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Ludovico Bessegato, da 'Skam' a 'Prisma': "Generazione fluida. I ragazzi delle serie tv raccontano la realtà"

Dopo il successo delle cinque stagioni della serie dei liceali romani, una nuova sfida per lo showrunner degli adolescenti. "C'è stato un momento in cui ho pensato: mollo tutto e cambio pubblico"
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"Non nascondo che la paura è tanta, paura del confronto". Ludovico Bessagato, 39 anni, milanese, pensava di fare il magistrato o il politico e per un incontro casuale con il teatro è finito a fare il regista, lo sceneggiatore, lo showrunner. Dopo aver lavorato a serie come Rocco Schiavone, Il cacciatore ha preso le redini di Skam Italia, il format importato dalla Norvegia che in cinque stagioni ha raccontato le avventure dei ragazzi di un liceo romano diventando fenomeno generazionale. Ora è pronto per una nuova avventura: Prisma dal 21 settembre su Prime Video, produce sempre Cross Productions ed è scritta con Alice Urciuolo, già sodale in Skam.

Ludovico Bessegato sul set 

Prisma racconta il percorso di due gemelli, Andrea e Marco (entrambi interpretati dall’esordiente Mattia Carrano), alla ricerca del loro posto nel mondo, ma anche il lo…

"Non nascondo che la paura è tanta, paura del confronto". Ludovico Bessagato, 39 anni, milanese, pensava di fare il magistrato o il politico e per un incontro casuale con il teatro è finito a fare il regista, lo sceneggiatore, lo showrunner. Dopo aver lavorato a serie come Rocco Schiavone, Il cacciatore ha preso le redini di Skam Italia, il format importato dalla Norvegia che in cinque stagioni ha raccontato le avventure dei ragazzi di un liceo romano diventando fenomeno generazionale. Ora è pronto per una nuova avventura: Prisma dal 21 settembre su Prime Video, produce sempre Cross Productions ed è scritta con Alice Urciuolo, già sodale in Skam.

Ludovico Bessegato sul set 

Prisma racconta il percorso di due gemelli, Andrea e Marco (entrambi interpretati dall’esordiente Mattia Carrano), alla ricerca del loro posto nel mondo, ma anche il loro giro di amici che si muove tra il liceo di Latina, la piscina dove Marco si allena, il mondo della trap. Andrea è un ragazzo che spesso non si sente tale, su questo non riesce ad aprirsi con nessuno neppure con il proprio gemello Marco, all’apparenza identico ma profondamente diverso da lui.

'Prisma' adolescenti in cerca di un posto nel mondo - trailer

Cominciamo dal titolo: Prisma

"Il prisma riconduce all'arcobaleno e quindi al mondo lgbtq+. La cosa che però ci piaceva era l'idea della complessità che si nasconde dietro l'apparente binarietà, semplicità. Il raggio trasparente del sole che filtrato attraverso il giusto angolo rivela un'infinità di sfumature e colori diversissimi. Il prisma è la metafora giusta per quello che volevamo fare: partendo dal tema dell'identità di genere raccontare una realtà complessa incarnata dal nostro protagonista Andrea, che non darà mai una risposta a se stesso o agli altri su quale sia esattamente il confine della sua identità. Estendendo questo tema abbiamo voluto raccontare situazioni e personaggi che fossero ricchi di sfumature e toni cercando di non usare etichette e definizioni precise. La generazione che abbiamo osservato è complessa e noi con la nostra storia abbiamo provato a raccogliere questa complessità e restituirla".

Tutto il cast di 'Prisma', al centro accanto a Bessegato la sceneggiatrice Alice Urciuolo 

A differenza di Skam questa è una serie originale ma ha ancora Alice Urciuolo al suo fianco che ha undici anni meno di lei. Come avete lavorato insieme?

"Alice ha iniziato a lavorare in Cross Productions come stagista dopo aver fatto il master di scrittura seriale di Perugia. Per Skam mi sono fatto aiutare da lei che era molto più prossima di età alla generazione che raccontavamo. La collaborazione da consulente generazionale mi ha rivelato che aveva strumenti creativi molto buoni, ho chiesto a lei di scrivere la sceneggiatura di Skam Italia 3 visto che io stavo montando la seconda stagione, poi lei ha fatto il suo percorso anche da scrittrice e ha portato l’idea di una serie originale che avesse alla base il rapporto tra due gemelli di cui uno era alla ricerca della sua identità di genere ispirandosi all’esperienza della sua compagna di università Giovanna Cristina Vivinetto, poetessa trans che ha un fratello gemello. Il nostro è un sodalizio affiatato, abbiamo sensibilità complementari".

Per Skam siete sempre partiti dal lavoro sul campo, qui come è andata?

