✕

'Outer range', Josh Brolin cowboy romantico: "Il western ci fa capire di cosa siamo fatti"

L'attore, 54 anni, è protagonista e produttore della serie che arriva il 15 aprile su Prime Video. Storia di Royal Abbott, pater familias in un mondo duro e ostile come quello dei mandriani, che si ritrova a confrontarsi con un misterioso buco nel suo terreno
4 minuti di lettura

Josh Brolin si collega via Zoom dal suo ranch a Paso Robles, California. Alla destra i guantoni da pugile e alla sinistra il cappellino di Chopper Magazine, la rivista per appassionati di moto alla Harley Davidson, ma durante la chiacchierata per parlare della serie Outer Range, dal 15 aprile su Prime Video, fa di tutto per ribaltare l'idea di duro di un certo tipo di immaginario cinematografico americano. "Sono uno che vede la vita piuttosto a colori e credo che questo venga fuori da tanti anni a confrontarmi con il mio essere maschio. Ora ho due bambini uno di cinque e una di un anno che mi si arrampicano addosso a tutte le ore del giorno e della notte e me la godo, veramente. Credo esista un'idea di come dovremmo vivere e di come dovremmo essere in quanto maschi che onestamente credo sia piuttosto una merda, anche se io sono uno che ama i contrasti. Mi rendo conto che ho ancora molto da imparare. Vado in giro con la mia Harley Davidson e vivo in un ranch ma sono anche …

Josh Brolin si collega via Zoom dal suo ranch a Paso Robles, California. Alla destra i guantoni da pugile e alla sinistra il cappellino di Chopper Magazine, la rivista per appassionati di moto alla Harley Davidson, ma durante la chiacchierata per parlare della serie Outer Range, dal 15 aprile su Prime Video, fa di tutto per ribaltare l'idea di duro di un certo tipo di immaginario cinematografico americano. "Sono uno che vede la vita piuttosto a colori e credo che questo venga fuori da tanti anni a confrontarmi con il mio essere maschio. Ora ho due bambini uno di cinque e una di un anno che mi si arrampicano addosso a tutte le ore del giorno e della notte e me la godo, veramente. Credo esista un'idea di come dovremmo vivere e di come dovremmo essere in quanto maschi che onestamente credo sia piuttosto una merda, anche se io sono uno che ama i contrasti. Mi rendo conto che ho ancora molto da imparare. Vado in giro con la mia Harley Davidson e vivo in un ranch ma sono anche uno che guardando un film come King Richard, come mi è accaduto qualche giorno fa, arriva a piangere così forte che a un certo punto ho dovuto fermare la proiezione. Stavo a casa mia. Quel film mi ha molto colpito: quel padre che viene percepito come aggressivo sarà perché c'è qualcosa di irrisolto in lui o perché vede qualcosa nelle sue figlie che gli altri non vedono? È interessante confrontarsi sugli stereotipi".

Brolin, 54 anni una lunga carriera iniziata giovanissimo con il cinema (nel cult Goonies era il fratello maggiore Brandon) e la serie tv di ambientazione western I ragazzi della prateria, ha attraversato più di trent’anni di cinema,  ha sfiorato l’Oscar con Milk, è stato Bush in W. per Oliver Stone, il terribile Thanos nell’Universo Marvel ma è all'immaginario western che è visceralmente legato. "Ancora vivo in un ranch, ho un rapporto antico con le persone che sono protagoniste del loro stesso film: i cowboy. Vent'anni fa ho deciso di smettere di fare televisione perché c'era un'energia che non mi piaceva, c'era questa continua richiesta di contenuto, fare, fare, fare, e questo non funzionava con me, non dico che fosse sbagliato ma io non ero adatto, non mi trovato in quel sistema. Mi sono detto 'preferisco non recitare che farlo così' e ho mollato, mi sono messo a fare il day trading (vendita di prodotti finanziari), ho fatto un po' di soldi così e poi sono arrivati Grindhouse e Non è un Paese per vecchi. Lì ho incontrato un tipo di persone con cui ero in sintonia che vedevano l'insieme dell'immagine e non 'io e i miei valori' e questo tipo di stupidaggini. Ethan Coen mi ricorda tantissimo un cowboy con cui sono cresciuto, persone che sono protagoniste della proria storia e mi piace essere circondato da gente così. Il western mi interessa per questo e anche perché, da una prospettiva romantica, il genere porta l’idea che tutto è sotto controllo, che c'è un uomo senza nome che è l'eroe di tutti i tempi e mi piace l'idea di metterlo a testa in giù e vedere un uomo integro nei confronti della sua famiglia ma che al di sotto di questi valori ha fondamenta molto fragili e così trovo interessante vedere cosa succede quando prende un pugno in faccia che sia un buco nero o qualsiasi altra cosa, ecco quel buco è un simbolo: può essere il proprio Paese, il proprio patriottismo, i propri segreti".

