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Il brivido del potere: giovani e spietati, ascesa e caduta dei nuovi protagonisti della tv seriale

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Visionari e affamati di successo a qualsiasi prezzo. Sono i protagonisti di vicende realmente accadute raccontate oggi attraverso la serialità. Già arrivati 'WeCrashed' sugli imprenditori di WeWork e 'Inventing Anna' sulla finta ereditiera tedesca, a breve 'Drop out' sulla businesswoman della sanità condannata per frode, Elizabeth Holmes, e quella sull'inventore di Uber
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Sono giovani, visionari, affamati di successo, convinti di poter cambiare il mondo, almeno il loro. Hanno idee grandiose, che perseguono con una dedizione invidiabile che non permette loro però di vedere i propri errori, i propri passi falsi. Sono personaggi perfetti per un dramma seriale e infatti le loro storie vere, più o meno romanzate, stanno trovando spazio nelle diverse piattaforme. Adam Neumann in dieci anni ha trasformato l’azienda di coworking WeWork nella terza compagnia privata di maggior valore prima di vedersi esautorare totalmente a causa dei suoi eccessi; Anna Delvey è arrivata ad un passo da ottenere 40 milioni di dollari in prestito per realizzare a New York il più esclusivo club dedicato all’arte contemporanea prima di essere smascherata come finta ereditiera russa, abile nel farsi passare per chi non era. Travis Kalanick ha rivoluzionato il mondo dei taxi inventando Uber e trasformandolo in uno dei pilastri della gig economy …

Sono giovani, visionari, affamati di successo, convinti di poter cambiare il mondo, almeno il loro. Hanno idee grandiose, che perseguono con una dedizione invidiabile che non permette loro però di vedere i propri errori, i propri passi falsi. Sono personaggi perfetti per un dramma seriale e infatti le loro storie vere, più o meno romanzate, stanno trovando spazio nelle diverse piattaforme. Adam Neumann in dieci anni ha trasformato l’azienda di coworking WeWork nella terza compagnia privata di maggior valore prima di vedersi esautorare totalmente a causa dei suoi eccessi; Anna Delvey è arrivata ad un passo da ottenere 40 milioni di dollari in prestito per realizzare a New York il più esclusivo club dedicato all’arte contemporanea prima di essere smascherata come finta ereditiera russa, abile nel farsi passare per chi non era. Travis Kalanick ha rivoluzionato il mondo dei taxi inventando Uber e trasformandolo in uno dei pilastri della gig economy salvo poi essere accusato di aver creato un luogo di lavoro tossico soprattutto per le donne; Elizabeth Holmes era convinta di diventare la nuova Steve Jobs grazie ad una tecnologia che realizzava esami clinici con una sola goccia di sangue, nel giro di un anno è passata dall’essere “la più giovane miliardaria” secondo Forbes alla “leader più deludente” secondo Fortune e ad essere accusata di frode. Storie diverse, serie diverse ma personaggi accomunati da una disperata voglia di farcela, sempre e a qualunque prezzo. “Fake it till you make it” dicono gli americani.

Ad Adam Neumann e a sua moglie Rebekah Paltrow (cugina di Gwyneth) è dedicata la serie WeCrashed (AppleTv+)  con due premi Oscar, Jared Leto e Anne Hathaway, ad incarnare la coppia di imprenditori capaci di creare un marchio globale del valore di 47 miliardi di dollari che in meno di un anno è crollato. "L’interesse per questo tipo di personaggi è forte – spiega lo showrunner Drew Crevello che con Lee Eisenberg firma WeCrashed -  nell’autunno del 2019 c’è stata quella che viene definita la fuga degli unicorni: moltissime di queste aziende da miliardi di dollari, pieni di sogni e speranze, sono entrate in borsa: alcune hanno preso il volo, altre sono crollate e andate in fumo. Ci sono tante storie di questo tipo perché viviamo questo momento del ciclo storico e del business e perché sono storie che attraggono gli spettatori. Il dramma è fatto di conflitti, raccontare la vita di persone simpatiche che nella vita non hanno lasciato il segno non ha nessun interesse drammaturgico: i personaggi migliori sono quelli conflittuali a cui il pubblico presta attenzione".

