Paradiso e inferno di una superstar in lotta col mondo
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaC’è una nuova storia di tennis in grado di appassionare parecchio, ma non è una festosa e appassionata rievocazione come la docuserie sui quattro italiani della Davis in Cile: è invece The World vs. Boris Becker (su Apple Tv, in due parti, versione originale con sottotitoli). E siamo in zona psicodramma umano-sportivo, in grado di accontentare tutti. Nessun film con personaggi immaginari può avere la forza di una storia vera così: ascesa e caduta – agli inferi del carcere, anche – di uno dei massimi campioni sportivi di fine secolo scorso. Il tedesco Boris Becker ha solo 17 anni quando vince a Wimbledon e si lancia in una carriera epocale, in tempi nei quali la concorrenza di assi a livello mondiale è semplicemente pazzesca. Becker che respinge e al tempo stesso cerca i riflettori, il glamour, la vita rutilante di una superstar, rompendo anche schemi – il sodalizio con la nera Barbara gli costa una campagna aggressiva d…
C’è una nuova storia di tennis in grado di appassionare parecchio, ma non è una festosa e appassionata rievocazione come la docuserie sui quattro italiani della Davis in Cile: è invece The World vs. Boris Becker (su Apple Tv, in due parti, versione originale con sottotitoli). E siamo in zona psicodramma umano-sportivo, in grado di accontentare tutti. Nessun film con personaggi immaginari può avere la forza di una storia vera così: ascesa e caduta – agli inferi del carcere, anche – di uno dei massimi campioni sportivi di fine secolo scorso. Il tedesco Boris Becker ha solo 17 anni quando vince a Wimbledon e si lancia in una carriera epocale, in tempi nei quali la concorrenza di assi a livello mondiale è semplicemente pazzesca. Becker che respinge e al tempo stesso cerca i riflettori, il glamour, la vita rutilante di una superstar, rompendo anche schemi – il sodalizio con la nera Barbara gli costa una campagna aggressiva da parte dei razzisti del mondo intero, e ancora non c’erano i social – ma soprattutto vivendo allo stesso modo in cui giocava, potenza dei colpi e discese a rete senza pensarci troppo. Cose che da giovane, e con quel talento, hanno un senso, finché qualcuno presenta il conto. Nel suo caso, una gestione di sé quanto meno disattenta, superficiale e troppo fiduciosa in soci e collaboratori. Morale, in giri ben poco chiari (e sui quali c’è molto non detto) l’ex ragazzo d’oro dilapida una fortuna mentre cambiano le mogli, aumentano i figli, anche a sua insaputa, e finisce male. Un anno fa esatto la condanna a otto mesi e il carcere, ora è fuori ma se si segue la sua storia nella docuserie si può immaginare di tutto per il futuro. Alla caduta viene dedicata solo la parte finale delle oltre tre ore realizzate (da un numero uno in queste cose, Alex Gibney). Prima c’è la storia sportiva con sequenze e rievocazioni da mandare in estasi gli appassionati. Al centro lui. Fin dai bei tempi nei quali chiese al caporedattore della Bild perché non lo lasciassero in pace e quello: “Da noi ci sono tre cose che fanno vendere i giornali: Hitler, la riunificazione della Germania e Boris Becker”.
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“Pio e Amedeo battuti dalla Via Crucis” (Titolo dal web)