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Mélanie Thierry nella terra di nessuno delle combattenti curde: "Bello dar loro voce"

Debutta il 22 novembre su Starzplay sull'app Apple Tv la nuova serie ambientata nella guerra civile siriana e raccontata da un inedito punto di vista, quello di un francese che tra le bombe cerca la sorella Anna, scomparsa anni fa e che tutti credono morta in un attentato al Cairo. La interpreta l'attrice francese di Tavernier e Spike Lee che ha debuttato con Giuseppe Tornatore
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Un thriller bellico, ambientato nella guerra civile siriana e raccontato da un inedito punto di vista, quello di un francese che tra le bombe cerca la sorella Anna, scomparsa anni fa e che tutti credono morta in un attentato al Cairo. È la nuova serie No man's land, che debutta il 22 novembre su Starzplay (8 episodi uno ogni domenica), il canale dell'app Apple Tv, che ha per protagonisti Felix Moati (LOL - Il tempo dell'amore, Hippocrate) nel ruolo del fratello e Mélanie Thierry (The Zero Theorem, Da 5 Bloods - Come fratelli) in quelli della sorella di cui si sono perse le tracce. Classe 1981, un passato da modella, ha debuttato a sedici anni ne La leggenda del pianista sull'oceano, dopo essere stata diretta da Terry Gilliam e Spike Lee, Bertrand Tavernier e Mathieu Kassovitz negli ultimi tempi ha lavorato molto per la tv. Oltre a questa serie sarà una delle protagoniste di En therapie, la versione francese di Intreatment.

Mélanie Thierry qual è stata la sfida maggiore di questo progetto?
"Sicuramente è stata una lavorazione intensa e che ha richiesto molto sforzo per riuscire a dare uno sguardo unico su cosa succede là e fare luce sulle combattenti curde che si oppongono alla dominazione, l'oppressione e il fanatismo di Daesh. Volevamo dar loro una voce perché la loro storia non è granché conosciuta. La serie vuole anche raccontare la nascita dello stato islamico".

Parliamo di Anna, il suo personaggio che si incontra per la prima volta nel sesto episodio?
"Anna è una sorta di fantasma ingannevole, un mistero... c'è qualcosa di veramente romantico nella scelta di questa ragazza di lasciarsi tutto alle spalle, fare tabula rasa e ricominciare da capo in Medio Oriente. È un target vulnerabile perché ha chiuso totalmente con il suo passato, c'è qualcosa di molto coraggioso nel ripartire da zero come fa lei arrivando a crearsi un'identità totalmente nuova in un paese straniero. È stata tradita dalla sua famiglia in Francia e per questo se n'è voluta ricreare una nuova. Questo mi piace molto di Anna".

Cosa sapeva dell'Isis e del conflitto siriano?
"Beh in Francia se ne parla tanto, abbiamo eventi tragici collegati a tutto questo praticamente ogni settimana. Ci fa sentire tutti molto vulnerabili questo potere oscuro che contagia tutto il mondo. Seguire queste ragazze nel loro viaggio, scoprire perché scelgono di prendere in mano un'arma, la loro lotta per non farsi uccidere e il loro bisogno di avere un paese perché le donne curde sono senza patria... è stato bello. E poi siamo entrati nel cuore del conflitto siriano che ha ripercussioni internazionali e questo è stato molto interessante".

Felix Moati nella serie 

Ha incontrato alcune di queste combattenti curde per la sua preparazione?
"No, io personalmente ho scelto di no. Altri della produzione, come il mio compagno di set Felix Moati, hanno scelto di incontrarle. Io sono piuttosto pudica e timida e non mi sarei sentita a mio agio a far parlare queste donne della loro realtà, della loro vita. Tu puoi essere coinvolta finché vuoi nel tuo personaggio ma certo non è come viverlo nella realtà e io non mi sono sentita di chiedere loro di parlarmi di tutto quello che avevano attraversato. Mi sono preparata vedendo tantissimi documentari per capire il loro passato, le loro scelte, qual è la vita di queste donne".

Come è stata la lavorazione?
"È stata lunga e intensa, abbiamo girato in Francia, in Belgio e in Marocco per un paio di mesi. È stato molto interessante il mix di culture e nazionalità che avevamo sul set: il regista e lo sceneggiatore erano israeliani, poi c'era il gruppo degli attori: francesi, inglesi, marocchini e curdi. Questa miscellanea di lingue e culture ha reso l'esperienza molto ricca".

