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Barry Jenkins: "Con 'The Underground Railroad' voglio onorare i miei antenati"

Dal 14 maggio su Prime Video la serie tratta dal romanzo del premio Pulitzer Colson Whitehead, firmata dal regista premio Oscar di 'Moonlight'. È il racconto della fuga di Cora, schiava in una piantagione, attraverso gli Stati Uniti verso la libertà
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Nell'agosto del 2016 il presidente degli Stati Uniti era ancora Barack Obama, Moonlight non aveva ancora vinto i suoi tre Oscar e il George Floyd di quell’anno si chiamava Philando Castile, aveva 32 anni, ucciso da un poliziotto nella sua auto durante un controllo di routine. Nell'agosto del 2016 usciva il romanzo di Colson Whitehead La ferrovia sotterranea (Sur) e il trentaseienne regista afroamericano Barry Jenkins con alle spalle un unico titolo, la storia d’amore Medicine for Melancholy, inedita in Italia, decideva di acquistarne i diritti di adattamento. Cinque anni dopo il regista premio Oscar debutta alla serialità con The Underground Railroad, dieci episodi dal 14 maggio su Prime Video, dal romanzo diventato nel frattempo premio Pulitzer. "Una storia che ho scelto di raccontare per onorare i miei antenati – dice il regista affacciato alla finestra Zoom della sua casa di Los Angeles - Del libro ho amato l'opportunità di raccontar…

Nell'agosto del 2016 il presidente degli Stati Uniti era ancora Barack Obama, Moonlight non aveva ancora vinto i suoi tre Oscar e il George Floyd di quell’anno si chiamava Philando Castile, aveva 32 anni, ucciso da un poliziotto nella sua auto durante un controllo di routine. Nell'agosto del 2016 usciva il romanzo di Colson Whitehead La ferrovia sotterranea (Sur) e il trentaseienne regista afroamericano Barry Jenkins con alle spalle un unico titolo, la storia d’amore Medicine for Melancholy, inedita in Italia, decideva di acquistarne i diritti di adattamento. Cinque anni dopo il regista premio Oscar debutta alla serialità con The Underground Railroad, dieci episodi dal 14 maggio su Prime Video, dal romanzo diventato nel frattempo premio Pulitzer. "Una storia che ho scelto di raccontare per onorare i miei antenati – dice il regista affacciato alla finestra Zoom della sua casa di Los Angeles - Del libro ho amato l'opportunità di raccontare la schiavitù americana attraverso lo sguardo di questa giovane donna, Cora, e la sua lotta per sconfiggerla, ma anche attraverso il suo desiderio di riconciliazione con il senso di abbandono vissuto da parte di sua madre. Un viaggio che affronta il tema storico ma accoglie anche un ragionamento sull’essere genitori".

'The underground railroad' la fuga di Cora verso la libertà - trailer


Jenkins fin da subito ha detto a Whitehead che il suo libro avrebbe trovato un adattamento seriale, non cinematografico. "Quando ti trovi in una sala sei completamente immerso in una storia, hai spento il telefono, tutto il resto è fuori. Sapevo che alcune delle immagini della serie onestamente sarebbero state molto forti, volevo dare l’opportunità allo spettatore di mettere una pausa, di fermarsi, di saltare una scena se non riesce a sostenerla. Poi penso che in un lasso di tempo più breve le immagini sarebbero state così dure che avrebbero travolto tutto il resto. Volevo dare a Cora, e a tutte le persone meravigliose che incontra sulla sua strada uno spazio maggiore per esprimersi e dei momenti di leggerezza. Dieci episodi erano il tempo giusto per cogliere l’intero spettro dell’esperienza".


Lo spettatore è con Cora on the road, in viaggio dalla Georgia attraverso i vari stati che sanciscono i capitoli dell’avventura di questa donna, la cui vita è stata segnata prima dalla nascita in una piantagione di cotone, schiava di un padrone senza scrupoli, poi dall’abbandono della madre. Quando lo schiavo Caesar propone a Cora - la talentuosa attrice sudafricana Thuso Mbedu classe 1991 - di fuggire, la ragazza scopre l’esistenza di una ferrovia sotterranea, creazione immaginifica di Whitehead che vede come binari sotto terra la rete di aiuti e solidarietà che nella metà dell'Ottocento permisero a centinaia di schiavi di fuggire. Solo la ex schiava Harriet Tubman riuscì a metterne in salvo centinaia. "Spesso le nostre scelte artistiche hanno a che fare con qualcosa che riguarda la nostra infanzia. La prima volta che ho sentito l’espressione 'la ferrovia sotterranea' ho immaginato… no meglio ho proprio visto una folla di persone nere su treni sotterranei, era un’immagine reale, concreta, ero sicuro che fosse esistita veramente. Da bambino sono cresciuto in un ambiente molto duro ma non avevo filtri, non avevo la razionalità che mi diceva ‘questo è impossibile’. Quando ho letto il libro di Colson quel sentimento è tornato; nel libro non ci sono treni che levitano nel cielo ma semplici binari sotterranei… Ricordo mia nonna che teneva un penny in un barattolo di vetro sotto il letto, era il suo rituale e se questo tipo di rituali funziona è perché ti convince che ha un potere".

