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Immigration Nation: in una docuserie il sogno americano che diventa incubo

Su Netflix sei episodi per raccontare storie di confine, tra poliziotti e famiglie fermate all'ingresso negli Stati Uniti. Una serie che l'amministrazione Usa ha cercato di far slittare a dopo le elezioni presidenziali
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Nel suo ultimo libro, Broken (HarperCollins), Don Winslow racconta la storia di un poliziotto di confine, un trumpiano pentito, figlio di un allevatore e ora schiacciato sotto il peso delle responsabilità e del suo compito. Ogni giorno è di pattuglia. Ogni giorno ha a che fare con immigrati che entrano negli Stati Uniti illegalmente, e ogni giorno deve chiedersi se quello che sta facendo, rinchiudere uomini e donne, separare i figli dai genitori, sia giusto.
In Immigration Nation, disponibile su Netflix, si parla di immigrazione, di sicurezza e di libertà; e se ne parla approfonditamente, ascoltando i diretti interessati, i poliziotti, i funzionari, le persone che vengono deportate o fermate al confine, che vengono allontanate dalle loro famiglie, e che per mesi interi non sanno che cosa succederà. È come la storia di Winslow, ma meno emozionale, più sfumata: qui l'immaginazione non gioca in casa, ed è sostituita dai sensi. Da una p…
Nel suo ultimo libro, Broken (HarperCollins), Don Winslow racconta la storia di un poliziotto di confine, un trumpiano pentito, figlio di un allevatore e ora schiacciato sotto il peso delle responsabilità e del suo compito. Ogni giorno è di pattuglia. Ogni giorno ha a che fare con immigrati che entrano negli Stati Uniti illegalmente, e ogni giorno deve chiedersi se quello che sta facendo, rinchiudere uomini e donne, separare i figli dai genitori, sia giusto.
In Immigration Nation, disponibile su Netflix, si parla di immigrazione, di sicurezza e di libertà; e se ne parla approfonditamente, ascoltando i diretti interessati, i poliziotti, i funzionari, le persone che vengono deportate o fermate al confine, che vengono allontanate dalle loro famiglie, e che per mesi interi non sanno che cosa succederà. È come la storia di Winslow, ma meno emozionale, più sfumata: qui l'immaginazione non gioca in casa, ed è sostituita dai sensi. Da una parte c'è la legge, c'è la decisione politica dell'amministrazione Trump, e dall'altra ci sono le persone. Che soffrono, che si ritrovano incastrate in un sistema che non funziona e che prova a usare la paura come deterrente. Proprio per questo motivo, i vertici delle agenzie federali e del governo hanno chiesto di tardare la distribuzione della serie fino alle prossime elezioni.



È il fallimento di una classe dirigente che si ritrova costretta in un ruolo preciso: un ruolo che l'ha portata alla Casa Bianca e che ora l'ha messa sotto scacco. Cos'è la legge, cos'è la morale, e dove inizia una e finisce l'altra. Nel suo racconto, Winslow riduce tutto alle decisioni del singolo: a quello che possiamo fare - votare, impegnarci, porci delle domande - e a quello che, semplicemente, non possiamo ignorare. Il suo poliziotto, alla fine, viene messo davanti a una scelta. E anche se vuol dire perdere tutto quello che ha guadagnato e rinunciare alla propria vita, alla propria libertà e alla propria indipendenza, la accetta: ribalta la sua posizione e riprende il controllo.
Chiaramente Winslow esagera: prende in esame un caso specifico, gioca con i toni e con la tensione; estremizza tutto quello che c'è da estremizzare, e prova a creare un contatto reale, concreto, tra ciò che viene raccontato e il pubblico. In Immigration Nation ci sono i fatti: gli arresti, le persone allontanate dalle loro case, isolate, trattate come criminali; le famiglie spezzate, private dei padri e delle madri, i figli senza più parole.
La narrazione ha un andamento preciso, diviso in capitoli e in episodi. Vengono prima stabiliti dei punti fermi, come la legge in vigore, chi è tenuto a fare cosa, qual è il compito dei vari reparti, e poi, usando le interviste come filo conduttore, si passa dal macroscopico al microscopico, e le storie vengono associate a volti, voci e occhi. In questo modo, diventano qualcosa di più: diventano la risolutezza di un padre, la rabbia silenziosa di un figlio, la caparbietà di una madre. "Il sogno americano, a volte, è un incubo, ed è una contraddizione terribile", sentiamo. "Gli unici americani sono i nativi; tutti gli altri, tutti noi, siamo immigrati". Amen.
Una notizia è solo una notizia finché è una statistica, è un numero, finché sembra essere una cosa lontana da noi. Immigration Nation, che è una docuserie e che quindi prova a rimanere sempre in equilibrio, a non sbilanciarsi, a tenere una linea ferma, riesce a smascherare l'ipocrisia di una società che spesso si nasconde dietro la giustezza della legge, che non la contesta, che quasi la subisce, e che finisce per perdere ogni contatto con la propria umanità. E lo fa senza puntare il dito, quasi in silenzio, mettendo insieme testimonianze, filmati, ricordi: questo è quello che eravamo; questo è quello che stiamo diventando.