Regine di Spagna
di Alessandra De Tommasi , di Alessandra De TommasiLe hanno sparato da una finestra, è stata "risuscitata" da un'operazione last minute per estrarle il proiettile in un ambiente tutt'altro che sterile, è finita su una sedia a rotelle. Eppure non molla i mitra, almeno finché non le viene conficcata la testa in una porta di legno, come monito per i compagni. Questa è Nairobi (Alba Flores), la criminale de La casa di carta che al grido di "Empieza el matriarcato" si è piegata spesso ma senza (quasi) mai spezzarsi, motivo per cui ha ispirato lotte di classe e un murales, poetico e grande quanto un palazzo, a Berlino.
Sono immagini come questa ad aver consacrato le protagoniste spagnole come regine della serialità. Le possono anche appendere al soffitto o seppellirle sotto pile di cemento, come nel caso di Coral (Veronica Sanchez) in Sky Rojo (Netflix) ma …
Le hanno sparato da una finestra, è stata "risuscitata" da un'operazione last minute per estrarle il proiettile in un ambiente tutt'altro che sterile, è finita su una sedia a rotelle. Eppure non molla i mitra, almeno finché non le viene conficcata la testa in una porta di legno, come monito per i compagni. Questa è Nairobi (Alba Flores), la criminale de La casa di carta che al grido di "Empieza el matriarcato" si è piegata spesso ma senza (quasi) mai spezzarsi, motivo per cui ha ispirato lotte di classe e un murales, poetico e grande quanto un palazzo, a Berlino.
Sono immagini come questa ad aver consacrato le protagoniste spagnole come regine della serialità. Le possono anche appendere al soffitto o seppellirle sotto pile di cemento, come nel caso di Coral (Veronica Sanchez) in Sky Rojo (Netflix) ma difficilmente si arrendono. Spesso non hanno altra scelta, perché la vita le ha sempre messe davanti a un bivio tra la morte e la sopravvivenza e loro si sono sporcate le mani. Anche quando vivono in gabbie dorate, come la prima moglie di Enrico VIII, devono guardarsi le spalle: in The Spanish Princess (Starzplay) la storia non la racconta il "carnefice" ma almeno viene lasciata alla "vittima" un po' di dignità. Ed eccola, Caterina d'Aragona (Charlotte Hope), con il pancione sotto l'armatura dorata, scendere letteralmente in campo per salvare la patria d'adozione, l'Inghilterra.
Non che imbraccino sempre le armi, sia chiaro: ci sono rivoluzioni culturali sotterranee che avvengono, puntata dopo puntata, con una grazia discreta. Come come nel caso di Nadia (Mina El Hammani), figlia di un immigrato musulmano che gestisce un minimarket e si ritrova a frequentare Las Encinas, il liceo più esclusivo del Paese in Élite (Netflix). Invece di nascondere, rinnegare o negoziare i propri valori, li vive senza troppo clamore. A modo suo lo fa anche Clara (Michelle Jenner), La cuoca di Castamar (Netflix) nata dalla penna di Fernando J. Munez: potrebbe ordire trame e intrighi per conquistare il cuore del duca del castello, don Diego (Roberto Enriquez), invece resta sempre al suo posto, facendo un passo alla volta verso la sconfitta delle proprie paure, agorafobia inclusa. Sceglie le sue lotte: quando il padre sta per finire sulla forca per un omicidio non commesso si adopera per salvarlo, ma non antepone mai l'interesse personale al dovere.
La cornice del period drama in salsa romantica resta il core business delle storie made in Spain, come ha spiegato al Festival de télévision de Monte-Carlo Teresa Fernandes-Valdes, fondatrice di Bambu Producciones, la società che ha realizzato per Netflix la prima serie original ispanica, Le ragazze del centralino, sta girando quella di debutto per AppleTV+, Now and then, ed è alle prese con A private affair per Amazon Prime Video con Jean Reno nei panni dell'insolito maggiordomo di una dama-investigatrice in stile Sherlock Holmes negli anni 40. "Invece di competere con Il trono di spade o con le serie Marvel, che hanno budget esorbitanti e uno spiegamento di forze enormi - racconta la produttrice - ci concentriamo su quelli che da sempre sono i punti di forza del racconto spagnolo, ossia scenari d'epoca e commedie sentimentali. Ne Le ragazze del centralino partiamo dagli anni 20 per parlare di tre generazioni di donne pronte a difendere la propria libertà in un momento storico in cui ottengono il primo lavoro e trovano una voce nella società. Quando raccontiamo la prima relazione LGBTQ+ - continua la produttrice - non ci concentriamo sulle critiche feroci a queste due innamorate, ma sul supporto che ricevono dai propri affetti. La contemporaneità delle vicende ci permette di dar loro una valenza universale e così il pubblico s'identifica, ad esempio, in tematiche delicatissime e sempre attuali come la violenza domestica o la lotta di classe. Puntare sui sentimenti e sulle emozioni non rende il prodotto più leggero, ma gli fornisce una corsia privilegiata per arrivare al cuore di una situazione. Le piattaforme streaming oggi ci chiedono questo, esaltare i punti di forza di uno storytelling locale, puntare sulle idee: e per farlo non abbiamo bisogno di costi astronomici".
Il passato, insomma, diventa filtro per il presente: succede in Grand Hotel (Canale 5) dove l'assenza parla più della presenza quando la direttrice di sala Cristina (Paula Prendes) scompare, tra segreti e menzogne. Ed è il fil rouge di Inés dell'anima mia (tratto dal romanzo di Isabel Allende e in onda su Canale 5) in cui una donna passa alla storia nella spedizione per la conquista del Cile nel XVI secolo. Lei sì che ha raggiunto ciò a cui l'universo femminile anela: ottenere tutto, senza rinunciare alla famiglia o alla carriera.
Le altre ci provano, anche in modo rocambolesco come Valeria (dal 13 agosto la seconda stagione su Netflix), una versione iberica ed esilarante di Sex and the City. A riprova che accanto ai "drammoni" a puntate si può scovare un po' di leggerezza senza scadere nella banalità. Date loro scettro e corona perché queste sovrane spagnole hanno già scritto la storia della tv.