'Slow Horses', Gary Oldman rende bellissimo anche un pantano
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaLa sigla esatta per ognuno di loro sarebbe 000: come agenti non meritano altro e infatti il servizio segreto inglese li ha radunati, ovvero confinati, in una struttura dove non arriva nemmeno il servizio pulizia e si chiama La casa del pantano. E quindi sono irresistibili quelli di Slow Horses (su AppleTv+), ci si affeziona in un attimo e poi si rimane soggiogati dal loro capo, Jackson Lamb, che vive come il detective privato più sgangherato della storia, tracanna liquori torbati, fuma a ripetizione e non è tanto il fatto che abbia i calzini bucati, la cosa inquietante è che sono sempre gli stessi.
La sigla esatta per ognuno di loro sarebbe 000: come agenti non meritano altro e infatti il servizio segreto inglese li ha radunati, ovvero confinati, in una struttura dove non arriva nemmeno il servizio pulizia e si chiama La casa del pantano. E quindi sono irresistibili quelli di Slow Horses (su AppleTv+), ci si affeziona in un attimo e poi si rimane soggiogati dal loro capo, Jackson Lamb, che vive come il detective privato più sgangherato della storia, tracanna liquori torbati, fuma a ripetizione e non è tanto il fatto che abbia i calzini bucati, la cosa inquietante è che sono sempre gli stessi.
Slow Horses è ovviamente irresistibile, la miscela di ambiente, trama (tratta da un libro di Mick Herron, da noi Un covo di bastardi – Feltrinelli) e soprattutto personaggi ha stregato perfino Mick Jagger che, in pieno lockdown, ha inviato via Zoom agli autori una nuova canzone per la colonna sonora, Strange Game. E poi, su tutto quanto, lui: il gran capo, Lamb, devastato da tutto e reso come se regalasse una perla al mondo, da un gigantesco Gary Oldman, che non riesce a essere di maniera nemmeno impegnandosi. È bravo e implacabile, e basta. Londra, lì fuori, è la migliore vista in una serie tv recente, i dialoghi sono giusti e non c’è nessuna concessione piaciona, semplicemente si rispetta una trama simile e la si rende al meglio. All’inglese, insomma.
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Senza nulla togliere, anzi, a Slow Horses, per chi è di lungo corso stordisce quasi il fatto che torni alla mente, qui e là, un divertente fumetto italiano di molti anni fa che si chiamava Alan Ford. Compreso il protagonista, biondino e un po’ slavato.