✕

'Pachinko', il salto di specie delle serie tv

Multischermo / Su AppleTv+ la storia di una famiglia coreana che attraversa il Novecento
1 minuti di lettura

Se anche si fosse contrari a imponenti serie che arrivano da molto lontano e che intrecciano storie di famiglia e contrasti sociali, ci si può limitare alla sigla. E si finirà a volerla rivedere anche per gli altri sette episodi, sbalorditi. Gli attori protagonisti, in contesto coloratissimo, ballano ognuno per conto proprio Let’s live for today, dei Grass Roots. Che altro non è che Piangi con me dei Rokes, scritta da Shel Shapiro con testo di Mogol, tradotta poi dagli americani e destinata alle classifiche.

E sì, poi c’è anche la serie: che è Pachinko (su AppleTv+), ovvero come i coreani si presero quasi definitivamente il posto d’on…

Se anche si fosse contrari a imponenti serie che arrivano da molto lontano e che intrecciano storie di famiglia e contrasti sociali, ci si può limitare alla sigla. E si finirà a volerla rivedere anche per gli altri sette episodi, sbalorditi. Gli attori protagonisti, in contesto coloratissimo, ballano ognuno per conto proprio Let’s live for today, dei Grass Roots. Che altro non è che Piangi con me dei Rokes, scritta da Shel Shapiro con testo di Mogol, tradotta poi dagli americani e destinata alle classifiche.

E sì, poi c’è anche la serie: che è Pachinko (su AppleTv+), ovvero come i coreani si presero quasi definitivamente il posto d’onore nella produzione mondiale d’alta gamma — dopo Parasite, certo, e anche dopo l’ultrapop Squid Game. Ma l’ambizione di Pachinko (che è un gioco d’azzardo di quelle parti) è di quelle rare, con budget che solo il gigante Apple ha deciso di sobbarcarsi: dai primi del Novecento fin quasi a fine secolo, la storia attraverso le generazioni di una famiglia coreana.

Si comincia — succedeva già allora — con un’invasione, quella della Corea da parte del Giappone, si finisce negli Stati Uniti del rampantismo economico degli anni 80, si parla in tre lingue, si salta tra le epoche ma senza provocare, caso raro, disorientamento. Merito anche della showrunner Soo Hugh, che ha messo mano al best seller La moglie coreana (Piemme) di Min Jin Lee e realizzato un lavoro di equilibrio miracoloso, che trasmette imponenza e suggestione massima ma si segue anche come una lineare storia di generazioni piena di snodi importanti. In fuga, in migrazione, con la figura centrale della protagonista Sunja, che in età avanzata è interpretata da Yuh-Jung Youn, Oscar per Minari.

Conflitti, amori, sopraffazioni sociopolitiche e umane: da noi sono sempre più numerosi gli adepti del nuovo immaginario targato Estremo Oriente e lo maneggiano con facilità. Per gli altri, che guardano invece agli estri coreani — e dintorni — come cose esotiche che passano, Pachinko può rappresentare il salto di specie.

***
Flavio Insinna: “Quella assistita è meno faticosa. Inizia con la P”.
Concorrente: “Procreazione”.
(L’eredità, Rai 1)