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L’incubo Maturità affrontata con l’IA: quasi tutti la usano ma la prova più temuta è quella orale

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Secondo un nuovo studio dell’Osservatorio di ScuolaZoo, nove maturandi su dieci ricorrono agli algoritmi per prepararsi agli esami. E quasi uno su due dice di non aver ricevuto supporto psicologico adeguato dalla propria scuola
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La maturità 2026 si studia con l’intelligenza artificiale. Non tutti, non sempre, ma quasi. Secondo lo studio dell’Osservatorio sulla Maturità 2026 di ScuolaZoo – La community studentesca più grande d’Italia – l’86 per cento dei maturandi usa strumenti di intelligenza artificiale nella preparazione degli esami. Il 69 per cento per costruire riassunti e mappe concettuali, il 17 per simulare interrogazioni o correggere esercizi. Mentre solo il 14 per cento ha dichiarato di non usarla: il 10 per scelta, il 4 per diffidenza.

Il cambio di paradigma

Un cambio di paradigma che non riguarda solo chi affronta la Maturità. Una ricerca condotta da Tgm Research per NoPlagio su studenti tra i 16 e i 18 anni fotografa una penetrazione ancora più alta. Il 97 pe…

La maturità 2026 si studia con l’intelligenza artificiale. Non tutti, non sempre, ma quasi. Secondo lo studio dell’Osservatorio sulla Maturità 2026 di ScuolaZoo – La community studentesca più grande d’Italia – l’86 per cento dei maturandi usa strumenti di intelligenza artificiale nella preparazione degli esami. Il 69 per cento per costruire riassunti e mappe concettuali, il 17 per simulare interrogazioni o correggere esercizi. Mentre solo il 14 per cento ha dichiarato di non usarla: il 10 per scelta, il 4 per diffidenza.

Il cambio di paradigma

Un cambio di paradigma che non riguarda solo chi affronta la Maturità. Una ricerca condotta da Tgm Research per NoPlagio su studenti tra i 16 e i 18 anni fotografa una penetrazione ancora più alta. Il 97 per cento avrebbe usato l’IA almeno una volta, contro l’86 dell’anno precedente. E la frequenza settimanale è salita dal 33 per cento al 51. Eppure più la usano, meno si fidano. Il 58 per cento degli studenti avverte che bisognerebbe fare attenzione e non affidarsi ciecamente ai contenuti prodotti. Il 15 per cento dice direttamente che non bisognerebbe mai fidarsi. Un paradosso solo apparente: chi maneggia lo strumento ogni giorno ne conosce i limiti meglio di chi lo osserva da fuori.

La paura del colloquio orale

Intanto, alla vigilia dell’esame, i ragazzi si gestiscono da soli. Il 62 per cento si chiude in camera a studiare in solitaria e il 21 ammette che finirà per prepararsi all’ultimo minuto. La paura più grande non è la seconda prova scritta (temuta dal 38 per cento) ma il colloquio orale, che spaventa il 54 per cento dei maturandi. Difficile simularlo con un algoritmo. Se potessero riscrivere le regole, il 27 per cento di loro abolirebbe del tutto l’esame di Maturità, mentre il 26 per cento ne vorrebbe uno costruito sul percorso individuale dello studente e non su una griglia uguale per tutti.

L’orientamento e il supporto psicologico

Una critica che si allarga oltre l’esame. Molti degli intervistati ritiene di non aver ricevuto un orientamento adeguato alle scelte post-diploma. Nonostante questo, il 70 per cento prevede di iscriversi all’università e solo il 14 per cento cercherà subito lavoro. E c’è un malessere più profondo che i numeri faticano a contenere. Quasi la metà degli studenti dice che la propria scuola non ha offerto un supporto psicologico utile per affrontare lo stress della Maturità: solo l’8 per cento dichiara di aver ricevuto un aiuto concreto. Nelle risposte aperte raccolte da ScuolaZoo emerge qualcosa che va oltre l’ansia da esame: «Vorrei solo essere felice», «sentirmi libero», «trovare il mio posto nel mondo», «stare meglio psicologicamente e fisicamente». Non è la paura del voto. È la stanchezza di anni vissuti sotto pressione.

La formazione degli insegnanti

Il problema, semmai, è che chi dovrebbe guidarli spesso non è attrezzato per farlo. I dati Ocse sono impietosi: in Italia solo il 26 per cento degli insegnanti ha ricevuto una formazione sull’Intelligenza artificiale, contro una media europea del 38 per cento. Questo nonostante quasi la totalità delle scuole italiane abbia ricevuto fondi del Pnrr proprio per formare i docenti su IA e digitale. I soldi c’erano. La formazione, evidentemente, no.

Strumento o scorciatoia?

In più, un recente rapporto ha messo anche in guardia da una deriva precisa: l’IA usata come scorciatoia (invece che come strumento di apprendimento critico) rischia di sostituire lo sforzo cognitivo e indebolire le competenze alla base della comprensione profonda. Studenti trasformati in consumatori passivi, insegnanti ridotti a supervisori. Non è un destino scritto. Ma richiede che la scuola smetta di fare finta che quella tecnologia non esista e che gli adulti imparino a usarla prima di spiegare ai ragazzi come farlo. Una risposta a questo, almeno parziale, potrebbe essere arrivata proprio ieri. Il Consiglio dei ministri ha approvato i decreti attuativi sull’Intelligenza artificiale, e il ministro Valditara ha annunciato che l’IA entrerà nel curriculum formativo dei licei con 100 milioni stanziati per preparare i docenti. Basterà, questa volta, a tradurre i fondi in formazione reale?

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