi attorno all’identità di genere che terrorizzano la destra.
Ma torniamo un attimo a Beverly Hills. Nella decima puntata della prima stagione, quella, per capirci, in cui i compianti Brenda Walsh e Dylan McKay si baciano per la prima volta, il professore chiede all’intera classe in cui militano tra gli altri Steve Sanders e David Silver di far firmare una autorizzazione ai loro genitori. E cosa contiene quel modulo? Il consenso informato per l’educazione sessuale. «Niente seminario di educazione sessuale senza il permesso dei genitori», scandisce Mr. Kravitz. «Ricordatevi di far firmare il modulo, è importante, non per me ma per voi», aggiunge più tardi. È lì che Scott Scanlon, matricola del West Beverly High, vacilla: «Mia madre non lo firmerà mai», confessa al suo amico David. Che stupito gli chiede: «Perché no?». Risposta: «Teme che io possa avere una visione distorta del sesso». Alla fine Scott, senza autorizzazione, si imbucherà al seminario sulle relazioni e la sessualità. «È solo una conferenza! Ma che male può farti?», lo sprona arrabbiato David.
Le oltre 500mila firme contro il consenso informato per l’educazione sessuale
Era il 1992 quando la puntava andava in onda in prima tv in Italia. Dopo 34 anni siamo ancora lì. Da quest’anno alle medie e alle superiori, come era il West Beverly High, serve il consenso informato per le attività extrascolastiche di educazione sessuo-affettiva. Per abrogare la legge 104 del 2026 voluta da Valditara sono state raccolte più di 550mila firme digitali. Ma intanto dal ministero è arrivata una novità.
La legge prevede, alle medie e alle superiori, «il consenso informato preventivo dei genitori o degli studenti, se maggiorenni, per la partecipazione a eventuali attività che riguardino temi attinenti all'ambito della sessualità». Un provvedimento fortemente contestato dalle opposizioni e dalle associazioni che si occupano di contrasto alla violenza di genere.
La nuova circolare
Le disposizioni inviate a tutte le scuole il 14 settembre e firmate dalla capo dipartimento del Mim, Carmela Palumbo, restringono il campo in cui è necessaria l’autorizzazione familiare. Si legge: «Il consenso informato attiene alle attività svolte in forma extracurricolare ed eventualmente previste nel Piano triennale dell’offerta formativa ovvero individuate nell’ambito dell’ampliamento dell’offerta formativa che riguardino, in particolare, le teorie sull’identità di genere, anche se trattate in modo indiretto in occasione della illustrazione di altri argomenti».
Quella alle presunte «teorie del gender» resta una delle crociate bandiera della destra che non vuole sentir parlare di identità non binarie, chi cioè si identifica come appartenente a più di un genere o a nessun genere, o di chi si sente coincidere con il genere opposto a quello biologico assegnato alla nascita.
Fatto sta che la circolare chiarisce che per quel che riguarda la conoscenza degli apparati riproduttivi, delle funzioni riproduttive e del concepimento, delle trasformazioni legate allo sviluppo puberale e alla loro incidenza sulla sessualità, dei rischi delle malattie sessualmente trasmissibili, l’educazione al rispetto della persona, alle relazioni corrette e responsabili, all'empatia, alla dignità di ciascuno e al contrasto della violenza e delle discriminazioni, non serve il consenso informato. Guai però a sfiorare le identità, senza che mamma o papà lo sappiano.