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'Mythic Quest', la vita è un gioco: "Tutti si possono identificare, anche chi non è un fanatico dei videogame"

Dal 7 maggio la nuova stagione della serie tv che mette al centro il mondo dei programmatori di videogame, un po' sitcom e un po' satira, racconta le relazioni sul posto di lavoro con umorismo e intelligenza. L'intervista alla creatrice Megan Ganz
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Se siete appassionati di videogame, ma anche se la parola 'espansione' in voi non suscita nulla, se è un anno che siete in smartworking e vi mancano i colleghi, ma anche se non li sopportate... perché questi sono sicuramente molto meglio. Soprattutto se siete in cerca di una serie tv divertente e intelligente Mythic Quest fa per voi. Creata da Rob McElhenney, Charlie Day e Megan Ganz, arriva per la seconda stagione venerdì 7 maggio in esclusiva su Apple Tv+, un'ottima occasione per recuperare anche la prima annata.

'Mythic Quest', si può ridere di un mondo di videogame

È una full immersion nelle dinamiche che caratterizzano uno studio dove si producono videogiochi, un po' sitcom e un po' satira di un mondo dove il destino di centinaia di lavoratori è nelle mani di un dodicenne influencer che può decretarne il successo o l'insuccesso con la sua recensione, un mondo chiuso…

Se siete appassionati di videogame, ma anche se la parola 'espansione' in voi non suscita nulla, se è un anno che siete in smartworking e vi mancano i colleghi, ma anche se non li sopportate... perché questi sono sicuramente molto meglio. Soprattutto se siete in cerca di una serie tv divertente e intelligente Mythic Quest fa per voi. Creata da Rob McElhenney, Charlie Day e Megan Ganz, arriva per la seconda stagione venerdì 7 maggio in esclusiva su Apple Tv+, un'ottima occasione per recuperare anche la prima annata.

'Mythic Quest', si può ridere di un mondo di videogame

È una full immersion nelle dinamiche che caratterizzano uno studio dove si producono videogiochi, un po' sitcom e un po' satira di un mondo dove il destino di centinaia di lavoratori è nelle mani di un dodicenne influencer che può decretarne il successo o l'insuccesso con la sua recensione, un mondo chiuso e un po' autoreferenziale che gli autori non hanno avuto paura di prendere un po' in giro, ma sempre con rispetto ed equilibrio.

"Sapevamo che ambientare la serie nel mondo dei videogame sarebbe stato difficile perché i giocatori in linea di massima non amano essere assecondati e hanno le antenne dritte per chi parla di quel mondo senza averne consapevolezza e facendo finta di saperne - ci spiega da Los Angeles una degli showrunner Megan Ganz -  Non era assolutamente quello che volevamo: quindi come prima cosa abbiamo diviso il gruppo degli sceneggiatori in due squadre: una metà di persone fanatiche dei videogame come Ashly Burch, che nello show è la testatrice Rachel, che è una giocatrice accanita e ha interpretato un sacco di personaggi nei videogame e un'altra metà che non ne sapevano praticamente niente. Così abbiamo trovato l'equilibrio con una serie che appassiona sia chi è malato di videogame che chi non ci ha mai giocato in vita sua raccontando storie in cui tutti si possono identificare, giocatori e no".

Il gruppo di sceneggiatori si è fatto aiutare anche da diverse compagnie di videogiochi "che ci hanno spiegato come funzionano le cose da loro e ci hanno permesso di essere autentici anche grazie a un grosso lavoro di ricerca, interviste a programmatori ed esperti. La reazione della comunità dei videogiochi è stata molto, molto buona perché hanno capito che da parte nostra c'è un vero apprezzamento della loro arte. Ci siamo posti in modo umile di fronte a creatori di qualcosa che viene visto da miliardi di persone nel mondo rispetto a noi che facciamo tv e al massimo possiamo essere visti da milioni di spettatori".

Rachel (Ashly Burch) e Dana (Imani Hakim) 

La vera forza del film sono le storie e i rapporti che si stringono nello studio, un po' Chiami il mio Agente e un po' Newsroom e un po' tutte quelle serie che negli anni hanno raccontato i posti di lavoro. In questa seconda stagione Ian (lo stesso showrunner Rob McElhenney) e la co-direttrice creativa neopromosso, Poppy (Charlotte Nicdao), lottano con la direzione, apparentemente uniti nella convinzione di dover avere più tempo per la nuova espansione. È divertente il siparietto tra Snoop Dogg e Ian con il primo che chiede "quando arriva la nuova espansione?" e il secondo che risponde: "Quando arriva il nuovo album?". Certo questo anno alle spalle è stato molto difficile e ha avuto un impatto anche sulla trama della serie: "Credo che dopo un anno come quello che abbiamo passato tutti siamo diventati più grati di qualsiasi momento che riusciamo a trascorrere assieme. Non avrei mai immaginato quanto mi sarebbe mancato dire Buongiorno ogni mattina arrivando sul posto di lavoro - riflette Megan Ganz -  Sono le piccole cose che mancano, non importa quanto ti faccia impazzire il tuo vicino di scrivania alla fine i tuoi colleghi diventano un po' una seconda famiglia, almeno è quello che raccontiamo nella serie e che abbiamo provato come cast e troupe. E siamo stati contentissimi di avere l’occasione poi di tornare insieme sul set per la seconda stagione e credo che quella gioia si veda sullo schermo. Credo che dopo un anno come quello che abbiamo passato tutti siamo diventati più grati di qualsiasi momento che riusciamo a trascorrere assieme. Non avrei mai immaginato quanto mi sarebbe mancato dire Buongiorno ogni mattina arrivando sul posto di lavoro. Sono le piccole cose che mancano, non importa quanto ti faccia impazzire il tuo vicino di scrivania alla fine i tuoi colleghi diventano un po' una seconda famiglia, almeno è quello che raccontiamo nella serie e che abbiamo provato come cast e troupe. E siamo stati contentissimi di avere l'occasione poi di tornare insieme sul set per la seconda stagione e credo che quella gioia si veda sullo schermo".

