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'The Mosquito Coast', Justin Theroux: "Il mio antieroe alla Hemingway per un mondo più giusto"

'The Mosquito Coast' è stato un libro, scritto da Paul Theroux e pubblicato nel 1981, poi un film con Harrison Ford: adesso è una serie tv da ieri su Apple Tv. Intervista con il protagonista e produttore
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Allie Fox è un inventore e un idealista. Tutta la sua vita è stata impostata all’autosufficienza, non crede nella società e non crede nello stato. Crede solo in sua moglie, Margot, con cui è cresciuto, e nei suoi due figli, adolescenti. Fuorilegge per motivi misteriosi, i quattro fuggono in Messico. The Mosquito Coast è stato un libro, scritto da Paul Theroux e pubblicato nel 1981, poi un film con Harrison Ford, adesso è una serie tv su Apple Tv. Dalla sua casa di New York, Justin Theroux, protagonista e produttore, ci spiega perché il libro scritto dallo zio più di quarant’anni fa è ancora attuale. "Credo per molte ragioni. Una riguarda il desiderio di aprire la porta di casa e andare fuori alla ricerca della propria beatitudine e del proprio stile di vita. Allie Fox però è un personaggio alla Jack London, alla Ernest Hemingway… questi classici antieroi alla Jack Kerouac. Sono tutti a…

Allie Fox è un inventore e un idealista. Tutta la sua vita è stata impostata all’autosufficienza, non crede nella società e non crede nello stato. Crede solo in sua moglie, Margot, con cui è cresciuto, e nei suoi due figli, adolescenti. Fuorilegge per motivi misteriosi, i quattro fuggono in Messico. The Mosquito Coast è stato un libro, scritto da Paul Theroux e pubblicato nel 1981, poi un film con Harrison Ford, adesso è una serie tv su Apple Tv. Dalla sua casa di New York, Justin Theroux, protagonista e produttore, ci spiega perché il libro scritto dallo zio più di quarant’anni fa è ancora attuale. "Credo per molte ragioni. Una riguarda il desiderio di aprire la porta di casa e andare fuori alla ricerca della propria beatitudine e del proprio stile di vita. Allie Fox però è un personaggio alla Jack London, alla Ernest Hemingway… questi classici antieroi alla Jack Kerouac. Sono tutti accumunati dalla filosofia 'fotti il sistema' sono tutti antieroi che vogliono fare qualcosa che nessun altro ha fatto prima e quest’idea molto americana di andare a Ovest. Questo desiderio di varcare una nuova frontiera, di andare avanti è senza tempo. Vale ancora oggi".

'The Mosquito Coast', Justin Theroux idealista e inventore in fuga in Messico

Questa è una nuova versione della storia, quali sono le principali differenze con il libro?
"Due le principali: intanto la scelta dello sceneggiatore Neil Cross di voler raccontare la storia come un fattore propellente, con qualcuno che dà la caccia a Fox e alla sua famiglia, un elemento che nel libro non c'è. Dal momento che la nostra era una serie che potenzialmente poteva andare avanti anche per diverse stagioni avevamo bisogno di qualcosa che introducesse il pubblico alla storia e che facesse proseguire gli eventi. L'altro aspetto che è diverso sia dal libro che dal film è il ruolo della madre, che là non aveva neppure un nome. Volevamo sviluppare il personaggio e renderla una vera alleata di Allie e darle una sua missione, è interessante come le dinamiche siano cambiate dando più forza a questo personaggio… lei è diventata la matriarca di questa famiglia. Ogni tanto si ha la sensazione che debba fare da genitore anche ad Allie, come anche i figli talvolta sembrano meno figli dei genitori, più intelligenti, sicuramente vedono le cose in modo più chiaro".

Un altro cambiamento rispetto al film dove il racconto era portato avanti dal figlio interpretato da River Phoenix è il fatto che qui un ruolo più centrale ce l'ha invece la figlia quindicenne.
"Volevamo che la serie avesse un nuovo approccio e pensavamo che un’adolescente forte potesse essere avvincente per un nuovo pubblico. Un aspetto interessante di questo rapporto padre – figlia è il fatto che lei non vorrebbe avere niente a che fare con il papà ma invece ci somiglia molto mentre suo fratello più piccolo Charlie vorrebbe essere esattamente come Allie ma invece assomiglia molto più alla madre. Questo è un incrocio interessate, una dinamica famigliare particolare. Se avessimo raccontato questa storia come aveva fatto il libro o il film non ci sarebbe stato un motivo per cui valesse la pena raccontarla di nuovo. La volevamo differente e avvincente".

Il film del 1986 con Harrison Ford, River Phoenix e Helen Mirren 

Allie è un idealista, antimaterialista che combatte il consumismo imperante negli Stati Uniti, il contenuto politico è forte. Come reagirà il pubblico?
"Allie è la tipica persona con cui ameresti conversare per un paio di ore in un bar ma con cui in realtà non vorresti condividere più di quello perché probabilmente diventeresti piuttosto insofferente. Credo che quasi tutti possano essere d'accordo con alcuni dei suoi propositi anticonsumistici, basta guardare alle discariche che ci sono fuori da qualunque grande città per renderci conto che consumiamo troppo rispetto a quello che la nostra terra può reggere, che siano buste di plastica, rifiuti chimici o parti di computer che non sappiamo smaltire. Dobbiamo imparare ad aggiustare le cose invece di buttare sempre tutto quello che non va".

