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Maturità 2025, i consigli del prof per il tema: “Organizzare il lavoro e catturare l’attenzione”

Riccardo Mauri, docente di lettere al liceo classico Carducci di Milano: “È importante gestire bene il tempo, senza scegliere troppo in fretta. E scrivere in modo chiaro ma non banale”
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Le parole chiave da tenere presenti sono tre: tempo, progettazione ed empatia. Non esattamente le prime che vengono in mente pensando al tema d’italiano, ma parlando dello scritto con cui si rompe il ghiaccio con l’esame di Maturità – vuoi per l’emozione, vuoi per l’incertezza sulle possibili tracce – poco può essere prevedibile. Così il riferimento al tempo diventa determinante proprio alla luce della particolarità della situazione: “Difficilmente durante l’anno gli studenti possono esercitarsi sul tema in sei ore, come all’esame, di solito si fa in tre. Per questo la gestione diventa fondamentale” spiega Riccardo Mauri, insegnante di lettere al liceo classico Carducci di Milano, che consiglia “di non correre subito a scegliere, ma di prendersi il tempo necessario per leggere tutte le tracce e fare una scelta oculata, non basata solo sull’istinto del primo sguardo”.

Le parole chiave da tenere presenti sono tre: tempo, progettazione ed empatia. Non esattamente le prime che vengono in mente pensando al tema d’italiano, ma parlando dello scritto con cui si rompe il ghiaccio con l’esame di Maturità – vuoi per l’emozione, vuoi per l’incertezza sulle possibili tracce – poco può essere prevedibile. Così il riferimento al tempo diventa determinante proprio alla luce della particolarità della situazione: “Difficilmente durante l’anno gli studenti possono esercitarsi sul tema in sei ore, come all’esame, di solito si fa in tre. Per questo la gestione diventa fondamentale” spiega Riccardo Mauri, insegnante di lettere al liceo classico Carducci di Milano, che consiglia “di non correre subito a scegliere, ma di prendersi il tempo necessario per leggere tutte le tracce e fare una scelta oculata, non basata solo sull’istinto del primo sguardo”.

Quindi una dritta pratica, ma determinate: “Ricordarsi di portare un orologio”. Banale? Per niente: “I telefonini verranno ritirati, sarà l’unico strumento per tenere sotto controllo il passare dei minuti”. E restando nel campo delle indicazioni semplici ma non scontate, c’è il richiamo a portare e, soprattutto, a utilizzare il dizionario: “Consiglio di consultarlo per fugare qualsiasi dubbio e controllare le parole usate solo nello “scolastichese” e non nella lingua di tutti i giorni”.

Altro “ostacolo” è rappresentato dalla necessità di scrivere a mano. “Siamo sempre più abituati a scrivere al computer e quindi a poter cancellare e riscrivere decine di volte il passaggio che non ci soddisfa. All’esame non si può fare – prosegue l’insegnante – perciò diventa fondamentale la fase di progettazione: cominciare subito a scrivere è un errore, meglio prendersi il tempo necessario per organizzare il lavoro”. Come? Con una mappa concettuale o un elenco puntato. Ma può essere utile anche “scriversi da una parte le frasi iconiche che vengono in mente, i possibili collegamenti e le citazioni, in modo da non dimenticarli e da poterli inserire poi nel testo”.

Il tutto senza dimenticare che “non si scrive per se stessi o per l’insegnante, ma per un gruppo di persone (la commissione, ndr) che sentiranno il tema letto ad alta voce e dovranno giudicarlo – afferma Mauri –. È importante essere convincenti, intriganti, saper catturare l’attenzione e, magari, anche la simpatia del pubblico”. Il che si traduce nello sforzo di trovare un proprio equilibrio che si allontani tanto da una scrittura eccessivamente piatta, quanto da una troppo complessa, perché “quando il lettore deve tornare più volte su un passaggio per comprenderlo, lo scrittore ha fallito”.

Ecco quindi la summa: “Scrivere in modo semplice, ma non banale, puntando a catturare l’attenzione senza essere scolastici”. Un consiglio, questo, da tenere a mente in particolare se si opta per l’analisi del testo (la tipologia A). “Soprattutto nella parte di produzione utilizzare una forma troppo compilatoria è sbagliato, si rischia di banalizzare nozioni già studiate” prosegue l’insegnante, che consiglia di puntare “su meno citazioni canoniche e su più riferimenti a letture personali, alla propria enciclopedia del sapere e alle esperienze”.

Quanto alla traccia migliore da scegliere, un’indicazione valida per tutti non c’è. Ma qualche dritta si può ricavare: “A chi sente di aver fatto buon lavoro sull’analisi del testo, non solo nell’ultimo anno, consiglio la tipologia A – afferma Mauri –. È una prova che valuta le competenze, chi sa leggere nel testo sa farlo anche con un autore che non conosce. Inoltre è la tipologia più strutturata, rende meno facile andare fuori traccia”. La tipologia B, quindi il testo argomentativo, è consigliata per chi ha “esperienza nell’argomentazione, nel parlare in pubblico e sostenere idee”, ricordando però che anche in questo caso “soprattutto nella parte di produzione bisogna aggiungere qualcosa di nuovo, non un nuovo commento al testo”. La tipologia C, ovvero il tema di attualità, è la cosiddetta “ancora di salvezza”, ma anche qui è fondamentale ragionare e chiedersi “se si ha davvero da dire qualcosa che possa interessare chi legge”.

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