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Lucy Boynton e Kit Harington 

'Modern Love', John Carney trasforma gli amori di poche righe in serie: "La forza di storie realmente accadute"

Nata dalla rubrica del New York Times creata 17 anni fa, dal 2019 si è trasformata in una serie tv, arrivata alla seconda stagione che torna, dal 13 agosto, su Prime Video
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Tante piccole, grandi storie d’amore. Vere. È tutto lì il segreto di una delle serie antologiche più di successo degli ultimi anni, ora alla seconda stagione dal 13 agosto su Prime Video. Modern Love nasce dalla celebre rubrica settimanale del New York Times creata 17 anni fa e diventata nel tempo un libro, un podcast e dal 2019 una serie tv. "Stavo girando un film a New York nel 2012, mi sono appassionato alla rubrica forse per la sua brevità (100 parole, ndr.), ero talmente impegnato con le riprese che non avevo tempo di leggere quello che accadeva nel mondo – racconta il regista irlandese John Carney (Once, Sing Street) – L’idea di trasformarla in una serie non è mia, nel 2018 il produttore Todd Hoffman mi ha chiesto come l’avrei adattata e sono stato contento di salire a bordo". 

'Modern Love', una nuova stagione di piccole grandi storie d'amore. Vere

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Tante piccole, grandi storie d’amore. Vere. È tutto lì il segreto di una delle serie antologiche più di successo degli ultimi anni, ora alla seconda stagione dal 13 agosto su Prime Video. Modern Love nasce dalla celebre rubrica settimanale del New York Times creata 17 anni fa e diventata nel tempo un libro, un podcast e dal 2019 una serie tv. "Stavo girando un film a New York nel 2012, mi sono appassionato alla rubrica forse per la sua brevità (100 parole, ndr.), ero talmente impegnato con le riprese che non avevo tempo di leggere quello che accadeva nel mondo – racconta il regista irlandese John Carney (Once, Sing Street) – L’idea di trasformarla in una serie non è mia, nel 2018 il produttore Todd Hoffman mi ha chiesto come l’avrei adattata e sono stato contento di salire a bordo". 

'Modern Love', una nuova stagione di piccole grandi storie d'amore. Vere

Un brillante inventore di una app per appuntamenti che ha perso l’unica ragazza che ha mai amato, una giovane donna affetta di bipolarismo, una coppia che prova a salvare il proprio matrimonio in crisi, una ragazza che vede negli uomini il padre che non ha mai conosciuto, due uomini in cerca di una madre per loro figlio, un’adolescente che interroga i test psicologici per capire se è omosessuale, un uomo e una donna maturi che si trovano attraverso la passione comune per la corsa. "Sono rimasto fedele alla rubrica, la dimensione reale è ciò che rende la nostra diversa dalle altre serie romantiche. Niente che possa venire dall’immaginazione di uno sceneggiatore può avere la forza di storie realmente accadute".

John Carney 

Nell’archivio del giornale ci sono più di 750 storie, Carney spiega che ha scelto quelle da raccontare sullo schermo “abbastanza istintivamente, se trovavo una connessione personale e riuscivo ad immaginarmene quattro o cinque scene. Non quelle che mi facevano ridere o che trovavo particolarmente brillanti ma quelle che sentivo più vicine personalmente”. Un cast ricco di star: Anne Hathaway, Dev Patel, Tina Fey, Sophia Boutella, Olivia Cooke e, in questa seconda stagione, Lucy Boynton e Kit Harington, Anna Paquin, Tobias Menzies e Sophie Okonedo. Anche se le storie d’amore romantico sono la maggioranza la serie, come la stessa rubrica, racconta anche altre forme d’amore: "C’è spazio per l’amore fra fratelli, dei genitori nei confronti dei figli... È importante che la nostra mente sia aperta a tutte le forme d’amore; anche noi sceneggiatori stiamo imparando parecchio sul tema. La nostra idea della serie è piuttosto fluida, stiamo cercando di seguire la risposta del pubblico.  Sono un tipo romantico, mi piacciono i film e i libri che appartengono al genere, il mio preferito? La trilogia di Linklater Prima dell’alba, Prima del tramonto, Prima di mezzanotte. Non voglio però che la serie sia solo questo: voglio fare qualcosa che possa essere utile agli spettatori, non ci interessa l’intrattenimento nudo e crudo”.

Per questo Modern Love non ha paura di affrontare temi tosti come i disordini bipolari, crisi di identità, la maternità surrogata o una malattia grave come il cancro. "Non è stato facile inserire questi argomenti in una serie romantica ma penso che fosse necessario: trovare umorismo e amore anche nelle situazioni di dolore. Anche queste tematiche andavano esplorate, approfondite, non eravamo interessati solo a storie per far stare bene il pubblico. E poi sono convinto che quando ti trovi in situazioni difficili, quando sei spaventato o in crisi riesci a capire degli aspetti di te che altrimenti non capiresti. Non credo che tu possa conoscerti a fondo dicendo 'ti amo' a uno sconosciuto, mentre in una relazione sulla lunga distanza puoi imparare molto di te stesso nelle sfide che il tempo comporta”.

Tobias Menzies e Sophie Okonedo 

Tra gli episodi di questa seconda stagione una delle più emozionanti è quella che vede protagonisti Tobias Menzies e Sophie Okonedo, entrambi reduci da una nomination agli Emmy (lui per il suo Filippo in The Crown, lei nella serie Ratched). Interpretano due genitori che separati da diverso tempo hanno trovato un equilibrio nel gestire le proprie figlie, ma qualcosa torna a farli riavvicinare come coppia. “Della sceneggiatura mi ha colpito la dolcezza nel raccontare l’ordinarietà di questa storia. Immagino che molti si riconosceranno perché anche se c’è tanto romanticismo c’è anche tanta realtà in questa storia – dice Menzies – Il loro viaggio inizia separatamente e poi attraverso un trauma in qualche modo si ritrovano, sono in qualche modo costretti ad avvicinarsi e questo li fa crescere e scoprire cose nuove l’uno dell’altro. In qualche modo tutto questo fa parte di un processo di guarigione che permette loro di essere aperti a quello che accadrà alla loro coppia, mi piace perché non è romantico in modo ingenuo, lo è con un approccio realistico e a occhi aperti”. Sophie Okonedo racconta il processo che li ha avvicinati come interpreti: “Abbiamo parlato tanto all’inizio di questo progetto, poi però ci siamo buttati. Il copione offriva tante possibilità, non è stata una Bibbia ma un punto di partenza. È stata una lavorazione abbastanza veloce, veloce ma intensa. Eravamo in un hotel a fare la quarantena, una decina di giorni, per cui siamo stati molto tempo insieme, forzatamente. Prima non ci conoscevamo. Quando ci siamo ritrovati sul set avevamo alle spalle molte ore insieme e avevamo parlato di tante cose, della serie, ma anche non della serie, abbiamo creato un vero legame”.