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Glenn Close: "Per i ruoli da cattiva ho un'attrazione fatale"

L'attrice è protagonista della nuova stagione di Teheran su Apple tv+ Oltre novanta film e otto nomination in 40 anni di carriera. Ora manca solo l’Oscar: "Nella nuova serie interpreto una spia che incrocia la sua storia con quella di un’agente del Mossad. La sfida maggiore? Imparare il persiano"
5 minuti di lettura

Otto nomination all’Oscar senza nemmeno una statuetta è un record a cui è difficile credere. Con una filmografia da oltre novanta titoli iniziata quarant’anni fa con la prima candidatura per Il mondo secondo Garp, Glenn Close è tra le migliori attrici della sua generazione. Ha costruito una carriera straordinaria su interpretazioni passate alla storia come la stalker Alex di Attrazione fatale, Sarah del Grande freddo, Crudelia de La Carica dei 101, la moglie di The Wife o la nonna di Elegia americana.

'Elegia americana', Ron Howard, il sogno americano e la famiglia

Oggi, a 75 anni, è protagonista della seconda stagione della serie israeliana vincitrice di un Emmy Teheran, dal 6 maggio su Apple tv+ dove interpreta una spia infiltrata in Iran la cui strada incrocia quella della agente del Mossad Tamar, interpretata da Niv Sultan. L'intervista è al telefono da New York.

Che cosa ha trova…

Otto nomination all’Oscar senza nemmeno una statuetta è un record a cui è difficile credere. Con una filmografia da oltre novanta titoli iniziata quarant’anni fa con la prima candidatura per Il mondo secondo Garp, Glenn Close è tra le migliori attrici della sua generazione. Ha costruito una carriera straordinaria su interpretazioni passate alla storia come la stalker Alex di Attrazione fatale, Sarah del Grande freddo, Crudelia de La Carica dei 101, la moglie di The Wife o la nonna di Elegia americana.

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Oggi, a 75 anni, è protagonista della seconda stagione della serie israeliana vincitrice di un Emmy Teheran, dal 6 maggio su Apple tv+ dove interpreta una spia infiltrata in Iran la cui strada incrocia quella della agente del Mossad Tamar, interpretata da Niv Sultan. L'intervista è al telefono da New York.

Che cosa ha trovato intrigante del personaggio di Marjan?

"Praticamente tutto. Il fatto che ha sposato un medico iraniano che ha conosciuto in una clinica per reduci della guerra tra Iran e Iraq, si è convertita allo sciismo, ha scelto di vivere in quel paese. È una professionista di alto profilo, tutta la sua storia era interessante".

Film e serie di spionaggio hanno molto successo. Perché?

"Sempre di più con tutto quello che succede nel mondo le spie fanno parte del nostro quotidiano, molto più di quanto possiamo immaginare. Amo le serie e i film di spionaggio, mi piace la saga di James Bond e ora sto guardando Slow horses con Gary Oldman che è fantastica. È un genere meraviglioso e sono emozionata di farne parte ora anche io".

Con Niv Sultan 

Lei ha detto che le serie tv sono i romanzi contemporanei. Cosa le piace del racconto lungo della serialità?

"Come attrice penso che la serialità sia un ottimo modo per raccontare una storia. I film sono meravigliosi, ma spesso tocca semplificare la storia o tagliarla per farla stare nei tempi del cinema, mentre quando hai la possibilità di questi lunghi racconti - che siano miniserie o serie che proseguono - hai la libertà di poter creare la tua storia. Ho girato Damages per cinque anni e quando l'abbiamo conclusa era una storia totalmente diversa rispetto a quella che avevamo iniziato. Per un attore tutto questo è oro puro".

Le riprese di Teheran sono state impegnative?

"Abbiamo lavorato in velocità, tutto nelle location reali: case, strade, molto intenso. Non avevamo studi, abbiamo girato tutto ad Atene (trasformata in Teheran, ndr.), è stata dura ma è stato meraviglioso, una compagnia straordinaria di attori e troupe".

Ha imparato il persiano.

"Quella è stata la sfida maggiore… la cosa più difficile in assoluto imparare il persiano o meglio imparare a dire alcune parole in modo che le persone che realmente parlano la lingua dicessero: 'Oh mio Dio ma parla persiano'. Ci è voluto moltissimo lavoro, i giorni in cui dovevo parlare persiano c’erano due persone sul set a controllare la mia pronuncia e abbiamo rifatto le scene finché non è suonato autentico".

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Marjan è una spia ma anche una psichiatra, lei si è battuta molto contro lo stigma delle malattie mentali. Con tutto quello che è accaduto negli ultimi anni col Covid, forse non se ne parla abbastanza.

"Lo penso anche io. Nel mio paese non ci sono abbastanza professionisti, non ci sono abbastanza luoghi di cura, c’è una vera epidemia di stress e ansia e suicidi. E non credo che sia solo in America, è in tutto il mondo. Sono convinta che il sistema dei social media sia snervante con tutto il dolore e l’ansia e che sia veramente importante continuare a parlarne, almeno a parlarne. Dire che si ha bisogno di aiuto ed essere vigili coi propri amici, i propri familiari, non aver paura di chiedere: 'Stai bene? Posso aiutarti?'. È molto, molto importante".