'Inventing Anna', la protagonista Julia Garner: "Incontrandola ho capito come ha fatto a imbrogliare tutti"

Attenzione c’è senza alcun dubbio per Inventing Anna. La serie di Shonda Rhimes con Julia Garner ad incarnare la ventenne idolo del jet set arrivata ad un passo dal gabbare Wall Street ha rapidamente scalato la classifica Netflix, segno che il pubblico subisce il fascino dei personaggi controversi, ricchi di luci e di ombre. Fascino che esercitano anche sugli attori che li interpretano: "Non dico che quello che Anna ha fatto sia giusto, ma sono convinta che sia molto facile giudicare le persone senza vivere le loro esperienze – dice Julia Garner - . Esistono misure diverse per uomini e donne: ci sono uomini dappertutto che compiono le stesse azioni di Anna e non vengono condannati o tenuti in carcere la quantità di tempo che è stata lei. Sono convinta che questo doppio standard sia incredibilmente ingiusto. Tutto questo non è cambiato, ancora oggi è così". Intanto Anna Sorokin (questo il suo vero nome), dopo aver visto la serie, ha fatto sapere che rispetto al suo alter ego televisivo lei è meno sfacciata e più sicura di sé e che comunque non è più quella di una volta, nel frattempo è stata estradata in Germania e la sua vita riparte da lì.

Uscita negli Stati Uniti a fine febbraio su Showtime (destinato a Paramount+ quando debutterà in Italia), la serie Super pumped: The battle for Uber con Joseph Gordon-Levitt racconta la parabola di Travis Kalanick, cofondatore e amministratore delegato, spietato nei confronti dei dipendenti, costretti a lavorare di notte e nei festivi senza maggiorazioni, accusato di aver creato un ambiente misogino e bullizzante nonché di mettere sui conti aziendali le spese per le frequenti visite agli strip club con gli altri suoi dirigenti, accuse di molestie lo hanno portato alle dimissioni. 

Joseph Gordon-Levitt è il fondatore di Uber nella serie in arrivo su Paramount+ 

Amanda Seyfried è Elizabeth Holmes in Dropout, la serie in arrivo su Disney+ ad aprile che “è ispirata ad un’incredibile storia vera”, quella di una giovane studentessa di Harvard che nel 2003 mollò gli studi di ingegneria chimica per fondare Theranos, una società basata su un macchinario e una app che permetteva esami clinici accurati con una piccolissima quantità di sangue. L’idea veniva dal desiderio di democratizzare la sanità americana rendendo più semplici e meno costosi alcuni esami, ma anche dal suo terrore per aghi e siringhe. Nel giro di un paio di anni, grazie anche alle conoscenze familiari (il padre era vicepresidente della Enron, la madre era assistente parlamentare al servizio di Charlie Wilson) è arrivata a trasformare Theranos in una società del valore di 9 miliardi di dollari (la metà era sua) con oltre 400 milioni in capitale di rischio. Alcune inchieste giornalistiche hanno svelato che molti dei risultati erano stati falsati, dallo scandalo nacque la causa che è arrivata ad un primo traguardo a gennaio, quando Holmes è stata condannata per quattro capi di imputazione, oggi rischia fino a vent’anni di carcere.

Amanda Seyfried è Elizabeth Holmes in 'Drop out' su Disney+ il 20 aprile 

“Il pubblico ama le storie di “ascesa e caduta” perché offrono emozioni forti e contrastanti. Durante la fase di “ascesa” siamo eccitati di partecipare i questo processo, ci godiamo il successo insieme ai personaggi. È un po’ come essere sulle montagne russe: si sale e poi quando si arriva in cima e forse si è andati troppo oltre si assiste alla caduta. Nel frattempo i personaggi hanno fatto cose su cui non si è d’accordo e si prova frustrazione nei loro confronti, quindi con la caduta ci si ritrova a godersi in qualche modo il loro fallimento. Lo dice anche Freud esiste una sorta di appagamento nel dire “hanno avuto ciò che si meritavano” – dice Crevello -  Noi abbiamo cercato prendere una storia di ascesa e caduta, ma lavorare sui personaggi in modo che il pubblico ci si affezionasse: sia ai protagonisti che agli altri, gli impiegati, gli amici, gli investitori… in modo che le emozioni fossero un po’ più complesse e soprattutto che questa storia non fosse solo su di loro ma ci interrogassero un po’ anche su noi stessi”.