Melanie Thierry: "A 16 anni Tornatore fu il primo a dirmi sì"


Melanie lei ha iniziato giovanissima prima come modella poi come attrice. Quando ha capito che la recitazione era la sua strada?
"È stata una lunga incubazione, c'è voluto tempo. All'inizio ero molto giovane, non è che avessi il sacro fuoco della recitazione, non mi sono svegliata una mattina e mi sono detta 'voglio fare l'attrice'. Soltanto la vita e il lavoro mi hanno portato qui, hanno formato il mio gusto. Gli attori devono essere un po' esibizionisti, portiamo al pubblico storie e emozioni e una parte di noi stessi. Ci vuole tempo per lasciarsi andare. Per tanto tempo io mi sono nascosta ma quando mi sono resa conto che la recitazione mi avrebbe dato una voce a quel punto ho scoperto me stessa".

Qual è l'aspetto dell'essere attrice che le dà più soddisfazioni?
"Gli incontri, gli incontri con i registi soprattutto. Diventare parte di una visione, di un racconto, di quel mondo che vuole essere raccontato. Amo quando i registi ti raccontano una storia ed è importante quando il cinema ti dà una visione del mondo, quando parla della nostra società. Ti consegne le sue paure, le sue follie, la sua poesia e mi piace essere dietro di lui e fare del mio meglio per portare quelle emozioni al pubblico".

Uno dei primi se non il primo in assoluto dei registi con cui ha lavorato è il nostro Peppuccio Tornatore
"Avevo 16 anni, è stato il mio primo film per il cinema, assolutamente il primo. Giuseppe mi aveva vista sulla copertina del Vogue italiano, cercava la protagonista per il suo film e mi chiese di venire a Roma per fare un provino, non ne avevo mai fatti prima. Non avrei mai pensato che avrei potuto essere un'attrice, era tutto nuovo. Presi l'aereo con mia mamma, arrivai a Roma e feci questo provino che era organizzato in modo molto, molto professionale con il truccatore, il parrucchiere, il costumista. Ero intimidita da tutto questo e appena misi il piede nell'ufficio Giuseppe mi vide e disse: "ma sei una ragazzina", " sì certo, ho risposto". E lui "ma non sei come ti ho visto sulla rivista" e io "beh quella è la magia della fotografia, gli ho risposto". E allora mi ha detto "non potrai essere la mia protagonista, sei troppo giovane, non può funzionare devi tornare a Parigi". Ma io gli ho risposto: "ormai sono qui, non ho niente da fare, il mio aereo è stasera, voglio fare il provino. Proviamo perché è un peccato cancellare tutto". E l'abbiamo fatto, lui alla fine del provino ha detto "avevi ragione, funziona". Io stavo praticamente per piangere perché era la prima volta che qualcuno mi diceva sì".


E poi come è andata la lavorazione?
"Abbiamo girato in Ucraina, avevo il mio chaperon, mio zio perché ovviamente ero minorenne. E quando Tim Roth mi ha visto per la prima volta sul set ha detto a Tornatore: "ma che cazzo hai preso un'adolescente, è troppo giovane". Non è stato un commento molto da "Metoo", diciamo. Ho passato settimane e settimane senza lavorare in Ucraina aspettando e mi chiedevo "sarà sempre così? Girare un po' e poi aspettare, aspettare, aspettare..." Però mi è piaciuto lavorare con Giuseppe, una persona veramente carina, timido e gentile, paziente. Io allora non parlavo inglese per niente, lui non parlava francese, io ovviamente non italiano ma ci siamo sentiti ugualmente uniti, legati. Tutto è stato facile e ci siamo capiti in modo semplice. Gli sarò sempre grata, perché mi ha dato la mia prima occasione".

Lei sta lavorando, ha appena finito un film e ne sta girando un altro. Com'è lavorare in questi tempi difficili del Covid?
"Mi sento fortunata a poter lavorare. Ho finito due settimane fa la commedia musicale Tralala con Mathieu Amalric che adoro, è stato bello cantare e ballare in questo contesto. E poi ora sto girando un altro film, La vrai famille, di nuovo con Felix Moati, un film con bambini quindi non facile, ma il fatto di sapere che il lunedì andrò sul set e mi impegnerò per fare un buon film per me è molto importante. Certo la vita sociale sul set in questo momento non è il massimo, ma non possiamo farci niente. Dobbiamo essere consapevoli del momento e fare di tutto per proteggerci anche se non è facile. Anzi è proprio dura anche perché si vive nella preoccupazione per i propri genitori".

No Man's Land

No Man's Land - Stagione 1

Stagione 1

Anno: 2020Episodi: 8Durata media: 60 min.