"Ancora più che per Skam qui abbiamo fatto tante interviste, incontri e chiacchiere. Abbiamo passato un anno soltanto di approfondimento, da lì siamo partiti per costruire i personaggi, non c’è praticamente nulla di quello che si vede in Prisma che non nasca da un incontro con la realtà. Per esempio la sequenza in cui Andrea parla con suo padre in macchina (e chi vedrà la serie capirà) è praticamente la trascrizione di quella che ci ha raccontato Jessica Giorgia Senesi, una ragazza trans che ci ha fatto da consulente e ci sono mille esempi così".

Come avete scelto i protagonisti e come avete lavorato con i ragazzi?

"Cerco di lavorare con attori che hanno il carisma, la personalità e la 'faccia di tolla' di tradire quello che c’è scritto, di non subire il copione e non subire me in quanto regista. Dal momento che io non conosco il linguaggio dei sedicenni, c’è un patto di fiducia con i miei attori. Per esempio il musicista emergente bravissimo LXX Blood che interpreta Vittorio, il trapper è molto simile al suo personaggio. Mi sono molto affidato totalmente a lui per raccontare le dinamiche del mondo della trap, Ilo, che è interpretato da Matteo Scattaretico è stato una promessa del nuoto e mi ha dato moltissimi suggerimenti sul lessico di quello sport, su quello che si può fare e non fare in piscina. Chiara Bordi (prima ragazza a partecipare a Miss Italia con una protesi, ndr) mi ha aiutato per raccontare la sua protesi senza fare scivoloni ma anche per le musiche, i costumi è stato uno scambio continuo. I nostri attori non sono solo interpreti ma testimoni della loro generazione, è una grande fortuna averli".

Mattia Carrano interpreta sia Andrea che Marco 

Mattia Carrano interpreta entrambi i gemelli, decisione che non è stata presa fin da subito.

"La sceneggiatura prevedeva che fossero due gemelli omozigoti, li abbiamo cercati con l'idea che se non li avessimo trovati avremmo optato per due gemelli non omozigoti. Poi abbiamo avuto la fortuna di trovare Mattia che avevamo scelto come Andrea ed era in grado di diventare Marco con grande naturalezza, abbiamo dovuto lavorare molto dal punto di vista tecnico per capire se nelle sequenze in cui erano insieme la cosa reggeva, abbiamo fatto un test di ripresa e ci siamo convinti che si poteva provare. Anche se poi fino al montaggio finale non siamo mai stati certi se la cosa avrebbe funzionato oppure no".

Perché avete scelto di ambientare la serie a Latina e Sabaudia?

"Fin dall’inizio volevamo che Prisma fosse ambientato in provincia anche per differenziarsi da Skam però non era chiaro quale fosse la provincia, anche perché spesso il luogo dove raccontare una storia va concertata con la produzione per mille motivi pratici, dalle film commission alle location a ragioni di vendita all’estero. Alice è di Latina e mi sono subito innamorato del posto appena ci siamo stati, primo perché è poco raccontato al cinema, in tv e poi perché è una città che non assomiglia a nessun’altra, è giovane, tra le più giovani d’Italia con i suoi 90 anni dalla fondazione, non ha un dialetto, non ha un centro storico, non ha tradizioni locali radicate come quasi tutti gli altri centri italiani questo rende Latina una città dall’identità in costruzione. Convivono il nonno nostalgico fascista con il pappagallo Benito e i cimeli del duce e le evoluzioni di una città che ha dato i natali a Tiziano Ferro, Calcutta, con un amministratore progressista di una lista civica al terzo mandato che in centro ha appeso i versi di Calcutta. Latina è una città complessa in cui convivono anime diverse".

Rispetto a Skam avete scelto un racconto non lineare con salti avanti e indietro.

"L'idea dei salti temporali serviva a declinare il piano della complessità degli eventi, non dare un racconto lineare risponde a quell'idea di realtà sfaccettata e complessa che volevamo raccontare in cui convivono il racconto del prima e del dopo ma anche lì ci piaceva giocare sul fatto che presente, passato e futuro si intrecciano in uno scambio non binario".

Il tema dell'identità di genere, della fluidità era già molto presente in Skam ma qui è centrale. In tutto questo tempo che avete lavorato al progetto cosa le è rimasto?

"È una domanda difficile cui non voglio sottrarmi. Quello che mi è rimasto è la questione della complessità, che il mondo che avevo ereditato e che sostanzialmente divideva l’orientamento sessuale in schemi molto semplici: etero o gay, maschi e femmine, non era il loro mondo. C’è un prisma di complessità là fuori e più indaghi più capisci che il mondo è sfaccettato e questo ci restituisce l’idea che non si può parlare di qualcosa che non conosci, più sviluppi un pensiero complesso più hai domande e meno risposte".  

 

Pietro Turano ha pubblicato una lettera sulle pagine culturali del nostro giornale in cui ha dichiarato di essersi sentito ferito dai commenti che sono stati fatti al tema centrale dell'ultima stagione di Skam.

