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“Senna”, una serie che cerca la perfezione

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Multischermo / La serie in sei puntate su Netflix
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Da quando Senna non corre più, eccetera. Una vita che è già fiction in sé, la morte giovane (caro agli Dei) idem. Il Senna appena arrivato su Netflix, in sei episodi, punta tutto sulla domanda che ognuno si pone all’inizio — è un documentario? — e risponde che no, siamo dentro invece a una fiction kolossal nella quale la produzione brasiliana ha speso l’inverosimile.

E a quel punto, già che c’era, ha effettuato casting chilometrici per trovare attori che fossero gocce d’acqua con i protagonisti reali.

A iniziare da Gabriel Leone, brasiliano, identico al campione scomparso a Imola — per non dire del francese Matt Mella che interpreta Alain Prost e che dev’essersi presentato al provino sicuro dell’ingaggio. Biopic in piena regola, c…

Da quando Senna non corre più, eccetera. Una vita che è già fiction in sé, la morte giovane (caro agli Dei) idem. Il Senna appena arrivato su Netflix, in sei episodi, punta tutto sulla domanda che ognuno si pone all’inizio — è un documentario? — e risponde che no, siamo dentro invece a una fiction kolossal nella quale la produzione brasiliana ha speso l’inverosimile.

E a quel punto, già che c’era, ha effettuato casting chilometrici per trovare attori che fossero gocce d’acqua con i protagonisti reali.

A iniziare da Gabriel Leone, brasiliano, identico al campione scomparso a Imola — per non dire del francese Matt Mella che interpreta Alain Prost e che dev’essersi presentato al provino sicuro dell’ingaggio. Biopic in piena regola, con l’infanzia, i contrasti in famiglia, la volontà feroce di lasciare il Brasile, e la moglie, per correre a correre in giro per il mondo. Fino all’epilogo, atroce, giusto trent’anni fa, in un primo maggio che cambierà per sempre l’automobilismo e forse anche la percezione del primo maggio.

Senna è una serie che centra il suo scopo e la prova sta nel fatto che si leggono valutazioni opposte: gli sportivi appassionati lamentano un eccesso di vicende personali. E quelli solo attratti dal mito, che non distinguono una monoposto da un sidecar, ritengono invece che la si faccia troppo lunga con le questioni tecniche, le rivalità in pista e così via. Significa che la scrittura è generalista il giusto, per accontentare più gente possibile. Lo sforzo imponente è quello di essere quasi perfetti in certe rappresentazioni — Monaco 1988, una gara epica nella tempesta, i francesi che si arrabbiano e fanno vincere Prost davanti a quel giovane impertinente e di talento mostruoso. Le riprese e il montaggio sono da film-action di primo livello. Fino, appunto, al finale assurdo e ingiusto, da shock, pieno di presagi e con accenti thriller che completano una serie che racchiude in pratica tutti i generi di racconto possibili.

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Bruno Vespa sta sviluppando il suo Calendario dell’Avvento in giro per ogni programma tv a promuovere il suo libro. Purtroppo le battute su questa simpatica abitudine sono finite nel 2018.

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