Sophie, la donna che visse una volta: l'omaggio a Hitchcock nella serie 'Surface'
di Chiara Ugolini , di Chiara UgoliniUna giovane donna, bellissima, intelligente, sposata a un uomo d'affari di successo, ugualmente giovane e attraente, cade dal ponte di un traghetto nella Baia di San Francisco. Soccorsa le riscontrano un trauma cranico che le ha danneggiato la memoria a lungo termine, Sophie non sa più chi era e perché - da quello che le dicono il marito e gli amici - ha voluto tentare il suicidio. "L’idea di base della serie viene dalla domanda: Cosa succederebbe se un giorno ti svegliassi e non ricordassi i tuoi propri segreti? - spiega la showrunner Veronica West (Ugly Betty, High fidelity) - Sophie si sveglia in questa vita apparentemente perfetta: in questa casa meravigliosa, con questo marito bellissimo che sembra innamoratissimo, però in fondo in fondo sente che c’è qualcosa che non va. Si muove nelle cabine armadio piene di abiti e accessori firmati e si dice ‘tutto questo non mi rende felice, che cosa mi sono persa?’ Si chiede cosa …
Una giovane donna, bellissima, intelligente, sposata a un uomo d'affari di successo, ugualmente giovane e attraente, cade dal ponte di un traghetto nella Baia di San Francisco. Soccorsa le riscontrano un trauma cranico che le ha danneggiato la memoria a lungo termine, Sophie non sa più chi era e perché - da quello che le dicono il marito e gli amici - ha voluto tentare il suicidio. "L’idea di base della serie viene dalla domanda: Cosa succederebbe se un giorno ti svegliassi e non ricordassi i tuoi propri segreti? - spiega la showrunner Veronica West (Ugly Betty, High fidelity) - Sophie si sveglia in questa vita apparentemente perfetta: in questa casa meravigliosa, con questo marito bellissimo che sembra innamoratissimo, però in fondo in fondo sente che c’è qualcosa che non va. Si muove nelle cabine armadio piene di abiti e accessori firmati e si dice ‘tutto questo non mi rende felice, che cosa mi sono persa?’ Si chiede cosa dentro di sé non ha condiviso con gli altri e oggi non sa più".
Inizia così una sorta di indagine per scoprire la verità di quello che è accaduto sul ponte, tra le sedute dalla psicoterapeuta, il tentativo di far riaffiorare frammenti del passato, piccoli pezzi del puzzle che vanno ad incastrarsi Sophie si ritrova al centro anche di un triangolo amoroso con un poliziotto che sta indagando sul suo caso. "Una delle grandi cose della serie è che guardandola non hai assolutamente idea di cosa stia succedendo e nel momento in cui pensi di aver capito succede qualcosa che rimette in crisi tutto - dice Oliver Jackson-Cohen che interpreta James, il marito di Sophie - È un giro di giostra molto, molto intenso".
Che il pubblico fa insieme alla sua protagonista perché uno degli elementi intriganti della serie è il fatto che gli spettatori scoprono quello che è accaduto a Sophie insieme a lei: "Fin dal primo episodio lo spettatore è immerso nel suo punto di vista - dice Veronica West - sappiamo solo quello che sa lei e quando le cose cominciano a incrinarsi e arriva qualcuno a dirle ‘la tua vita non è quella che sembra’ cominciamo a provare la stessa paranoia sua, ci chiediamo ‘a chi possiamo dare fiducia?’. Facciamo l'esperienza nella sua testa e così si crea un collegamento diretto con il pubblico". "Surface è un thriller psicologico succoso, complesso e tortuoso - lo definisce Gugu Mbatha-Raw che della serie è anche produttrice esecutiva - un viaggio che ti aggancia grazie al personaggio di Sophie che ha perso la memoria e immediatamente mette il pubblico dalla sua parte con il desiderio di scoprire la storia con lei".
La serie è un omaggio al noir di tipo hitchcockiano e l'ambientazione a San Francisco, la figura di questa donna che lotta tra varie identità, con la propria fragilità mentale ricorda moltissimo la Kim Novak di La donna che visse due volte. "Non avevo idea di scrivere un nuovo noir ma quando le persone hanno cominciato a leggere il pilot hanno commentato che sarebbe stata una storia adatta al genere di giallo suspense alla Hitchcock - racconta la showrunner - Sophie però piuttosto velocemente diventa il tipico personaggio in stile detective con la differenza che lei è allo stesso tempo chi indaga e l'oggetto dell’indagine. Quando abbiamo cominciato a pensare a dove girare la serie San Francisco ci è sembrata la scelta ovvia per il suo essere un luogo classico, un po’ senza tempo, una sorta di mondo di fuga sofisticato". È d'accordo anche la protagonista "Il nome in codice dello show a Vancouver (dove sono stati girati gli interni, ndr.) era Madeleine, che è il nome della protagonista di La donna che visse due volte... un film per noi sicuramente molto presente. Però quello che amo di Sophie è che lei è una sorta di variazione moderna del modello hitchcockiano. Sicuramente dal punto di vista visivo il nostro regista ha preso il tono dal genere noir, ma la serie ci porta in luoghi più contemporanei in cui Sophie evolve dall'idea di damigella in pericolo verso una donna consapevole e con suoi obiettivi. Per cui sicuramente c'era quella fonte di ispirazione ma noi l'abbiamo portata in un'altra direzione".