'SF8', la serie coreana che guarda a 'Black mirror'
di
Roberto Nepoti
Presentati al Trieste Science + Fiction Festival, gli episodi raccontano un universo futuristico-distopico dominato dalla tecnologia
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Fino alla vigilia la ventesima edizione del Trieste Science+Fiction Festival (da oggi al 3 novembre) era prevista in versione ibrida: parte dal vivo nelle sale del capoluogo giuliano, parte nella “sala Web” della piattaforma MYmovies. Ma il nuovo Dpcm lo ha ridotto alla seconda opzione: previo abbonamento, si potranno seguire online anteprime di lungometraggi (tra cui sette horror per celebrare Halloween), corti, documentari; oltre a incontri via zoom con registi e attori.
La parte più attrattiva riguarda una serie televisiva in otto episodi, intitolata SF8, che dovrebbe soddisfare sia i cinefili amanti del cinema coreano (oggi tra i migliori al mondo: Parasite, la serie di zombi-movie Train to Busan…) sia i fan del binge-watching. Mentre tutti i film potranno essere visti online per le 24 ore successive alla prima messa in onda, solo SF8 sarà disponibile per l’intera durata del festival. Come la popolare Black Mirror, cui s’ispira chiaramente, o Inside No.9, si tratta di una serie antologica: nel senso che ogni episodio fa storia a sé e mette in scena personaggi differenti. E’unico, invece, il genere: un universo futuristico-distopico fitto di schermi e robot dove dominano la tecnologia, l’Intelligenza Artificiale a la realtà aumentata. A dirigere gli otto episodi sono altrettanti registi coreani tra i migliori del genere: personalità diverse e che, tuttavia, hanno mantenuto una certa fedeltà, iconica e di tono, allo spirito della serie.
Preceduti da titoli “atmosferici”, i vari episodi costituiscono un’antologia di gusto dark; a volte immersi nella cupezza caratteristica di molto cinema coreano, a volte venati di humour nero. Come in tutte le serie antologiche, alcuni colpiscono al centro del bersaglio, altri meno. Ed è probabile che ogni spettatore elegga il suo preferito. Pur nel medesimo circuito di genere, non mancano i gemellaggi tra fantascienza e altri repertori drammaturgici: dall’horror al poliziesco, dal melodramma alla love story. E’ uno struggente mélo The Prayer, diretto da Min Kyu Dong, dove una graziosa infermiera dalle pupille bioniche si prende cura di un’anziana malata. Benché sia un robot, la creatura comincia a provare sentimenti sempre più umani verso la paziente e, soprattutto, verso la figlia di questa. Fino a tormentarsi su una difficile decisione e a chiedere il consiglio di una suora cattolica.
E’un poliziesco, invece, Blink di Han Ka Ram, imperniato sul modello della strana coppia di agenti. Dopo un insuccesso in servizio, il sergente Kim Ji Woo, tutrice dell’ordine vecchia-maniera, si vede affiancare un compagno di squadra geneticamente modificato. L’Intelligenza Artificiale innesca anche la trama di Empty Body di Kim Eui Seok: potenziando il cervello umano, permette a una madre di resuscitare il figlio morto in un incidente. Seguono immancabili effetti collaterali. E diventa la protagonista, col nome di Manxin, nell’episodio diretto da Roh Deok: dove la A.I. è venerata come una divinità. La realtà virtuale sposa il gaming in White Crow di Jang Cheol Soo, in cui un campione di giochi virtuali vede riaffiorare particolari imbarazzanti del proprio passato. L’episodio più bizzarro è Baby It’s Over Outside di Ahn Gooc Jin: individui dotati di superpoteri si coalizzano per evitare la fine del mondo. Soggetto alla Orwell per Love Vitually di Oh Ki Hwan: in un futuro di relazioni erotiche basate esclusivamente su app, un uomo e una donna decidono di incontrarsi nella realtà. Fa pensare a Metropolis, invece (ma quanto è lontano dal mondo odierno?), Joan’s Galaxy di Lee Yoon Yung. Dove una Terra sempre più inquinata è divisa in due classi: coloro che possono permettersi un costosissimo vaccino capace di farli vivere fino a cent’anni e gli “invisibili”, condannati all’estinzione.