Caterina De Angelis, da figlia (vera) di Margherita Buy a 'figlia' di Carlo Verdone: "Mi ha messa in guardia dal fare l'attrice"
di Gianmaria Tammaro , di Gianmaria TammaroDice Caterina De Angelis, attrice e studentessa di cinema, figlia di Margherita Buy, di aver sempre voluto recitare. "All'inizio, però, ho avuto paura: non volevo dirlo. Mi sono sbloccata quando ho preso parte al cortometraggio di Maria Sole Tognazzi, Nato raro". Ed è stato in quel momento, racconta, che ha saputo di Vita da Carlo, la serie tv di Verdone distribuita da Amazon Prime Video. Interpreta Maddalena, la figlia dell'attore.
Mentre si racconta, Caterina non ha fretta. Sa cosa dire e soprattutto come dirlo. Parte dall'inizio: parla della scelta di studiare a Londra, delle differenze con l'Italia, del suo grande amore per il cinema; parla di giovani e di punti di riferimento. A un certo punto cita Sorrentino e La grande bellezza. "Per prepararmi per il provino di Vita da Carlo - ricorda - sono andata a Capalbio, nella nostra casa, e mi sono fatta aiutare da mia zia e dal mio fidanzato. Quando mi hanno richiamata, dall'altra parte…
Dice Caterina De Angelis, attrice e studentessa di cinema, figlia di Margherita Buy, di aver sempre voluto recitare. "All'inizio, però, ho avuto paura: non volevo dirlo. Mi sono sbloccata quando ho preso parte al cortometraggio di Maria Sole Tognazzi, Nato raro". Ed è stato in quel momento, racconta, che ha saputo di Vita da Carlo, la serie tv di Verdone distribuita da Amazon Prime Video. Interpreta Maddalena, la figlia dell'attore.
Mentre si racconta, Caterina non ha fretta. Sa cosa dire e soprattutto come dirlo. Parte dall'inizio: parla della scelta di studiare a Londra, delle differenze con l'Italia, del suo grande amore per il cinema; parla di giovani e di punti di riferimento. A un certo punto cita Sorrentino e La grande bellezza. "Per prepararmi per il provino di Vita da Carlo - ricorda - sono andata a Capalbio, nella nostra casa, e mi sono fatta aiutare da mia zia e dal mio fidanzato. Quando mi hanno richiamata, dall'altra parte c'era Verdone".
Che cosa le ha detto?
"Ma non sei la figlia di Margherita? Non ci posso credere. Io mi sono messa a ridere, lo confesso. L'ultima volta che ci siamo visti ero ancora una bambina. Ero timidissima e non parlavo".
Com'è stato lavorare in questa serie?
"È stata un'esperienza incredibile e, soprattutto, molto divertente. Per tutto il tempo, avevo la sensazione di far parte di qualcosa di surreale. Dopo un anno di pandemia, completamente ferma, questa serie è arrivata quasi all'improvviso. Mi ha permesso di riprendermi".
Qual è stata la prima cosa che l'ha incuriosita?
"La presenza di Carlo, non posso negarlo. Lo conosco da sempre. I miei genitori mi hanno fatto vedere i suoi film, e di questo sono estremamente grata. Carlo è stato un punto di riferimento per me. E poter lavorare con lui è stata un'occasione unica. La sceneggiatura iniziale era breve, non molto dettagliata. Grazie all'aiuto di Carlo, diverse dinamiche sono diventate subito chiare".
Per esempio?
"Quella tra il mio personaggio e il suo fidanzato. Una relazione che mi ha ricordato quello che ho passato. Anche per questo motivo mi sono ritrovata subito nel ruolo. Lei determinata, che vive a Londra, e lui più tranquillo".
Ma perché le piace così tanto questo lavoro?
"Oddio, per tantissimi motivi. Sono sempre stata attratta da questo mondo. Mi piace molto l'idea di poter vivere tante vite. Quando uno recita, se lo fa bene e con passione, può entrare nella vita di qualcun altro, e può vivere un'esperienza lontana dalla propria normalità. Chi recita può provare altre cose, cose che prima non conosceva, sulla propria pelle".
Qual è l'ultimo film che ha visto?
"Detachment di Tony Kaye, con Adrien Brody. Mi è entrato nel cuore".
Perché?
"Fa parte del mio genere preferito di film. Certo, apprezzo le grosse produzioni che raccontano storie straordinarie. Ma i film come Detachment, piccoli ed estremamente intimi, che non sembrano dire molto e che invece parlano delle cose veramente importanti, di quello che ci succede e che proviamo, sono stupendi".
Chi fa l'attore non ha nessuna certezza.
"Ed è una delle cose che mia madre mi ha sempre ripetuto. Ma non mi ha mai impedito di seguire questa strada, voglio specificarlo. È stato scritto in molte interviste, e non è così. Mia madre mi ha sostenuto dal primo momento".
In che modo?