 

Nel frattempo, lo sceneggiatore CW (F. Murray Abraham) dipana alcune questioni irrisolte del suo passato, le tester (Ashly Burch e Imani Hakim) mettono alla prova i limiti di una storia d'amore in ufficio e David (David Hornsby) perde ancora un'altra donna nella sua la vita, mentre l'assistente Jo (Jessie Ennis) si unisce al responsabile della monetizzazione Brad (Danny Pudi). Intanto nel mondo è scoppiata una pandemia e CW viene mandato a lavorare in smartworking. Alza la media di età del cast il premio Oscar F. Murray Abraham, che a 81 anni non smette mai di mettersi in gioco. A causa però dell’emergenza sociosanitaria la produzione ha scelto di girare alcuni episodi in remoto con CW che si collega via Zoom dalla sua casa. "Il personaggio di Murray ha una chimica con gli altri, che si può provare anche attraverso il wi-fi per cui è andata molto bene – racconta Ganz -  Sapevamo che Murray era capace di trovare un equilibrio perfetto tra commedia e dramma e abbiamo scritto un episodio perché lui potesse spaziare tra i due toni ed è stato fantastico". A lui è infatti dedicato un intero episodio che si svolge fuori dallo studio, quello che si intitola Peter in cui CW incontra dopo tanto tempo un amico che gli ha "rubato" quello che è stato il suo grande amore.

Il premio Oscar F. Murray Abraham  

Molto interessante poi è la riflessione che la serie fa sul ruolo delle donne nel mondo dei videogame e la latente misoginia che c’è. "Volendo raccontare in modo onesto il mondo dei videogiochi non volevamo essere timidi nell’affrontare anche le cose che non vanno bene. Per fortuna nessuno ci ha mai detto di questo è meglio non parlare… Questo tema riguarda l’industria dei videogiochi ma anche molte altre. Pensiamo a tutto quello che è successo a Hollywood negli ultimi anni e come vengono trattate le donne nell’industria. Quindi noi ce l’avevamo bene in mente ma dovevamo anche in tutti i modi raccontarlo in modo divertente. Nel gruppo di Mythic Quest cercano di fare del loro meglio anche se fanno tanti errori, nella prima stagione c’era l’episodio in cui un gruppo di ragazzine viene in visita agli studi per incontrare la capo programmatrice Poppi Li ma lei non c’è e David, il produttore esecutivo impazzisce per cercare di motivare queste bambine facendole incontrare con altre figure femminili che possano essere un mentore per loro ma le cose non vanno troppo bene… David vorrebbe più donne nel suo studio ma di fatto non ce le ha. Dalle nostre ricerche è emerso che donne molto giovani sono assunte negli studi di video game ma nelle mansioni meno importanti e quindi il nostro cast è stato costruito in questo modo: Poppi di fatto è il boss del videogame ma il messaggio non doveva essere 'ora è tutto a posto, le donne sono al comando' perché non è così. E così Rachel, Dane e Jo sono ai livelli più bassi della catena lavorativa ma nella serie cercano anche loro di trovare il loro spazio". 

La serie affronta in modo critico la questione degli streamer online spesso giovanissimi chiusi nelle loro stanzette per un numero di ore impensabili al giorno a giocare in diretta. "Trovavamo divertente raccontare che dopo che il lavoro di centinaia se non migliaia di persone possa essere distrutto da un dodicenne con la sua recensione on line. La nostra critica a questi recensori su YouTube è più seria di tanti discorsi che vengono fatti dai giornalisti di settore. Far vedere un intero studio col fiato sospeso in attesa del responso di un ragazzino sul proprio gioco o espansione è qualcosa che ci sembrava molto reale, ma anche molto buffa. Allo stesso tempo bisogna dire che questi ragazzini sono il pubblico a cui questo gioco si rivolge e quindi è anche giusto che dicano la loro. Per questo l’antagonista di Ian in tutta la prima stagione era il ragazzino Pootie Shoe che metteva in crisi l’ego di Ian".