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La fantastica signora Maisel non è più così fantastica

Multischermo / Su Prime Video i primi due episodi della quarta stagione della serie
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Una sognatrice impenitente, a New York negli anni tra i 50 e i 60: a suo totale rischio e pericolo, ma a questo punto anche un po’ a rischio della serie più deliziosamente vintage degli ultimi anni. Prime Video ha reso disponibili i primi due episodi della quarta stagione de La fantastica signora Maisel: ma il tempo non volge al bello, sotto vari punti di vista.

La terza stagione si era conclusa con la ragazza cacciata dal tour della star mondiale Shy Baldwin: nei numeri comici che introducevano l’attrazione principale si era permessa una vaga allusione ai gusti sessuali del medesimo. Risultato, cacciata via, Baldwin che annuncia in fretta e furia un matrimonio di facciata e la nostra Mrs. Maisel che torna all’ovile newyorchese senza niente, un futuro, una prospettiva. E quando la sua arcigna manager le spiega che il sistema non funziona come vorrebbe lei, Maisel replica: e allora cambiamolo, qu…

Una sognatrice impenitente, a New York negli anni tra i 50 e i 60: a suo totale rischio e pericolo, ma a questo punto anche un po’ a rischio della serie più deliziosamente vintage degli ultimi anni. Prime Video ha reso disponibili i primi due episodi della quarta stagione de La fantastica signora Maisel: ma il tempo non volge al bello, sotto vari punti di vista.

La terza stagione si era conclusa con la ragazza cacciata dal tour della star mondiale Shy Baldwin: nei numeri comici che introducevano l’attrazione principale si era permessa una vaga allusione ai gusti sessuali del medesimo. Risultato, cacciata via, Baldwin che annuncia in fretta e furia un matrimonio di facciata e la nostra Mrs. Maisel che torna all’ovile newyorchese senza niente, un futuro, una prospettiva. E quando la sua arcigna manager le spiega che il sistema non funziona come vorrebbe lei, Maisel replica: e allora cambiamolo, questo sistema. Vasto programma. Tanto che la partenza è desolante, senza danaro, i figli piccoli gestiti dai nonni in un viluppo familiare che si fa invadente, frustrazione e progetti del tutto irrealizzabili.

Nelle due prime puntate, insomma, si fatica: la serie è vissuta splendidamente per tre stagioni che erano soprattutto brillanti, con i numeri comici da stand-up comedian esilaranti, in un giro che sapeva di futuro e, quando proprio non succedeva niente sbucava Lenny Bruce a rappresentare il mito. Forse Amy Sherman-Palladino, sublime autrice di tutto, ha voluto innestare la crisi attuale nel racconto d’epoca. O forse chissà, il futuro tornerà a sorridere. Per Rachel Brosnahan resta una delle caratterizzazioni migliori degli ultimi anni, la ricostruzione dei bei tempi, tra scenografie e una Coney Island sfavillante è sempre un gran bel vedere e il ritmo non perde colpi. Solo, servirebbe ottimismo in più. Come per tutto quanto. E forse arriverà.

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Secondo un’interpretazione corrente, le anticipazioni di queste ore sui palinsesti estivi delle tv con codazzo di polemiche già in atto sono un vero atto di bullismo nei confronti del telespettatore, già messo a dura prova dai palinsesti invernali in corso.