'Non è un paese per vecchi' di Ethan e Joel Coen (2005) 

Brolin torna quindi al genere che più ama, interpretando Royal Abbott, pater familias in un mondo duro e ostile come quello dei mandriani. La sparizione della nuora, un rapporto conflittuale coi vicini prepotenti e un misterioso buco nero nel mezzo della sua proprietà metteranno in crisi tutte le sue certezze. Delle immagini del cowboy, il cavallo, il cappello, Brolin sorridendo dice che preferisci i calzini e più sono consunti più mi piacciono. "A parte gli scherzi se parliamo di film sono diversi gli immaginari collegati al western: se vedi Il grinta è un tipo di cowboy, se vedi Non è un Paese per vecchi un altro, se vedi i film di John Ford è tutta un'altra era. Quello che mi piace è l'idea di una persona circondata da molto silenzio costretto a confrontarsi con se stesso. Sono cresciuto in un ranch, prima di andare a scuola dovevo dare da mangiare a 65 cavalli, cosa che odiavo e trovavo orribile, ma poi adesso guardandomi indietro riesco a vedere tutto questo in modo molto romantico. Invece era tanto, fottutissimo lavoro".

Con i fratelli Coen e il resto del cast di 'Il grinta' alla Berlinale 

Poi Brolin si diverte a raccontare "la storia di Jim Rainbow che è il nonno del mio stuntman che è dello stesso posto da dove vengo io, considerato uno dei più grandi cowboy di tutti i tempi. Si pensa sempre al Texas ma anche la California centrale ha i suoi cowboy, Rainbow è morto con il suo fucile in mano cercando di oltrepassare un recinto di filo spinato c'è una parte di me che si chiede sarà successo davvero? Poi ho sentito una storia che sosteneva che in realtà lui aveva l’artrite e non poteva più andare a cavallo ma non sopportava l’idea di questa cosa e allora abbia in qualche modo organizzato tutto questo perché sembrasse un incidente e magari la sua famiglia potesse avere i soldi dell’assicurazione. Io non lo so fatto sta che la sua storia è piuttosto iconica secondo me, è il tipico racconto western che mi piace. E che mi fa venire voglia di sapere più di lui, della sua famiglia, non si tratta solo di immagini".

Lili Taylor è Cecilia Abbott moglie di Royal 

La serie gioca quindi con l’immaginario western ma con elementi di paranormale. "Mi piacciono questi strani ibridi che mescolano generi diversi o ancor meglio che fanno sposare situazioni contrastanti. Anche un film come Non è un Paese per vecchi dei Coen non è certo un western classico, una storia assurda non reale ma reale, o se pensi al romanzo di Cormac McCarthy Figlio di Dio. La cosa più interessante per me del mettere della fantascienza, degli elementi metafisici nel racconto western è osservare il comportamento delle persone e più il livello è assurdo e più è interessante vedere cosa succede con quel mucchio di topi che si agitano come mi piace chiamare il genere umano. Alla fine è tutto lì: capire di che cosa siamo fatti. Tutti abbiamo una facciata e un'idea di come vorremmo essere visti ma poi c’è la realtà della nostra fallibilità e incertezza. E nella serie, di cui sono anche produttore, abbiamo cercato di mettere tutto questo. Quando devi combattere con gli elementi a meno dieci gradi sotto zero, lavorando tutta la notte ecco in quel momento diventa vero lavoro.  Non certo i red carpet e i discorsi di ringraziamento… quello è proprio un centesimo del nostro lavoro, ecco deve valerne la pena. Tenere insieme una comunità di attori e troupe e poter dire 'tutto questo sforzo vale'. Ciò che conta è che il tuo lavoro lasci un segno, faccia parlare per Non è un Paese per vecchi ho sentito dire ‘odio quel film indipendente’, ‘va bene, parliamone’".

La serie è stata girata a Santa Fe, spiega Brolin: "Dovevamo girarlo a Winnipeg in Canada, amo molto il Canada, ci ho lavorato parecchio ma quando sono stato là dal piano alto di un palazzo, stava nevicando leggermente, ho visto la cittadina dall'altro e mi ha fatto l’effetto di una lettiera per gatti… ora spero che quelli di Winnipeg non si offendano ma non mi sembrava giusta per il nostro racconto, non potevamo stare lì per sette mesi. Poi è arrivato il Covid, tutto chiuso, e dopo abbiamo trovato un altro posto dove si fanno western in California ma lì era veramente nel mezzo del nulla. Alla fine abbiamo optato per Santa Fe. Ci avevo già girato Non è un Paese per vecchi e Il grinta e altri progetti per cui mi ci sento a casa, ho sempre avuto un ottimo rapporto con i nativi americani e i messicani che vivono lì. Ecco Santa Fe è un posto dove mi trasferirei volentieri".