'Attrazione fatale' (1987) 

Lei ha detto che le piacerebbe vedere la storia di Attrazione fatale raccontata dal punto di vista di Alex.  Cosa scopriremmo?

"Scopriremmo una donna che è stata abusata dal padre in giovane età e questo le ha reso impossibile avere una vita normale. Di solito le donne a cui succede questo diventano autodistruttive. Il finale originale del film prevedeva che lei si suicidasse poi lo hanno modificato e l’hanno resa una psicopatica, non era la verità del personaggio ma ha fatto diventare quel film un grandissimo successo. È stato un viaggio straordinario per me e provo grande empatia e amore per Alex, sono convinta che se si raccontasse la sua storia sarebbe un’eroina tragica e non una cattiva".

Glenn Close è stata due volte Crudelia ne 'La carica dei 101' e nel sequel 'La carica dei 102' 

Nella lista dei cento cattivi dell’American Film Institute Alex è settima mentre Crudelia Demon trentanovesima

"È assurdo. Il libro originale da cui è tratta la storia di Crudelia è brillante ed è chiaro fin da subito che lei è il diavolo, Devil (Demon in italiano, ndr.). In casa sua tutti i muri sono neri e il caminetto è sempre acceso perché ama stare al caldo, da lì la sua adorazione per le pellicce. Crudelia è una strega, sono cresciuta ascoltando favole e guardando i grandi film d’animazione Disney, titoli iconici come Biancaneve la cui regina mi terrorizzava. Crudelia è questo: una strega da favola. Sapevo interpretandola che dovevo essere veramente cattiva perché più ero malvagia più sarei stata divertente".

È vero che lei conserva molte delle sue parrucche, dei suoi costumi?

"Ho una collezione di costumi che adesso ho donato all'Università dell’Indiana con più di ottocento pezzi da moltissimi dei miei film: La carica dei 101, lo spettacolo Sunset Boulevard, Attrazione fatale, ci sono anche alcuni dei costumi più incredibili di Le relazioni pericolose. Li ho conservati per anni, non solo gli abiti ma anche gli accessori: i guanti, le parrucche, le scarpe, i gioielli e ora li ho dati all’Università perché non avevo più posto dove tenerli, ma soprattutto volevo darli agli studenti di design perché c’è molto da imparare dal lavoro di questi grandissimi costumisti. Ogni volta che faccio qualcosa poi gliela mando, è una collezione viva".

Glenn Close con John Malkovich 

In questo momento c'è il boom delle serie in costume grazie al successo di 'Bridgerton' ma non solo. È vero che ai tempi del film di Stephen Frears nessuno credeva più nel genere?

"Sì, erano convinti che i drammi in costume non sarebbero più interessati a nessuno, se ne discusse un sacco, ma noi abbiamo dimostrato che si erano sbagliati. Il film ha vinto tre Oscar e uno proprio per i costumi".

Nella sua carriera ha recitato personaggi intensi e molto drammatici, ma anche ruoli esilaranti come la first lady di 'Mars Attack' o Prima Nova dei Guardiani della Galassia. Che significano per lei?

"Sono sempre molto nervosa quando devo fare un personaggio che deve essere divertente. Devo rimanere dentro il personaggio e sperare di riuscire a renderlo esilarante, se penso ‘devi far ridere’ non funziona. Amo questi ruoli e ho molto da imparare dalla commedia, ne ho appena finita una con Josh Brolin e Peter Dinklage (Brothers, ndr.), interpreto la loro madre. Sono un po’ agitata, spero di essere abbastanza divertente".

Con Jeremy Irons per 'll mistero von Bulow' 

Ha lavorato con una lista infinita di attori di talento: Robin Williams, Jonathan Pryce, Robert Redford, Jack Nicholson, Michael Douglas senza far torto agli altri. Fra tutti con chi ha stabilito una connessione più forte?

"Sicuramente una delle connessioni più forte, perché è avvenuto sia in teatro che al cinema, è con Jeremy Irons. In scena abbiamo portato The real thing di Tom Stoppard per la regia di Mike Nichols a New York e anni dopo abbiamo fatto insieme al cinema Il mistero von Bulow dove eravamo marito e moglie e poi La casa degli spiriti. L'ho visto poco tempo fa a Londra, con la sua bellissima moglie, la sua amicizia conta moltissimo per me".

L'attrice con il Golden Globe per 'The Wife' 

La sua prima nomination all’Oscar è di quarant'anni fa, com’è cambiata per lei l’industria in tutto questo tempo?

"È cambiata totalmente quando ho ricevuto la prima nomination cinema e televisione erano due mondi totalmente separati e la tv era considerata molto meno, era il cugino povero dei film. Oggi tutti fanno entrambi e soprattutto in questo momento il lavoro è in tv grazie alle piattaforme globali, è cambiato tutto. Alla fine se, a 75 anni, sto ancora nella stanza credo di aver fatto qualcosa di buono. Onestamente non saprei dire se tutte le mie interpretazioni sono state veritiere, ma sono felice di ritrovarmi ancora in quella sala con i miei colleghi e un'industria che ha fatto tanti sacrifici… La gente crede che il nostro mestiere sia sfilare sui tappeti rossi ma quella è una parte minuscola del lavoro".