Dispersione scolastica, ecco il divario tra gli studenti stranieri e gli italiani
di Viola GiannoliL’8 maggio del 2026 il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, annunciava che l’Italia aveva raggiunto un «risultato storico». Per la prima volta il tasso di dispersione scolastica segnava un dato inferiore alla media europea: l’8,2%.
Addirittura, contando i soli studenti di nazionalità italiana, l’abbandono scolastico precoce si attesta su un fisiologico 6,7%, posizionando l’Italia tra le eccellenze del Vecchio continente. Anche se gli sforzi arrivano da più lontano, da un decennio in qua almeno.
I toni trionfalistici provocati dal rapporto Istat – che descrivono effettivamente una curva discendente costante dal 2022, quando il governo Meloni si è insediato – si scontrano però con un altro numero. Cioè quello della dispersione tra gli studenti con cittadinanza straniera. Una spia rossa significativa.
Il divario tra gli alunni italiani e quelli stranieri
Nel 2025 la percentuale di abbandono tra questi alunni si è attestata al 26,2%. Un dato ancora molto alto, con u…
L’8 maggio del 2026 il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, annunciava che l’Italia aveva raggiunto un «risultato storico». Per la prima volta il tasso di dispersione scolastica segnava un dato inferiore alla media europea: l’8,2%.
Addirittura, contando i soli studenti di nazionalità italiana, l’abbandono scolastico precoce si attesta su un fisiologico 6,7%, posizionando l’Italia tra le eccellenze del Vecchio continente. Anche se gli sforzi arrivano da più lontano, da un decennio in qua almeno.
I toni trionfalistici provocati dal rapporto Istat – che descrivono effettivamente una curva discendente costante dal 2022, quando il governo Meloni si è insediato – si scontrano però con un altro numero. Cioè quello della dispersione tra gli studenti con cittadinanza straniera. Una spia rossa significativa.
Il divario tra gli alunni italiani e quelli stranieri
Nel 2025 la percentuale di abbandono tra questi alunni si è attestata al 26,2%. Un dato ancora molto alto, con un distacco di quasi 20 punti percentuali rispetto ai compagni di banco italiani. Anche qui le cose sono migliorate. Ma non di molto.
La mappa geografica dell’uscita precoce dalle scuole tra i minori con cittadinanza non italiana racconta tra l’altro un fenomeno che pesa soprattutto sul Sud Italia. A Catania, spiega un’analisi di “Con i bambini”, sono il 68,6%, a Bari il 60%, a Cagliari il 59,2%. Superano il 50% anche Napoli (55,9%) e Palermo (54,2%) e Messina (53,2%). Si avvicina molto a questa quota Reggio Calabria (49% dei giovani stranieri nel 2021 aveva lasciato la scuola prima del diploma). I tassi di abbandono più contenuti tra i ragazzi stranieri si riscontrano invece a Roma, Bologna, Milano e Torino, dove comunque superano un terzo del totale.
La dispersione implicita
Lo stesso vale per la dispersione implicita, cioè il completamento del ciclo di studi senza il raggiungimento, però, delle competenze di base: per gli stranieri si attesta al 22,5%, per gli italiani all’11,6%, quasi la metà.
E ancora, per quanto riguarda il risultato scolastico, il rapporto Invalsi ha mostrato che gli studenti di diversa nazionalità in terza media hanno punteggi inferiori di 22,6 punti in italiano e di 13,5 in matematica; proseguendo gli studi il gap in matematica si cancella ma resta in italiano. Al contrario, nelle prove di inglese, i non italiani hanno risultati migliori.
Cresce anche il ritardo scolastico
Dal rapporto pubblicato nel 2025 di Save the children, inoltre, emerge che tra gli studenti con background migratorio cresce anche il ritardo scolastico: il 26,4% contro il 7,9% dei loro coetanei di origine italiana. Tra quelli di prima generazione, più di 1 su 6 (17,8%) ha ripetuto l'anno scolastico una volta, cosa che si verifica per poco più di 1 su 10 (11,5%) tra gli alunni di seconda generazione e che interessa solo il 4,6% degli italiani. Qualche cambiamento negli ultimi tempi si è registrato. Ad esempio è cresciuta la presenza di studenti di cittadinanza non italiana nei licei, soprattutto fra i nati in Italia, anche se ancora resta un divario. Secondo i dati Ismu, gli studenti con cittadinanza estera frequentano soprattutto gli istituti tecnici (40%), mentre gli italiani sono poco meno di un terzo. Inversa la situazione dei licei: il 52% dei italiani è iscritto lì, mentre i ragazzi di altra cittadinanza che scelgono quegli indirizzi superiori sono meno di un terzo dei casi (31%).