"Conosce questo lavoro, conosce le mille difficoltà che comporta. Non mi ha mai impedito, o vietato, di fare l'attrice. Mi ha messo in guardia. Quando ha capito che il mio non era un capriccio, ma una cosa seria, è stata la prima ad aiutarmi".
Le dà fastidio parlare sempre di sua madre?
"Ma no. Ovviamente me l'aspettavo. È giusto. Ma forse, a questo punto, ho detto tutto quello che potevo dire".
Lei, ora, si trova a Londra.
"Studio cinema all'università di Exeter, una cittadina qui vicino. Ma, ammetto, non sono una grandissima fan dell'Inghilterra".
Per quale motivo?
"In Italia anche il modo di insegnare è estremamente travolgente: ti fa venire voglia di studiare, di capire, di imparare. Qui no. Qui è tutto molto meccanico. Non recupero un determinato film perché è un bel film, o perché voglio vederlo; lo recupero unicamente per fare un esame".
Sa già di che cosa parlerà nella sua tesi?
"L'ho deciso proprio in questi giorni. Mi piacerebbe parlare della rappresentazione della bellezza nel cinema italiano. Quindi Fellini, il neorealismo, fino a La grande bellezza di Paolo Sorrentino".
Ha visto È stata la mano di Dio?
"Ancora no. Però La grande bellezza mi ha fatto innamorare del cinema. È un film che è riuscito a entrare nella testa di tutti: ha un linguaggio universale. Se poi conosci quel mondo, quella dimensione, è ancora più incredibile".
Perché?
"Perché ritrovi determinate cose e determinate dinamiche, e riesci a distinguere la bellezza dalla tristezza, la meraviglia dall'angoscia. Tutti amano La grande bellezza, ma sono pochi, secondo me, quelli che lo capiscono profondamente".
Fare l'attrice significa anche essere costantemente giudicata. È una cosa che le dispiace?
"Sì e no, devo essere onesta. Da una parte mi sento molto fortunata, perché ho iniziato a fare questo lavoro in un periodo estremamente particolare, in cui c'è molta considerazione per quello che viene detto. Mi sento protetta da una società che sta cambiando. Dall'altra parte, però, sono convinta che ci sarà sempre qualcuno pronto a ferirmi".
Qual è la cosa di cui ha più paura?
"Di essere vista come la persona che non sono. Ho scelto questo mestiere perché lo amo. Non è mai stato facile. E non l'ho certamente scelto perché lo fa anche mia madre. Ecco, questa è un'idea sbagliata, che può farmi davvero male".
L'Italia è un paese per giovani?
"In questo momento, secondo me, no. Ho avuto il privilegio di frequentare la scuola internazionale, a Roma, e in quel periodo della mia vita ho vissuto in una bolla. Non ho visto certi problemi e certe situazioni. Ho conosciuto la realtà solo quando mi sono diplomata, e mi sono ritrovata in un altro mondo".
Che mondo?
"Uno pieno di discriminazioni, di assurdità e di pregiudizi. Non siamo riusciti a far passare il Ddl Zan. È una cosa praticamente impossibile da spiegare agli inglesi. Loro, oggi, stanno lottando delle battaglie che per noi non esistono nemmeno".
Nel cinema italiano c'è spazio per le novità?
"Secondo me ci sono attori e attrici molto bravi, che ce la faranno nonostante tutto. Matilda De Angelis, per esempio, è straordinaria. È la più figa di tutti. Però sì: è un mondo molto difficile. Ci sono dei pilastri, dei livelli precisi a cui aspirare. Chi è bravo in Italia altrove è bravissimo. Quindi forse questa non è proprio una cosa negativa".
Ha mai pensato di lavorare all'estero?
"Assolutamente sì. È il mio sogno più grande. Però voglio lavorare anche in Italia".
Una volta laureata, tornerà a casa?
"Sì, anche perché non ho ancora frequentato una scuola di recitazione. E secondo me, per farcela, non basta avere un po' di talento. Bisogna studiare. L'anno prossimo farò l'esame per la Silvia D'Amico. Voglio imparare e voglio essere competitiva".
Un film che le è piaciuto?
"Dio esiste e vive a Bruxelles di Jaco Van Dormael. Per me è spettacolare. Dimostra l'infinito potenziale del cinema".
E una serie tv?
"La prima stagione di The end of the f***ing world. Racconta una storia tutto sommato piccola, di due ragazzi. A tratti sì, anche estrema. Ma è una storia intima. Bellissima".
Tratto, tra l'altro, da un fumetto. Lei è un'appassionata?
"Non sono una grande esperta, no. Ma quest'anno, all'università, ho scelto un corso che approfondisce anche i fumetti".
Qual è la sua battuta preferita?
"Non credo di averla. Ma mi è piaciuta molto la citazione iniziale di Detachment. È una frase di Albert Camus; dice: Non mi sono mai sentito così profondamente distaccato da me e così presente nel mondo nello stesso momento. Ci sentiamo tutti così delle volte".