'Truth be told', fede, amicizia e misteri: Octavia Spencer indaga insieme a Kate Hudson
di Chiara Ugolini , di Chiara UgoliniLa prima è figlia naturale di Goldie Hawn e adottiva di Kurt Russell, la seconda ha perso il padre a tredici anni e la madre a diciotto. La prima ha lavorato in spot e film fin da piccolissima, la seconda si è laureata in giornalismo e teatro in Alabama prima di mettere piede su un set a 27 anni. La prima ha tre figli avuti da tre mariti diversi, la seconda non è mai stata sposata e non ha eredi. Non potrebbero essere più diverse Kate Hudson e Octavia Spencer, un po' come la giornalista investigativa Poppy e la scrittrice e guru esistenziale Mikah Keith, protagoniste della seconda stagione della serie tv Truth be told, dal 20 agosto su Apple tv+. Eppure la loro chimica sullo schermo è innegabile. La prima stagione ha costretto Poppy a rivedere un caso degli anni Novanta e attraverso il suo podcast fare ammenda degli errori passati. In questa seconda sarà la sua amicizia con Mikah, una ex ragazza interrotta diventata donna di successo, a po…
La prima è figlia naturale di Goldie Hawn e adottiva di Kurt Russell, la seconda ha perso il padre a tredici anni e la madre a diciotto. La prima ha lavorato in spot e film fin da piccolissima, la seconda si è laureata in giornalismo e teatro in Alabama prima di mettere piede su un set a 27 anni. La prima ha tre figli avuti da tre mariti diversi, la seconda non è mai stata sposata e non ha eredi. Non potrebbero essere più diverse Kate Hudson e Octavia Spencer, un po' come la giornalista investigativa Poppy e la scrittrice e guru esistenziale Mikah Keith, protagoniste della seconda stagione della serie tv Truth be told, dal 20 agosto su Apple tv+. Eppure la loro chimica sullo schermo è innegabile. La prima stagione ha costretto Poppy a rivedere un caso degli anni Novanta e attraverso il suo podcast fare ammenda degli errori passati. In questa seconda sarà la sua amicizia con Mikah, una ex ragazza interrotta diventata donna di successo, a portarle un nuovo caso su cui indagare: il marito di Mikah, il documentarista russo Joshua, viene trovato ucciso tra le braccia di un giovane uomo ma la verità dietro a questo choc è molto più complessa.
"Quando ho saputo che sarebbe stata Kate a interpretare Mikah il mio corpo ha esultato perché è semplicemente una delle attrici di maggior talento in circolazione - racconta Octavia Spencer in collegamento zoom da Los Angeles - il rapporto tra Poppy e Mikah è talmente profondo e la loro amicizia così importante che avere Kate è stato il massimo". "Sono una che piange spesso alla fine delle riprese, questa volta ho veramente versato tutte le mie lacrime - le fa eco Kate Hudson dalla finestra virtuale della sua vacanza con la famiglia in Grecia - Eravamo tutti insieme nel mezzo di una pandemia, forse per via di questa bolla che si è creata ci siamo sentiti veramente molto, molto uniti. Si è creata un'atmosfera familiare ben gestita dal nostro leader che era Octavia. È stata lei a dare il tono giusto a questa esperienza".
Diversa da ogni altra giornalista investigativa mai ritratta finora sul piccolo schermo, Poppy "è una donna molto interessante, non so quante persone hanno una cappella per pregare nella propria casa. Vive il conflitto tra la sua fede e il suo mestiere - spiega Spencer che è anche produttrice della serie - Ogni volta si ritrova a dover affrontare le conseguenze delle sue indagini sulla sua famiglia, le sue amicizie". La parola che Kate Hudson ha appuntato sul suo specchio per incarnare Mikah è stata "narcisismo. Credo che sia l'elemento che spiega come questa donna sia arrivata dove è arrivata. Mikah è molto affascinante e anche se non possiamo rivelare molto del suo viaggio possiamo dire che quello che accade nella serie mette a dura prova il rapporto di amicizia tra queste due donne". I temi in ballo sono tanti, ma al cuore di questo nuovo caso c'è la questione della fiducia fra persone che si conoscono dall'infanzia. "Considero la lealtà un valore molto importante - dice il premio Oscar per The Help - Nella mia stretta cerchia non c'è nessuno di cui io non nutri profonda fiducia perché la fiducia è la conseguenza dell'amore, la sollecitudine, la cura. Questa pandemia ci ha insegnato parecchio sul fronte delle priorità".
"La fiducia è il centro di ogni rapporto, quello che ci fa sentire sicuri - riflette Kate Hudson - In una serie che si intitola la Verità da dire la fiducia è strettamente legata alla verità. Ci chiediamo: quanto siamo veritieri con noi stessi e con gli altri?". Percorsi di vita molto diversi per le due attrici, figlia d'arte, Hudson se potesse avere di fronte a sé la Kate adolescente: "Credo che mi darei un grande abbraccio. La mie battaglie personali e la mia situazione familiare sono state delle sfide ma in qualche modo mi hanno formato, mi hanno preparata al mio futuro. Però ho avuto dei traumi personali che non mi sono concessa di riconoscere. Molte giovani donne si sentono così e avrebbero bisogno di qualcuno che dica loro: 'Va bene così, è normale sentirsi male'".
Risposta diversa per Octavia Spencer: "Alla mia stessa sedicenne non credo che darei nessuna dritta perché tutto quello che ho vissuto mi ha reso chi sono oggi. Le direi semplicemente: Rimani sulla rotta Octavia". Un approccio piuttosto differente anche per quel che riguarda i social network che entrambe navigano ma in modo differente: "Sono della vecchia scuola, penso che condividiamo fin troppo. Quello che mi piace del creare nuove relazioni è l'idea che tu vieni invitato in quel nuovo spazio. Con l'avvento dei social media non esiste più questo invito, le persone possono googlarti e sapere molto del tuo passato, ma è una conoscenza autentica? Cerco di navigare i social media nello stesso modo in cui navigo la mia vita e conservare gli aspetti più personali per le persone con cui ho intimità. Le persone devono condividere quello che vogliono condividere però devono essere consapevoli che poi rimarrà lì per sempre". "Credo che ci sia un grande equivoco - dice Kate Hudson piuttosto attiva sui social - Io sono una sostenitrice della libertà, le persone dovrebbero essere libere di fare come vogliono, condividere o non condividere. Quando poi la questione riguarda il dolore, il lutto, esistono studi su come si possa processare tutto questo per guarire. Spesso quando si insiste a voler tenere tutto dentro si finisce per vivere una specie di depressione, ma certo questo non vuol dire che si debba per forza condividerlo con il mondo di Instagram".