'Acapulco', si chiude il sipario sulla serie messicana che mette in scena il lavoro, tra sogni e storie d'amore
di Chiara Ugolini , di Chiara UgoliniSiamo arrivati alla fine anche di questa seconda stagione di Acapulco, la vibrante commedia di Apple tv+ ispirata a How to be a latin lover creata dal trio di sceneggiatori Austin Winsberg, Eduardo Cisneros e Jason Shuman: la serie è un tuffo nel Messico degli anni Ottanta dove il giovane Maximo, orfano di padre e proveniente da un quartiere popolare della località balneare, sogna di entrare a lavorare nell’esclusivo resort Las Colinas che lui conosce solo dai cancelli dove entrano auto lussuose. Quando riesce a farsi assumere come ragazzo della piscina il mondo dei suoi sogni si schiude davanti agli occhi, ma le cose non saranno esattamente come lui se le immaginava. Tra favoritismi, ingiustizie professionali, patemi sentimentali (la ragazza di cui è innamorato è fidanzata col figlio americano della proprietaria), Maximo dovrà combattere la sua battaglia per compiere la scalata sociale che vuole per sé e la sua famiglia senza venire (tr…
Siamo arrivati alla fine anche di questa seconda stagione di Acapulco, la vibrante commedia di Apple tv+ ispirata a How to be a latin lover creata dal trio di sceneggiatori Austin Winsberg, Eduardo Cisneros e Jason Shuman: la serie è un tuffo nel Messico degli anni Ottanta dove il giovane Maximo, orfano di padre e proveniente da un quartiere popolare della località balneare, sogna di entrare a lavorare nell’esclusivo resort Las Colinas che lui conosce solo dai cancelli dove entrano auto lussuose. Quando riesce a farsi assumere come ragazzo della piscina il mondo dei suoi sogni si schiude davanti agli occhi, ma le cose non saranno esattamente come lui se le immaginava. Tra favoritismi, ingiustizie professionali, patemi sentimentali (la ragazza di cui è innamorato è fidanzata col figlio americano della proprietaria), Maximo dovrà combattere la sua battaglia per compiere la scalata sociale che vuole per sé e la sua famiglia senza venire (troppo) a patti con la coscienza. Ne abbiamo parlato con Austin Winsberg.
La serie è stata certificata "100% fresh" dagli aggregatori di recensioni di pubblico e critica. Qual è il segreto di questo successo?
"Forse il fatto che Acapulco è una storia raccontata da un punto di vista un po' diverso dal solito e forse perché è un film per stare bene in un momento storico difficile e poi credo che la serie sia culturalmente inclusiva e accurata nella rappresentazione. Abbiamo lavorato molto in tutti i reparti cercando di fare il mio migliore show possibile".
La serie è molto colorata, gioiosa, piena di sentimenti. Fin dall'inizio la vostra idea era fare un "feel good" show?
"Stiamo vivendo un periodo pieno di sfide, sono stati anni difficili questi ultimi quindi sono convinto che abbiamo bisogno di luce, umorismo, empatia e compassione. La serie anche se parla di personaggi nel Messico degli anni Ottanta può parlare a tutti oggi attraverso temi come la famiglia, il lavoro, l’amicizia… La musica, i colori, il tono della serie sono stati scelti perché fosse divertente e che alla fine lo spettatore ne uscisse stando bene".
Nonostante tutto questo in un modo leggero e divertente Acapulco in modo dolce e sottile è anche una critica sociale, un incontro / scontro tra chi viene in vacanza o possiede Las Colinas e chi ci lavora
"Sicuramente è un elemento della storia. Già la scelta di avere come protagonista un ragazzino di strada messicano che riesce a trovare lavoro in questo resort vuol dire qualcosa, se racconti una storia dalla prospettiva di un escluso. Noi abbiamo cercato di raccontare entrambi i punti di vista: piani alti e piani bassi. Di sicuro abbiamo cercato di raccontare il fatto che gli americani, i bianchi (Diane la proprietaria e anche Chad suo figlio) entrano in questo mondo senza quella sensibilità culturale che sarebbe necessaria. È stato il nostro modo per raccontare l’ignoranza dell'America e ci siamo impegnati affinché tutti i personaggi messicani fossero personaggi ben scritti, persone con la loro identità, speranze, aspirazioni e sogni. Non ci interessava raccontare la storia di un’élite o dei turisti che vengono a passare le vacanze nel resort volevamo ripensare un po' la narrazione di questo tipo di posti".
A proposito di questo anche il fatto che la serie sia bilingue, per metà in inglese e per metà spagnolo, esprime in parte questo scontro, il fatto che i messicani o coloro che parlano spagnolo debbono parlare inglese sempre all’interno del resort…
"Abbiamo voluto che la serie fosse bilingue innanzitutto per una questione di realismo, volevamo essere il più accurato e vicino possibile a quello che pensavamo fosse la realtà di un posto così. La regola era che nel momento in cui lo staff era di fronte agli ospiti del resort dovevano per forza parlare inglese mentre quando erano a casa loro o nella lavanderia dove nessuno li poteva sentire allora avrebbero parlato sempre in spagnolo. All’inizio ci siamo chiesti quanta percentuale della serie sarebbe stata in inglese, quanto in spagnolo perché volevamo essere sicuri di rivolgerci ad entrambi i pubblici ma poi col tempo abbiamo semplicemente seguito cosa accadeva nella serie".
Parliamo della musica, questa idea di rifare gli hit degli anni Ottanta in spagnolo funziona moltissimo.
"La musica è importantissima per la serie, fondamentale per creare l’energia e l’atmosfera di quell’epoca. Abbiamo fatto tre scelte musicali differenti: le canzoni cantate dal duo Gaston e Adriana e per ogni episodio abbiamo lavorato molto per capire qual era la canzone giusta con la melodia riconoscibile che avrebbe funzionato e con coreografie fortissime. Poi abbiamo un ottimo supervisore musicale da Mexico City che ha lavorato molto sulla musica locale di allora e poi abbiamo anche un nostro compositore che ha lavorato sulla musica originale utilizzando molti strumenti musicali messicani, tutto per avere quando occorreva gioia e divertimento ma anche momenti più forti emotivamente. Ci abbiamo investito molto sulla musica".