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Joseph Gordon-Levitt, demoni e ossessioni di una superstar

Attore, autore e regista delle serie "'Mr.Corman' su Apple tv+
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Joseph Gordon-Levitt ha compiuto 40 anni, a febbraio, in Nuova Zelanda. Lì ha trasferito la produzione della sua serie tv e la sua famiglia per scampare all'emergenza pandemica. E da lì, nel cuore della notte, si collega per parlare di Mr. Corman, la serie che ha scritto, diretto, prodotto e interpretato e che arriva oggi su Apple tv+. "È la cosa più "mia" che abbia mai fatto ma attenzione, non è un "one man show", ci abbiamo lavorato in tanti. È stata catartica, mi ha permesso di affrontare i miei demoni e perdonarmi le ossessioni. In età adulta si finisce per capire che qualcosa è andata come volevamo e qualcosa no, mi reputo un uomo fortunato ma la mia mente talvolta finisce in zone oscure. Può essere frustrante ma anche divertente, se hai senso dell'umorismo".


Nella serie è Josh, un uomo che ha mollato il sogno di diventare un musicista e ora insegna in una scuola elementa…

Joseph Gordon-Levitt ha compiuto 40 anni, a febbraio, in Nuova Zelanda. Lì ha trasferito la produzione della sua serie tv e la sua famiglia per scampare all'emergenza pandemica. E da lì, nel cuore della notte, si collega per parlare di Mr. Corman, la serie che ha scritto, diretto, prodotto e interpretato e che arriva oggi su Apple tv+. "È la cosa più "mia" che abbia mai fatto ma attenzione, non è un "one man show", ci abbiamo lavorato in tanti. È stata catartica, mi ha permesso di affrontare i miei demoni e perdonarmi le ossessioni. In età adulta si finisce per capire che qualcosa è andata come volevamo e qualcosa no, mi reputo un uomo fortunato ma la mia mente talvolta finisce in zone oscure. Può essere frustrante ma anche divertente, se hai senso dell'umorismo".


Nella serie è Josh, un uomo che ha mollato il sogno di diventare un musicista e ora insegna in una scuola elementare; da un anno si è lasciato con quella che considera la sua anima gemella (che spia su Instagram), vive con il suo compagno di liceo Victor (Arturo Castro) e si tormenta per l'assenza del padre che non vede da quando era piccolo. Ha un complesso rapporto con la madre, una meravigliosa Debra Winger con cui divide una sequenza musical. Tutto questo, insieme all'esplosione della pandemia, finisce per procurargli attacchi di panico.


Più di ottanta film, una carriera iniziata da bambino, la lista di registi con cui ha lavorato è impressionante: da Steven Spielberg (Lincoln) a Christopher Nolan (Inception e Il cavaliere oscuro), da Robert Zemeckis (The walk) a Oliver Stone (Snowden). "Da loro ho imparato a collaborare. Il compito più difficile per un regista è ascoltare le voci di tutti e rimanere fedele al proprio progetto. La prima lezione sul set però l'ho avuta a dieci anni dal grande Robert Redford (In mezzo scorre il fiume, ndr): che c'era una scena in cui continuavo a perdere il mio t-mark (il nastro adesivo, a terra, che indica il punto dove l'attore deve posizionarsi, ndr) così il direttore della fotografia mi ha detto: "È importante, devi stare concentrato". Appena prima di girare la scena Redford, sottovoce, mi dice: "Non ti preoccupare, io non ho mai centrato il mio t-mark". Una umiltà disarmante che mi ha messo completamente a mio agio".


La scelta di trasferire in Nuova Zelanda lavoro e famiglia - la moglie Tasha McCauley, scienziata e amministratrice delegata di una società di robotica, e i due bambini di cinque e quattro anni - "è stato un colpo di fortuna, come aver vinto alla lotteria. Ci stiamo benissimo ma presto dovremo tornare a Los Angeles per i miei impegni d'attore. Ci mancherà. Stimo il modo di vivere dei neozelandesi, improntato alla comunità. Credo sia questo il segreto che ha permesso loro di tenere lontano il virus".


Prima di partire per Wellington ha capito che per superare il lockdown si poteva utilizzare Create together, una piattaforma che ha vinto due Emmy e ha ora conquistato la terza nomination, nata anni fa, realizzata insieme al fratello Daniel, ingegnere informatico morto a 36 anni, e trasformata in una sorta di web show realizzato da più di 17.000 persone da 105 paesi diversi. "Quando è esplosa la pandemia eravamo nel pieno della produzione di Mr. Corman e non sa quanto mi sia innervosito perché erano anni che aspettavo di realizzarlo. Poi, però, mi sono reso conto che c'era tanta gente che stava molto peggio di me e che potevo starmene tutto sommato tranquillo a casa. Mi ha colpito molto quello che avete fatto in Italia: le canzoni sui balconi, gridare "grazie" dalla finestra a chi stava lavorando per la nostra sicurezza. Io l'ho fatto con i miei bambini, è stato emozionante. Così è nato questo progetto di condivisione, un po' un modo per continuare a urlare "grazie" e cantare sui balconi".


A Los Angeles lo aspettano un paio di progetti per il cinema e per la tv ma il prossimo film è il nuovo Pinocchio della Disney, diretto da Zemeckis, in cui presta la voce al Grillo Parlante. "Mi piace il fatto che nel film, come nel romanzo di Collodi, ci sia un forte contenuto morale. Oggi tanti film e show per bambini sono solo intrattenimento, mentre sono convinto che la lezione di Pinocchio sia essenziale: non esiste niente di più importante dell'onestà".