Maturità, Valentina Petri: “I miei alunni al primo esame in presenza. Ma sono più in ansia di loro”
di Ilaria VenturiÈ il loro primo esame in presenza, quelli della quinta Meccanica all’Istituto Lombardi di Vercelli hanno superato la terza media con la prova a distanza, si devono mettere in “gioco dal vivo”, non più dietro a uno schermo. E allora nelle prove di simulazione orale li vedi coi loro “pertanto, tuttavia, in quanto…” ripetuti a macchinetta che servono a prendere coraggio, li senti di colpo sussurrare, anche quelli “del chiacchiericcio in fondo all’aula dal vocione baritonale”. Valentina Petri, la prof scrittrice - suoi gli ultimi libri “Non ti sento”, “Vai al posto” - sarà il loro commissario interno. La mitica quinta dei meccanici, 15 studenti tutti maschi, alla grande prova.
Professoressa, ora li deve lasciare.
“Sono giornate particolari queste per me perché sono affezionatissima a questa classe, li ho presi dalla prima, arrivavano dal periodo della pandemia, hanno fatto la terza media con un esame a distanza e benché abbiamo preso la qualifica in questi anni, la Maturità rappresenta il…
È il loro primo esame in presenza, quelli della quinta Meccanica all’Istituto Lombardi di Vercelli hanno superato la terza media con la prova a distanza, si devono mettere in “gioco dal vivo”, non più dietro a uno schermo. E allora nelle prove di simulazione orale li vedi coi loro “pertanto, tuttavia, in quanto…” ripetuti a macchinetta che servono a prendere coraggio, li senti di colpo sussurrare, anche quelli “del chiacchiericcio in fondo all’aula dal vocione baritonale”. Valentina Petri, la prof scrittrice - suoi gli ultimi libri “Non ti sento”, “Vai al posto” - sarà il loro commissario interno. La mitica quinta dei meccanici, 15 studenti tutti maschi, alla grande prova.
Professoressa, ora li deve lasciare.
“Sono giornate particolari queste per me perché sono affezionatissima a questa classe, li ho presi dalla prima, arrivavano dal periodo della pandemia, hanno fatto la terza media con un esame a distanza e benché abbiamo preso la qualifica in questi anni, la Maturità rappresenta il loro primo esame vero. E loro lo sentono, il tema scritto uguale per tutta Italia e in ogni ordine di scuola li fa uguali ai liceali, di cui si parla sempre quando ci si riferisce alle superiori. In questo senso, il tema di italiano è l’unica cosa un po’ sensata che è rimasta”.
Vivono la Maturità come un rito di passaggio?
“Grattando via la retorica, qualcosa di vero c’è. Dal primo giorno dell’anno cominciamo a dire loro: questo è l’anno dell’esame, dovete darci dentro. Glielo ripetiamo all’infinito. E dobbiamo mantenere questa promessa, o minaccia, perché i ragazzi ci chiedono coerenza: se l’esame è una cosa seria allora si aspettano qualcosa di serio. Conta per loro l’effetto giustizia, devi fare le cose giuste sempre, non sono classi o ragazzi di serie B”.
Come stanno affrontando l’esame?
“In realtà la più agitata sono io, come sempre mi accade lo vivo con più ansia di loro perché adesso devono andare da soli e io non posso più farci niente, posso solo sperare di avergli dato gli strumenti necessari per affrontare la prova, magari anche la vita dopo. Potessi scendere in campo e tirare io il pallone…Invece nel mio ruolo alleno e se la squadra va male qualche domanda ce la dobbiamo porre noi. Poi accadono anche le belle sorprese, qualcuno farà il tema della vita. Per ora ballano sul Titanic”.
In che senso?
“Navigano come quelli che danzano mentre la nave affonda poi accade un giorno, che non è ai 100 giorni dalla Maturità, ma al terzo o al secondo, che si svegliano: oddio, l’esame. C’è chi nelle simulazioni va male, allora dico che è come essere a teatro: se la prova generale va male è un ottimo segno”.
Portare ragazzi che ha seguito per cinque anni alla Maturità significa non lasciarli fino alla fine.
“Potrei stare a casa a fare le pulizie domestiche, eccomi qui a ripassare con loro, lo preferisco di gran lunga ovviamente. Anche se temo che loro preferirebbero pulire i vetri pur di non fare due ore di Pirandello. Scherzi a parte, in realtà cinque anni in questa scuola con questa classe, nella quale ogni anno ho dovuto ricominciare perché qualcuno si è perso e si maturerà l’anno prossimo e qualcuno è arrivato da altri istituti, indirizzi o altri Paesi, significa aver vissuto con loro molto, tanto. La scuola non è solo trasmettere conoscenze, vai oltre, si crea un legame educativo sano. In questo lungo periodo, tanti i confronti con loro, le discussioni, anche i momenti duri e difficili, gioie e pianti, studio e condivisione, parole e ascolto”.
In classe studenti che vengono da altri Paesi, sono delusi dal risultato del referendum sulla cittadinanza?
“Per qualcuno è stato il primo voto, qualcuno ci è rimasto male. Ma tutti hanno voluto capire i quesiti, anche quelli sul lavoro, in particolare quello sulla responsabilità delle ditte appaltanti. I ragazzi hanno bisogno di sentirsi spiegare le cose, non di sentirsi dire cosa devono pensare”.
E dopo, cosa li aspetta?
“Qualcuno ha già il lavoro trovato durante gli stage in Pcto, ma per la maggior parte sarà la grande estate del maturando. Da mesi li sento progettare viaggi incredibili, andranno in Liguria, il mare più vicino, che poi basta un chioschetto dei gelati, i tuffi e ballare alla sera”.
Che valore ha per una classe di un professionale la Maturità?
“Rimane un salto nel buio, come per tutti. Un salto desideratissimo, ma in queste quattro mura hanno comunque definito chi sono, avuto un ruolo: il figo, il polemico, quello che sta nell’ultimo banco e non mi rompete le scatole…Da qui in avanti dovranno trovare una loro identità, hanno tutte le carte davanti ma le devono pescare”.