'Night Sky', Sissy Spacek: "Sarò sempre Carrie finché ci saranno ragazzi bullizzati"
di Chiara Ugolini , di Chiara UgoliniMary Elizabeth Spacek coi suoi lunghi capelli e lo sguardo vivace, ha ancora molto della giovanissima attrice che ventenne faceva innamorare di sé il mondo e anche un giovane scenografo che poi sarebbe diventato suo marito, Jack Fisk. Nata il giorno di Natale del 1949 a Quitman, in Texas, una famiglia lontana dal mondo dello spettacolo - il padre era un agente agricolo della contea e la madre una dattilografa presso il tribunale - era la più piccola di famiglia, i due fratelli maggiori la chiamavano Sissy, così è rimasta.
Dopo aver inanellato nel giro di pochissimi anni un film come La rabbia giovane di Terrence Malick (un Bafta come attrice emergente), il successo mondiale di Carrie - Lo sguardo di Satana di Brian De Palma, ancora considerato tra gli horror migliori di sempre e un Oscar per il ritratto della cantante Loretta Lynn ne La ragazza di Nashville è entrata nel pantheon delle star hollywoodiane ma scegliendo di starne sempre un po&rs…
Mary Elizabeth Spacek coi suoi lunghi capelli e lo sguardo vivace, ha ancora molto della giovanissima attrice che ventenne faceva innamorare di sé il mondo e anche un giovane scenografo che poi sarebbe diventato suo marito, Jack Fisk. Nata il giorno di Natale del 1949 a Quitman, in Texas, una famiglia lontana dal mondo dello spettacolo - il padre era un agente agricolo della contea e la madre una dattilografa presso il tribunale - era la più piccola di famiglia, i due fratelli maggiori la chiamavano Sissy, così è rimasta.
Dopo aver inanellato nel giro di pochissimi anni un film come La rabbia giovane di Terrence Malick (un Bafta come attrice emergente), il successo mondiale di Carrie - Lo sguardo di Satana di Brian De Palma, ancora considerato tra gli horror migliori di sempre e un Oscar per il ritratto della cantante Loretta Lynn ne La ragazza di Nashville è entrata nel pantheon delle star hollywoodiane ma scegliendo di starne sempre un po’ al di fuori.
Oggi a 72 anni Sissy Spacek sceglie i progetti con grandissima cura e lascia la sua fattoria in Virginia, dove ha cresciuto le due figlie, solo quando ne è veramente convinta. Come per la serie The Night Sky, su Prime Video, dove è la metà di una coppia di anziani coniugi (lui è J.K. Simmons) che condividono una vita d’amore, l’età che avanza con i tanti acciacchi, un grande dolore personale e soprattutto un grande segreto: nel loro cortile nascosto sotto un capanno c’è un portale per un altro universo. Abbiamo incontrato su Zoom Sissy Spacek.
Qual è l'aspetto che le ha fatto accettare il progetto: più la fantascienza o questa lunga storia d’amore che racconta?
"La combinazione di questi due elementi. La relazione tra questi due è quello che mi ha conquistata, cinquant’anni di matrimonio credo che rendano la storia molto realistica. La parte fantascientifica in qualche modo ha complicato la loro vita, dopo aver avuto un’esperienza di perdita così tragica (la morte del figlio, ndr.) hanno scoperto questa cosa straordinaria nel loro cortile… le due cose sono accadute pressoché simultaneamente. Penso che faccia parte della condizione umana interrogarsi su quello che accade là fuori, per loro diventa una sorta di tortura perché devono tenere il segreto, vivere isolati. Vorrebbero delle risposte per poi poter andare avanti con la loro vita, il tempo passa e loro reagiscono in modo diverso: Irene vorrebbe esplorare l’universo, mentre Franklin vorrebbe solo stare con lei".
Anche lei e suo marito siete sposati da quasi cinquant’anni, ha preso ispirazione dal suo matrimonio per interpretare questa coppia?
"Assolutamente sì ed è una delle ragioni per cui ho voluto fare questa serie, raccontare una storia così lunga e così preziosa. Una relazione di mezzo secolo è qualcosa di importante ma io sono felice che nella vita abbiamo solo cose mondane, non c’è nessun problema che riguardi lo spazio nel mio matrimonio. Io la porta per vedere cosa c’è di là del portale la aprirei solo se potessi portare tutta la mia famiglia".
Era la prima volta che lavorava con J.K. Simmons.
"Mi sono sentita sempre al sicuro qualunque cosa accadeva nella scena. J.K. è un attore molto presente, generoso e gentile. Ci siamo divertiti e in un paio di occasioni ho pensato che ci saremmo ammazzati nel girare quella sequenza ma invece ce l’abbiamo fatta. È strano incontrare qualcuno e dopo un paio di giorni interpretare una coppia sposata da cinquant’anni, ma è il nostro mestiere: siamo attori, è quello che facciamo. È stata un’esperienza di grande collaborazione con gli showrunner".
Crede che nell’industria ci siano troppi pochi ruoli da protagonisti per attori della vostra età?
"Assolutamente, penso proprio di sì. Almeno per quello che riguarda il cinema perché non ottieni un ruolo da protagonista dopo una certa età perché i giovani vanno al cinema, mentre quelli non più tanto giovani stanno a casa a vedere la tv. Mentre la nostra coppia, Irene e Franklin, beh loro sono più fortunati: loro posso stare a casa e guardare l’universo".
Lei ha una carriera da sessanta titoli, un film che ha vinto un Oscar, ma in tutto il mondo è conosciuta per Carrie. Quasi cinquant'anni dopo che legame ha ancora con quel film?
"Carrie - Lo sguardo di Satana è stato un film su cui non ho avuto nessuna esitazione, appena me l’hanno proposto ho detto: 'lo faccio fosse anche l’ultima cosa che faccio al cinema'. Non avrei mai immaginato che sarei stata in giro così a lungo e che quel film sarebbe sopravvissuto fino ad oggi. Credo che la ragione sia che i ragazzini ancora oggi, alle medie o al liceo, si sentono tormentati, bullizzati, torturati… è qualcosa che in misura diversa abbiamo vissuto tutti quando eravamo giovani e magari anche dopo. Credo che il potere del film derivi da quello e ogni anno ci sono nuovi ragazzi che fanno questa esperienza per la prima volta. È diventato un fenomeno, cosa che non avremmo mai immaginato. Ci saremmo accontentati di continuare a lavorare dopo quel film".
Quale crede sia stato l'incontro più importante della sua carriera?
"Senza dubbio quello con Terrence Malick con cui ho fatto La rabbia giovane. È stata una delle prime cose che ho fatto nella mia carriera e su quel set ho capito che fare cinema non aveva a che fare solo con gli attori, gli interpreti stanno sulle spalle di un gruppo di persone che lavorano dietro la macchina da presa. Su quel film ho conosciuto mio marito che era lo scenografo quindi mi ha cambiato la vita, ma soprattutto con Terrence ho capito che il cinema era arte".