Avete dovuto interrompere la lavorazione per l’emergenza Covid. Che tipo di lavorazione è stata?
"Fare una serie con tante puntate è impegnativo. Non impegnativo come lavorare in fabbrica per cui ogni volta che tu puoi prenderti una pausa – una settimana o due - è benvenuta perché puoi ricaricarti. Certo questa volta la pausa è durata un po’ di più però è stata anche utile per la serie, abbiamo fatto alcuni aggiustamenti. Poi però quando siamo tornati sul set, nel pieno della pandemia, è stato qualcosa di veramente entusiasmante. Anche perché invece è stata una pausa dalla pandemia, finalmente avevamo qualcosa da fare, persone da incontrare, fare battute, dopo essere stati chiusi dentro i nostri appartamenti per così tanti mesi. E non dimentichiamo essere “tamponati” ogni giorno e quindi sentirsi al sicuro. Quando abbiamo finito di girare a Natale ero depressissimo perché sapevo che sarei dovuto tornare dentro la pandemia".

Qualche settimana fa è stato uno dei 'presenter' dei Golden Globe, uno degli attori che consegnano la statuetta, ma non c’erano candidati né premiati. Che cerimonia è stata?
"Strana ma mica brutta. Anzi a dirla tutta io l'ho proprio amata, sarò in minoranza ma è così. E poi di fronte a noi avevamo le persone che si sono impegnate nell’emergenza sanitaria, è stato un grande onore. Normalmente i Golden Globe sono una specie di fiera, lunghe limousine, party, tappeti rossi infinite che sono molto stressanti. Stavolta è stato tutto fuorché stressante: sono arrivato mezz’ora prima, forse ho incontrato un collega con cui ho fatto quattro chiacchiere, tranquille poi sono salito sul palco, ho consegnato il premio ed era fatta! Mezz'ora di tempo e voilà mentre di solito è una questione che ti porta via tutta la giornata fino a notte".

Com'è cambiato il mondo del cinema e dello spettacolo dopo questo anno di pandemia?
"Io penso che alla fine ne usciremo in forma, tutti, ovviamente quando saremo tutti vaccinati e potremo tornare alla nostra vita 'normale'. Una cosa però che secondo me non tornerà come prima è il fatto che ci siamo resi conto che servono molte meno persone per fare certi lavori per via dei protocolli di sicurezza che hanno concesso molte meno persone sul set. I set sono diventati posti molto più tranquilli e secondo me ne hanno giovato, non c’è via vai, si è tutti più concentrati e anche il lavoro ne risulta migliorato".

La sua è una famiglia di artisti, so che c’è anche del sangue italiano. Quanto le sue radici hanno influenzato la sua scelta di diventare attore?
"Sì mia mamma è di Piacenza ed è stata una madre eccezionale; mi ha sempre incoraggiato a cercare quello che mi rendeva felice. E quello che mi rendeva felice era l’arte, lei mi ha sempre sostenuto, mai una volta mi ha detto ‘ forse è una cattiva idea’. Ha ampliato questo mio interesse, era felice che volessi intraprendere questa strada e mi ha sempre ispirato: pittura, recitazione qualunque forma per lei andava bene. È stata favolosa".

Justin Theroux con Laura Dern e David Lynch alla presentazione di 'Inland Empire - L'impero della mente' 

Lei è conosciuto come attore ma è anche produttore, sceneggiatore, regista. Ha iniziato la sua carriera come ballerino, tra pochi mesi farà 50 anni, che vuole fare da grande?
"Cosa voglio fare da grande? Ride… Qualche desiderio da realizzare ce l’ho ancora, magari il musicista di bonghi, chissà. Sono stato non direi intelligente ma bravo nel riuscire a fare la cosa che mi sembrava giusta per me prima che qualcun altro venisse a dirmi ‘devi fare questo’. Mi sono abituato ad andare avanti con quello che mi sembrava organico a quello che avevo fatto fino a quel momento senza ragionamenti sulla carriera o su quello che conveniva fare. Ho preso tutte le decisioni con la pancia. Allo stesso tempo penso che nel mondo dello spettacolo nessuno dovrebbe prendersi i crediti del proprio successo perché è sempre il frutto di un lavoro collettivo, della fiducia che gli altri ripongono in te. Il nostro è un mondo in cui c’è sempre qualcuno che ti dà una mano, nell’arte hai sempre bisogno di qualcuno che ti apre una porta. Quando avevo 19 anni ho avuto un consiglio dal regista James L. Brooks che di fronte alla scelta se andare a New York o Los Angeles per iniziare la mia carriera, mi ha detto ‘senza dubbio vai a New York e poi vai a Los Angeles solo se qualcuno di paga il volo’. È stato un consiglio molto buono perché la competizione a New York era una competizione più sana".

Lei è piuttosto attivo su Instagram, aspetti positivi e negativi dei social network?
"Sicuramente ci sono dei contro oltre ai pro, ma io non lo penso in quei termini. Io vedo Instagram come un magazine da sfogliare e trovare qualcosa di interessante, però di certo non mi capita di stare mezz’ora e poi dire accidenti che tempo ben speso. Credo che nessuno si senta arricchito dopo mezz’ora sui social però il modo in cui piace a me è mettere molte foto del mio cane che è il mio modo per far passare il messaggio che bisogna adottare animali abbandonati, se state pensando di prendervi un cane andate in un canile. Non sono uno di quelli che postano cosa cucinano, cosa mangiano… fondamentalmente il mio Instagram è dedicato a Kuma, il mio cane".