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Fotinì Peluso nella serie 'Greek salad': "L'Erasmus è ancora l'incontro tra persone che arrivano da mondi diversi"

L'attrice è nel cast della serie francese scritta e diretta da Cédric Klapisch. Ambientata ad Atene, è il seguito vent'anni dopo del suo film 'L'appartamento spagnolo'. Presentata in anteprima al festival Sériesmania di Lille, arriva su Prime Video ad aprile
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LILLE - Fotinì Peluso, 23 anni, è un ingrediente fondamentale della Greek Salad (Salade Grecque) che Cédric Klapisch ha portato in apertura a Sériesmania, il festival francese - il più importante d'Europa - dedicato alla serialità. In una Lille tappezzata di manifesti e affollata dagli appassionati, ha sfilato il giovane cast della serie francese ambientata ad Atene, che è una sorta di seguito ideale, vent'anni dopo la trilogia inaugurata da L'appartamento spagnolo nel 2002, seguito da Bambole russe e Rompicapo a New York.

La serie arriverà su Prime Video ad aprile. Protagonisti sono Tom e Mia, i figli dei personaggi interpretati all'epoca da Roman Duris e Kelly Reilly (che sono nella serie): i due ragazzi ereditano un palazzo dal nonno nel centro di una Atene stretta tra la instabilità economica e la crisi dei…

LILLE - Fotinì Peluso, 23 anni, è un ingrediente fondamentale della Greek Salad (Salade Grecque) che Cédric Klapisch ha portato in apertura a Sériesmania, il festival francese - il più importante d'Europa - dedicato alla serialità. In una Lille tappezzata di manifesti e affollata dagli appassionati, ha sfilato il giovane cast della serie francese ambientata ad Atene, che è una sorta di seguito ideale, vent'anni dopo la trilogia inaugurata da L'appartamento spagnolo nel 2002, seguito da Bambole russe e Rompicapo a New York.

La serie arriverà su Prime Video ad aprile. Protagonisti sono Tom e Mia, i figli dei personaggi interpretati all'epoca da Roman Duris e Kelly Reilly (che sono nella serie): i due ragazzi ereditano un palazzo dal nonno nel centro di una Atene stretta tra la instabilità economica e la crisi dei rifugiati. "Vent'anni fa - ha detto il regista, c'era un grande entusiasmo con l'Europa unita, oggi dopo la Brexit e le altre vicissitudini, attraversa una grande fragilità". Fotinì Peluso, una delle promesse non solo del nostro cinema, interpreta una ragazza italiana che vive nel palazzo di proprietà dei due giovani francesi - lui vorrebbe vendere l'immobile per investire in una startup con la fidanzata americana, lei lavora in un centro occupato che aiuta i migranti - e che vorrebbe diventare magistrato. Un personaggio, quello di Fotinì, che cresce a ogni episodio, con l'attrice che recita a suo agio in quattro lingue: francese, inglese, greco e italiano. L'abbiamo incontrata subito dopo la cerimonia inaugurale.

Com'è stato debuttare a Sériesmania?

"Sono rimasta impressionata dal fatto che è un festival enorme e molto giovane, c'è un grande ricambio generazionale, pieno di idee e con proposte aperte, innovative. Un punto di incontro multiculturale perfetto per questa serie che è un misto di culture, un incontro di umanità. E il pubblico ha accolto con grande calore i primi episodi".

Come è arrivata a Greek Salad?

"Il progetto non mi è arrivato dall'Italia, ma grazie alla Francia, ho sentito parlare del provino, molti mi consigliano di farlo, io ero in vacanza a Parigi e mi sono presentata: già al primo incontro ho capito che questo ruolo era fantastico, sembrava cucito per me. Al secondo, con tutti i registi, mi è sembrato naturale esser della partita. Io ho una madre greca, ho passato ad Atene gran parte dell'infanzia, ho un legame fortissimo. All'inizio il mio personaggio doveva parlare solo inglese, ma poi invece gli autori, dopo averci conosciuti, hanno cambiato i dialoghi e il personaggio, seguito i nostri consigli. E mi ha permesso di stare mesi a casa, per me questo è Atene, scoprendo la città sotto un'altra luce. Anche perché Atene è una dei protagonisti assoluti della serie".

Si è cercato di evitare gli stereotipi.

"Sì e ho tirato un sospiro di sollievo. Quando si trattano temi che ci stanno a cuore, città che amiamo, abbiamo paura che tutto diventi stereotipo e invece c'è stato uno studio della realtà locale, ci sono moltissimi attori greci che sono entrati nel progetto e un ascolto enorme sia sul linguaggio che sui luoghi e la modalità di vita reale del territorio. Gli autori non volevano assolutamente dare un'immagine distorta, quindi hanno scritto anche sulla base della dell'osservazione che hanno fatto ad Atene".

Il suo personaggio è una italiana che vorrebbe diventare giudice e che sente forte l'idea della legalità, dall'altra c'è la sorella del protagonista che incarna una generazione che si ribella alle regole di un'Europa che non pensa agli ultimi.

"Su questo noi attori, che abbiamo fatto gruppo da subito, abbiamo molto riflettuto e discusso, ci siamo posti tante domande. È stato per noi anche un momento di crescita. Ma quello che amo della serie è che non esiste il bianco e nero, che si lavora sulla coesistenza di due idee entrambe legittime, quella di credere nella legalità, ma anche riprendere in mano la solidarietà umana e in un'accoglienza che non va dimenticata".

