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'La bambola assassina' è una serie tv, ma oggi Chucky diventa no gender

Parla Don Mancini, regista degli horror col bambolotto cattivo. "Con questi otto episodi non voglio spaventare lo spettatore ma commuoverlo"
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New York – “Don’t be cautious, don’t be kind. You committed, I’m your crime”. È affidato all’electropop di Billie Eilish il primo commento musicale alla serie tv Chucky, presagio del ritorno della bambola assassina (7 film e un remake dall’88 a oggi) appena in tempo per la stagione di Halloween, gonfia di zucche fiammeggianti e congegni del terrore. Il "Bimbo Bello" Chucky, immortale come Michael Myers e Freddy Krueger, simbolo del consumismo killer nell’America di Ronald Reagan (l’88 era anche l’anno di Essi vivono), non solo riesce ancora a stregare i ragazzini con il suo humor tagliente (dentro il bambolotto, per mezzo di un rito voodoo, è finita l’anima di uno strangolatore; a dargli voce è l’attore Brad Dourif, il Billy Bibbit di Qualcuno volò sul nido del cuculo) ma ha più di un’affinità col mondo del pop. Dal fenomeno Billie Eili…

New York – “Don’t be cautious, don’t be kind. You committed, I’m your crime”. È affidato all’electropop di Billie Eilish il primo commento musicale alla serie tv Chucky, presagio del ritorno della bambola assassina (7 film e un remake dall’88 a oggi) appena in tempo per la stagione di Halloween, gonfia di zucche fiammeggianti e congegni del terrore. Il "Bimbo Bello" Chucky, immortale come Michael Myers e Freddy Krueger, simbolo del consumismo killer nell’America di Ronald Reagan (l’88 era anche l’anno di Essi vivono), non solo riesce ancora a stregare i ragazzini con il suo humor tagliente (dentro il bambolotto, per mezzo di un rito voodoo, è finita l’anima di uno strangolatore; a dargli voce è l’attore Brad Dourif, il Billy Bibbit di Qualcuno volò sul nido del cuculo) ma ha più di un’affinità col mondo del pop. Dal fenomeno Billie Eilish che ha lanciato sul mercato una sua replica alta 27 centimetri in tuta gialla tarantiniana, ispirata all’outfit della canzone Bad Guy, alla cantautrice britannica Adele. Qualche giorno fa, su Twitter, rispondendo a una foto-posa di Chucky ha commentato: “Vuoi giocare?”. Adele è nata proprio nell’anno in cui la United Artists intuiva che La bambola assassina (Child’s Play in originale) avrebbe avuto un futuro da franchise. Dietro l’idea, un venticinquenne di nome Don Mancini che di lì a poco avrebbe stretto la mano a Steven Spielberg e William Friedkin, candidati a dirigere il suo film. Oggi, a 58 anni, è uno dei pochi autori apertamente gay di Hollywood, insieme a Kevin Williamson e Clive Barker. 

Il cast della serie 

“Il mio sogno, con gli otto episodi della serie Chucky, non è tanto far saltare lo spettatore sulla sedia ma commuoverlo. Vorrei che questo esperimento, per quanto dark, fosse ricordato dai fan come un atto di speranza contro il bullismo” ci dice Don Mancini. “Sin dal quarto e quinto capitolo della saga, La sposa di Chucky e Il figlio di Chucky, ho cercato di inserire tutto il mio vissuto personale e le mie battaglie LGBTQ, dalla lotta all’omofobia, transfobia e bifobia a ogni forma di discriminazione, soprattutto tra gli adolescenti. Il figlio di Chucky, "Glen o Glenda", omaggio all’exploitation film di Ed Wood, occupa un posto speciale nel mio cuore perché è un 'gender nonconforming child' che si aggiunge al mix della famiglia Chucky".

Glen, continua Don Mancini, "è un maschio alla nascita ma nel suo cammino prepuberale trova una Glenda interiore che gli appassionati della saga hanno molto amato. Le mie ispirazioni per la scrittura dei personaggi e le ambientazioni vanno da Hitchcock a De Palma e John Waters. Nella serie tv ho scelto ancora una volta di dar voce alla comunità queer visto che gay e lesbiche sono quasi del tutto invisibili nei film dell’orrore mainstream. Volevo fare la differenza”. Il giovane protagonista (l’outcast Jake, interpretato da Zackary Arthur, visto in Transparent) è gay e vagamente incompreso. Trova il pupazzo ‘Bimbo Bello’ a un mercatino di quartiere e se lo porta a casa: “Venti dollari? Facciamo dieci. Questa bambola non è vintage. È retro”.

Diritti civili a parte, a pochi minuti dall’inizio della serie, in onda sul canale via cavo Syfy, specializzato in fantasy e di proprietà della divisione NBCUniversal Television and Streaming, il killer posseduto da Charles Lee Ray comincia a protare morte e caos nella sua città natale. Tramite alcuni flashback, Chucky mostra il passaggio da bambino angelico a mostro del famigerato strangolatore intrappolato da oltre trent’anni in quel corpo di plastica e stoffa. Due dei sequel più recenti, La maledizione e Il culto di Chucky, erano finiti silenziosamente nel mercato del video on demand, poi, nel 2019, la scelta di puntare su un rifacimento con la voce demoniaca dell’ex cavaliere Jedi Luke Skywalker, Mark Hamill, al posto di Dourif. “Lo studio MGM detiene i diritti del mio primo film, l’originale” spiega Mancini. “A causa di una falla possono fare remake, reboot e chissà cos’altro. Hanno chiesto se volessi contribuire al progetto ma ho declinato: io e Chucky siamo inseparabili. Tre decadi di successi con La bambola assassina mi hanno insegnato che la fedeltà a un personaggio non si tocca. Non importa quanto sboccato e cattivo, alla fine, per me, il mondo di Chucky è molto più di una busta paga”.