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Pedro Alonso: "Prima di fare le serie tv ero un soldato romano"

L’attore de 'La casa di carta' pubblica un libro nato da sedute di ipnoterapia
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La prima notizia è che Pedro Alonso O'Choro, il Berlino di La casa di carta, è diventato scrittore: il suo esordio, Libro di Filippo, è uscito in Spagna ad aprile e l'edizione italiana, fortemente voluta da Elisabetta Sgarbi, è pubblicata in questi giorni per La Nave di Teseo. La seconda è che Alonso sostiene che il protagonista di questo romanzo corrisponde a una sua esistenza precedente. "Può sembrare strano ma è una conseguenza naturale dei passi che ho intrapreso" dice l'attore da Madrid. "Anche se racconta la storia di un soldato romano il cui viaggio in Oriente e l'incontro con un leader ribelle gli cambiano la vita, il Libro di Filippo è stato pubblicato in Spagna come non-fiction. Diciamo che come scrittore non invento. Tatiana Djordjevic, la mia compagna, è tra le altre cose un'ipnoterapeuta e mi ha dato accesso a una vita passata in cui ero Filippo. Il corpo centrale è qu…
La prima notizia è che Pedro Alonso O'Choro, il Berlino di La casa di carta, è diventato scrittore: il suo esordio, Libro di Filippo, è uscito in Spagna ad aprile e l'edizione italiana, fortemente voluta da Elisabetta Sgarbi, è pubblicata in questi giorni per La Nave di Teseo. La seconda è che Alonso sostiene che il protagonista di questo romanzo corrisponde a una sua esistenza precedente. "Può sembrare strano ma è una conseguenza naturale dei passi che ho intrapreso" dice l'attore da Madrid. "Anche se racconta la storia di un soldato romano il cui viaggio in Oriente e l'incontro con un leader ribelle gli cambiano la vita, il Libro di Filippo è stato pubblicato in Spagna come non-fiction. Diciamo che come scrittore non invento. Tatiana Djordjevic, la mia compagna, è tra le altre cose un'ipnoterapeuta e mi ha dato accesso a una vita passata in cui ero Filippo. Il corpo centrale è quasi la trascrizione di ciò che ho visto nella prima delle regressioni che ho fatto". La storia ha riferimenti al Vangelo ma Filippo ricorda Berlino, e le dinamiche della comunità intorno al "maestro" hanno qualcosa in comune con quelle intorno al Professore della serie.

Quanto ha influito "La casa di carta" nella scrittura?
"Per niente. Anche se capisco la tentazione di fare collegamenti. Se vuoi puoi trovarli, si dice che non esistano più di sette, forse otto tipi di storie. Il Libro parla dell'arrivo di un figlio dell'Impero in una società in fermento di fronte agli affari in corso tra Roma e i padroni locali a scapito della maggioranza. Forse La casa di carta, il Libro e il nostro presente da questo punto di vista coincidono".

Qual è la sua religione?
"Sono cresciuto in una famiglia cattolica tradizionale della classe media spagnola. Ma dall'età di diciotto anni il castello di carte del dogma è andato in pezzi e ho dovuto cercare alternative per riconnettermi con quello che potremmo chiamare spirito. Ho iniziato a percorrere la mia strada, mano nella mano con l'arte, che si è rafforzata nei miei primi trent'anni attraverso la meditazione. Il percorso meditativo cerca uno sguardo sulla realtà più ampio di quello offerto dall'intelletto. La mia ricerca è sempre più eclettica: buddismo, taoismo, tanto sciamanesimo, Gesù, Krishnamurti, ma anche Albert Hofmann, Mircea Eliade e il mito della grotta. Tutto è utile quando si tratta di trovare le chiavi per accedere a quella porta. Il silenzio. E la pittura, che mi aiuta a togliermi di mezzo, a far spazio".

Attore, scrittore, pittore: quale di queste forme di creatività è nata per prima?
"La base del mio modo di lavorare è in una certa misura la pittura. Dipingo per recitare, quando studio e quando scrivo. È una forma di ricerca che mi aiuta a tenere il mio radar aperto. Quando dipingo con Tatiana firmiamo il nostro lavoro congiunto come Magü: di Magü sono tutte le immagini che si trovano nel libro".

Come sta passando questo periodo di epidemia?
"A casa a Madrid. Vivo la mia vita di studio con Tatiana in uno spazio che ci permette di goderci la vita e i nostri cari. Dipingo, scrivo, preparo un progetto che dirigerò l'anno prossimo, promuovo il libro in modalità virtuale, preparo le mie giornate di riprese e mi occupo di un piccolo giardino".

Le riprese de "La casa di carta". Sarà l'ultima stagione?
"Sì, sarà un viaggio di lusso che si concluderà alla grande".

Il "Libro di Filippo" è anche un invito a ripensare i propri schemi. Lei in che modo lo fa nella vita?
"La mia ricerca personale e il mio lavoro sono a un bivio. Il progetto che dirigerò il prossimo anno parlerà di questo percorso nella percezione che, mentre cerca di andare avanti in modo rinnovato, guarda sempre più indietro. Quando dico meditazione, buddhismo o pittura, intendo il mio interesse per le tecniche che dall'alba dei tempi hanno cercato di aprirsi a un rapporto con il mondo che non sia strettamente razionale. Il pensiero ha dato all'uomo grandi scoperte, ma pare che il "solo pensiero" generi ogni tipo di mostro e nevrosi".