Aaron Pierre è Caesar, lo schiavo con cui Cora (Thuso Mdebu) fugge della piantagione in Georgia 

 

Per Jenkins l’elemento di verità in una serie che trattava un tema così doloroso era fondamentale: "La prima cosa che ho detto allo scenografo Mark Friedberg è stata ‘la ferrovia non può essere finta, vogliamo veri binari, veri vagoni, vere gallerie, non portarmi CGI o altre soluzioni del genere’. Abbiamo trovato una galleria privata e lì abbiamo ricreato la nostra ferrovia sotterranea. Ricordo l’emozione della prima volta che Thuso è scesa dal treno, si è piegata sulle ginocchia e ha toccato la terra…  è stato surreale come vedere un alieno venire a bussare alla propria porta con una pizza ai peperoni. Alla fine però funzionava". Jenkins ha lavorato quattro anni a questa serie, c’è stato un momento in cui ha avuto la tentazione di mollare. "The Underground Railroad è l'esperienza creativa più bella che abbia mai fatto, eppure tutto in questo progetto faceva paura - ci confida -  Non avevo mai diretto nulla che fosse una lavorazione di più di 34 giorni mentre qui abbiamo girato 116 giorni, poi il tema trattato naturalmente che era scatenante con le immagini che si portava dietro. Sono consapevole che questo periodo storico della storia americana non voglia essere accettato fino in fondo. Tutto questo mi ha creato un senso di responsabilità. Lei è a Roma, il luogo dove ci sono i migliori sarti al mondo ma è difficile fare un’esperienza su misura quando si realizza una serie perché c’è tanto materiale da coprire. La mia sfida è stata realizzare per ogni episodio un lavoro fatto su misura".

Barry Jenkins sul set di 'The Underground Railroad' in Georgia 

L’altra grande preoccupazione di Jenkins sono stati i suoi attori, le sue attrici. "Volevo che tutta la troupe si sentisse a suo agio, per me era importante almeno quanto il fatto che la serie poi venisse bene, anzi decisamente di più. Sono convinto che non abbia senso creare qualcosa artisticamente se poi l’arte ci distrugge. Sul set avevamo dei terapisti e dei consulenti, ci siamo molto affidati uno all’altro, io ho cercato di fare sempre uno sforzo etico per capire dove stava il confine, fin dove potevamo spingerci. Tutti sapevano di avere la libertà di tenere d’occhio quella linea e di agire di conseguenza e tutti sapevano che se avevano una necessità dovevano esprimerla. Il giorno che dovevamo girare quella che secondo me è la sequenza più tremenda alla piantagione Benjamin Walker, che nella serie interpreta lo schiavista Terence Randall, era già completamente vestito, c'erano 45 gradi ed eravamo pronti per girare e lui – cellulare in mano - dice: 'Scusate sono le 9 del mattino a Londra vi spiace se faccio un colpo di telefono ai miei figli?' Lui è uno dei pochi veri georgiani, nato e cresciuto là, ma ora vive a Londra, sul set gli assistenti di produzione si sono tutti guardati 'Mi spiace signor Walker dobbiamo andare', ma sono intervenuto io e ho detto 'facciamolo chiamare, lasciamolo parlare con i suoi figli'. Ero sicuro che avesse bisogno di un momento per ricordarsi chi era veramente prima di dover entrare in quel personaggio così terribile".

Sebbene Jenkins abbia scelto di girare tutti gli episodi e di portare sulle sue spalle l’intero progetto è chiaro che considera The Underground Railroad un lavoro collettivo: "Io ho adattato il libro ma poi gli attori hanno adattato il mio adattamento. Ci sono tantissime cose nella serie i cui crediti non sono miei. Per esempio i semi di okra che Cora porta con sé nel libro non c'erano. È stato il mio trovarobe Matt Marks ad avere l’idea. È entrato nel mio studio a Savannah con questi semi in mano e mi ha detto: 'Dobbiamo metterli nella serie'. E per sei mesi abbiamo lavorato su questo concetto e su quello che avrebbe significato, un lavorone ma ne è valsa la pena". Sul dibattito nella comunità black e sulla richiesta di storie diverse rispetto a quelle ambientate nelle piantagioni di cotone, Jenkins risponde: "Capisco da dove viene questa richiesta, per molto tempo siamo cresciuti abituandoci a un certo tipo di immagini, che contengono una mancanza di verità e un certo scetticismo. Quello che possiamo fare noi artisti è creare le immagini che ci sembrano vere e metterle a disposizione del mondo. Spero che il pubblico veda qualcosa di nuovo nel nostro racconto perché quello che interessava a me era mettere la storia dei nostri antenati in un nuovo contesto e dare al pubblico una nuova consapevolezza. Perché l’alternativa è ignorarne persino l’esistenza, cosa che io ritengo inaccettabile".