Lei ha studiato al liceo romano Virgilio, sarà stata abituata al dibattito.

"I miei anni sono stati meno all'impronta della consapevolezza politica. Ma questi temi, alle assemblee, durante le occupazioni, li abbiamo affrontati, soprattutto il discorso dell'immigrazione".

 Romain Duris nel film 'L'appartamento spagnolo' (2002) di Cédric Klapisch  

Rispetto a L'appartamento spagnolo: vent'anni dopo cosa è cambiato e cosa no per la generazione Erasmus?

"La serie è figlia di quei film, ma non c'è nessun intento emulativo. I personaggi sono diversi, ci sono richiami ad allora, ma in vent'anni la società è cambiata tantissimo. I primi Erasmus erano diversi, oggi la mia generazione è più abituata alla diversità, è curiosa rispetto all'altro, è più facile viaggiare, c'è una tecnologia che ci aiuta. Ma il messaggio resta lo stesso, la bellezza dell'incontro e del confronto tra persone che arrivano da mondi diversi, legati in modo indissolubile da qualcosa di ancestrale che riguarda l'essere umano"

Il ricordo più bello del set?

"Una notte, dopo la scena di una festa, tutti insieme abbiamo proseguito la notte, eravamo tantissimi, in un bar a chiacchierare e poi nel palazzo dove tutti noi attori vivevamo insieme. Continuare a palare con un senso di calma, senza nessuna ansia. E siamo andati direttamente al lavoro il giorno dopo, con le nostre occhiaie, la stanchezza comune ma un sorriso enorme stampato in faccia".

Lei vive a Parigi da tempo.

"Sì e sono felice. Amo l'Italia, ma qui c'è un sostegno e un fermento culturale enorme. È una città in cui, appunto, le culture si mischiano davvero, è facile incontrare persone di mondi diversi, la creatività e la cultura sono valorizzati. Vado al cinema da sola, vedo spettacoli a teatro, ci sono musei, sconti e mille iniziative di quartiere".

Pierfrancesco Favino sottolinea il fatto che le major quando girano in Italia usano attori americani anche per i ruoli di italiani. Vale anche per la sua generazione?

"Assolutamente sì. È una cosa antipatica che succede molto spesso. Mi è capitato molte volte di imbattermi in ruoli per serie anche di piattaforme importanti che per storie e personaggi italiani partono con i provini e poi ti spiegano che alla fine hanno deciso fare cast americani che studiano l'accento italiano. Una roba folle. Mi pare giusto cercare attori che siano legati al territorio, che lo conoscano e siano in grado di restituirlo con verità. Per questa serie invece sono stati presi moltissimi interpreti greci e molti dei loro ruoli ampliati strada facendo. Questo ha permesso di restituire la vera vita della città, una Grecia non distorta. Credo che le major abbiano paura, non si fidino fino in fondo la scelta degli americani per loro significa avere una garanzia rispetto a ciò che già conoscono".

A che sta lavorando ora?

"Sto lavorando su me stessa. Sono stata ferma per un po', l'ultimo progetto a dicembre, dopo un anno di fuoco. Ne ho approfittato per occuparmi della mia vita, della mia crescita. Ho fatto un viaggio da sola in India, sono tornata la settimana scorsa. Avevo bisogno di staccare dalla città, e anche dall'Europa. A maggio ho un nuovo progetto, un piccolo ruolo molto carino, film francese, ma anche greco. Ritroverò parte della troupe di Greek Salad. E poi ho tanti film in uscita, La tresse di Laetizia Colombani, film internazionale girato tra Canada, India e Italia che dovrebbe uscire a novembre, incrociamo le dita su una presenza ai festival. E poi il film di Maria Sole Tognazzi, Dieci minuti, in cui interpreto la sorella di Barbara Ronchi, il film è incentrato sul rapporto tra queste sorelle".

Le piace lavorare con registe: Archibugi, Tognazzi, Colombani.

"Ho avuto la fortuna di lavorare con tre cineaste meravigliose, mi piace molto lo sguardo femminile. Cambia molto, sono registe diverse, ma c'è qualcosa nella femminilità della regia che mi piace e in cui mi ci ritrovo. Con Francesca da quando ci siamo trovate - a lei devo tutto, lei mi ha scoperto - sul set del Colibrì ci siamo dette che non ci lasceremo più".

Ci sono anche registi che ricorrono.

"Francesco Bruni è uno dei miei padri cinematografici, siamo amici, ci sentiamo spesso. Sono felice del successo di Tutto chiede salvezza, una scia di consensi che continua ancora, andiamo nelle scuole ancora a presentarlo". 

L'ultima domanda riguarda ancora la Grecia, la sua seconda casa, l'infanzia vissuta con la sua nonna materna. L'immagine che le resta?

"Nonna era una delle donne più belle che abbia mai conosciuto. Quando dormivamo da lei la mattina mi svegliavo presto e andavo nella sua stanza, di nascosto da mio padre facevamo colazione insieme, lei inzuppava le fette biscottate nel suo caffè mentre canticchiava. Io ne andavo matta. Quel sapore mi è rimasto dentro e non sono riuscita ancora a ritrovarlo".