"Anche io sono rimasto molto male, quei commenti mi hanno molto ferito e per un certo momento ho avuto la tentazione di mollare e dedicarmi ad altro, non un altro mestiere ma magari un altro pubblico. Lì per lì ho provato grande delusione non perché non volevo accettare le critiche, fa parte del nostro lavoro, può capitare di fare qualcosa che non piace ma perché tante persone che avevano amato la serie anche con toni esagerati, con parole sproporzionate 'genio, fantastico, vi amiamo' quando hanno saputo del tema della stagione si sono scagliate contro di noi senza averne vista neppure una sequenza. Temi come il rispetto, non fermarsi alle apparenze, dare risposte intelligenti a domande stupide improvvisamente sembrava che non fossero mai arrivati, i ragazzi si riempiono i profili con frasi del tipo 'Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile. Sempre' e vedere queste reazioni è stato un grande dispiacere, poi ovviamente dopo il primo sconforto abbiamo capito che quel centinaio di messaggi rabbiosi erano solo una parte. Skam è visto da milioni di persone e dopo ci sono arrivate anche tantissime risposte positive e complimenti e lettere. Bisogna ricordare che non tutto quello che viene scritto sui social rappresenta la maggioranza del pensiero, però a livello personale delle riflessioni me le ha suscitate questa storia che mi ha fatto soffrire".

Skam Italia 5 affronta anche il tema delle molestie, del rapporto squilibrato che può esserci tra un adulto e un ragazzo se c'è una manipolazione. Su quel fronte che reazioni avete avuto?

"Buonissime reazioni, qualcuno ha detto che forse quella storia meritava più spazio cosa che può anche essere vera ma rivendico il fatto che i temi affrontati in una serie non possono essere misurati con la bilancia, non è perché abbiamo dedicato più minuti a un argomento rispetto a un altro che pensiamo sia più importante. Era capitato anche nella stagione di Martino che lo spazio dedicato alla malattia mentale di Niccolò era stato più contenuto, non si può parlare di tutto e di tutto nello stesso modo. Anche perché Skam ha un format che abbiamo ereditato dalla serie norvegese che prevede che ogni stagione ci si concentri in particolare su un personaggio nel momento in cui abbiamo avuto come protagonista Elia la parte che riguardava il tema delle molestie è stato raccontato dal suo punto di vista, non quello quindi della vittima  - cosa che ci sembrava anche più originale – ma di un amico che scopre che una persona a cui vuole bene ha subito quell’esperienza. Ci interessava anche questo tipo di educazione sentimentale".  

Skam 5, il trailer. La serie più amata dai ragazzi riparte da Elia

Alla Mostra di Venezia il tema della transizione di genere e della ricerca della propria identità era presente in molti film, da Crialese a Monica e altri. Crede che sia uno dei temi centrali oggi?

"Le persone trans sono sempre esistite, come la disforia di genere e la fluidità. Quello che sta succedendo adesso, e credo che sia meraviglioso, è il fatto che di questo si possa finalmente parlare. Prima la maggior parte delle persone che si trovavano a vivere questa esperienza non pensavano di poterla affrontare apertamente e magari la reprimevano o veniva marginalizzate. Parlando anche solo dell'Italia di qualche anno fa ricordo la reazione che ci fu alla candidatura di Vladimir Luxuria in Parlamento, se ne parlava come se fosse una cosa fuori dalla norma. Piano piano le cose stanno cambiando. In un mondo culturale sano gli scrittori, i cineasti e i filmaker guardano la società, i suoi cambiamenti e ne tengono conto nei racconti che fanno, è un effetto di quello che accade nella società".

 

Ha detto che Prisma non è una serie politica ma in un Paese in cui si fanno le crociate contro Peppa Pig perché si vedono due mamme non pensa che anche soltanto affrontare il tema sia in qualche modo politico?

"In realtà avevo detto che Prisma non è manifesto politico nel senso che la serie non dà risposte, non è un breviario di comportamenti giusti o sbagliati. Faccio un esempio che è una provocazione: in Prisma mostriamo la droga, Andrea è anche uno spacciatore, molti fanno uso di droghe anche pesanti (c’è una sequenza in cui si fanno di cristalli) e io non solo non consumo droga ma non mi sono mai fatto uno spinello in vita mia, questo però non mi impedisce di raccontare una realtà che esiste. Incontro le persone, ci parlo e cerco di raccontare quello che vedo. Ovviamente nel momento in cui decido di raccontare questo tema piuttosto che il movimento neofascista c’è una scelta politica perché tutte le nostre azioni lo sono. Con Prisma non vogliamo convincere nessuno a fare niente, per questo rifiuto l’idea di serie politica perché non mi interessa dare un messaggio o rappresentare un ideale, racconto quello che vedo sperando che questo aiuti le persone ad abituarsi alla complessità che viviamo".

State lavorando a Prisma 2?

"Prisma ha un finale che più aperto non si può, quindi in qualche modo abbiamo in testa quello che potrebbe succedere. Non si inizia una serie pensando che finirà dopo la prima stagione eppure occorre sempre vedere come viene accolta, conosciamo le logiche di mercato e per quanto al momento siano tutti produttori, distributori contenti della prima stagione bisogna vedere la risposta del pubblico".