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Tahar Rahim, da 'Il profeta' all'ecologia di 'Extrapolations': "Spero che vedendolo i potenti entrino in azione prima che sia tardi. Poi farò Aznavour""

Tahar Rahim, da 'Il profeta' all'ecologia di  'Extrapolations': "Spero che vedendolo i potenti entrino in azione prima che sia tardi. Poi farò Aznavour""
Francese di origine algerina, 41 anni, è esploso nel mondo del cinema grazie al film 'Il profeta'. Oggi è al lavoro pensando al futuro dei suoi tre bambini, preparandosi poi a diventare il grande artista
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Tahar Rahim, francese di origine algerina, 41 anni è esploso nel mondo del cinema grazie al film Il profeta di Jacques Audiard del 2009, premiato con il Premio César e l'European Film Awards per il miglior attore, romanzo di formazione di un giovane francese di origine maghrebina che in carcere trova in un boss della mala corso la figura paterna che non ha mai avuto. Da allora ha esplorato il cinema in diverse direzioni: è stato il principe del deserto nel film di Jean-Jacques Annaud, ha lavorato al film corale di Asghar Farhadi Il passato, ha ottenuto la candidatura al Golden Globe e al Bafta per il film di Kevin Macdonald The Mauritanian dedicato a Guantanamo. Ha partecipato anche alla serie jazz The Eddy tornando a recitare con Leïla Bekhti, conosciuta sul set de Il profeta e diventata moglie e mamma dei suoi tre figli. Aspettando di diventare Charles Aznavour Rahim è ora nella serie corale ambientalista Extrapolations in cui interpreta sia un padre che un figlio a distanza di molti anni.

Extrapolations: la serie sul surriscaldamento climatico non è fantascienza

Che ha pensato quando ha letto la sceneggiatura e come questa serie ha cambiato il suo stile di vita?
"Non ho letto la sceneggiatura completa, non ho avuto questa fortuna. Partecipando a due episodi, il secondo e il sesto, mi hanno dato le parti che mi riguardavano. Ho letto prima il sesto dove il mio personaggio è protagonista e sono rimasto sconvolto dalla grandezza della scrittura di Scott Z. Burns, sono stato rapito. Il personaggio era una grande sfida: interpretare più ruoli nella stessa storia in lingue diverse con un tragitto emotivo interessante. È oro un personaggio così per un attore. Sono stato conquistato. La cosa che però mi ha reso particolarmente contento è il fatto che questo nostro lavoro andava a servire uno scopo più importante che fare dello spettacolo o dell’arte: occuparsi della nostra casa. Una casa che è in fiamme e questo deve essere chiaro a tutti, mi sono sentito privilegiato di far parte di un gruppo di persone che cercano di fare qualcosa con quello che hanno per cambiare le cose. Speriamo che gli spettatori e tra loro ci sono anche le persone che governano il mondo si sveglino con questa nostra storia e si decidano a entrare in azione prima che sia troppo tardi".

Burns dice che la serie non è fantascienza ma scienza. Come una storia ambientata in un futuro così vicino può cambiare la coscienza delle persone?
"Se tutti individualmente prendiamo consapevolezza dello stato del mondo possiamo fare molto. Ognuno devo fare quello che può con i suoi mezzi, non possiamo essere supereroi ma possiamo essere eroi della nostra vita. Bisogna agire. Per quel che mi riguarda questa serie mi ha spinto a essere più consapevole e un po' più attivo, non arrivo a dire attivista ma almeno un po' più concreto: dal riciclo all'attenzione allo spreco, parlare agli amici e educare i miei figli in questa direzione. Bisogna stimolare una curiosità su questi temi".

Extrapolations
Extrapolations 

Nella serie lei interpreta un padre e un figlio che appartengono a due epoche differenti e in particolare il secondo vive in un mondo molto diverso dal nostro. Che sfida è stata?
"Il padre vive in un futuro molto vicino e quindi ci è più familiare. Io di mio ci ho messo il mio essere padre di tre bambini e dal punto di vista emotivo l'ho sentito molto vicino, non ho dovuto lavorare molto. La maggiore sfida è stato recitare in inglese britannico... per il resto avevo Sienna Miller davanti a me, la nonna Meryl Streep è stato sufficiente surfare su tutto questo. Entrare nei panni del figlio invece è stato più difficile:  dovevo proiettarmi in una vita lontana e stabilire una connessione, è il nostro mestiere. Ho avuto un grande sostegno da Scott Burns che è stato formidabile, è un grande sceneggiatore ma anche una grande direttore di attori, mi ha dato grande libertà anche perché abbiamo potuto girare con la macchina a spalla. C’è stato un grande coinvolgimento emotivo perché mentre recitavo ho pensato ai miei figli e al mondo che vivranno".

Il profeta
Il profeta 

Lei si è fatto conoscere nel mondo con Il profeta. Cosa rappresenta ancora oggi quel film per lei?
"È un film come nessun altro perché una prima volta non torna più, per me è impossibile paragonare quel film così unico agli altri. Per poter sensibilizzare i ragazzi bisogna parlare dei temi che li riguardano e se lo si fa in maniera dinamica si possono coinvolgere e poi c’è sempre una funzione pedagogica anche in un film come quello".

Dal primo all’ultimo, sarà Charles Aznavour in un biopic.
"Sì mi sto preparando. Sto facendo una preparazione intensa di pianoforte e canto. Il film è diretto da Mehdi Idir e Grand Corps Malad che è un artista di slam (forma poetica declamatoria) molto conosciuto in Francia, il film si intitolerà Monsieur Aznavour e lo racconteremo dalla nascita fino al grande successo all’incirca quando aveva 50 anni.  Raccontiamo la sua ascesa e sarete sorpresi da quante cose nuove scoprirete su di lui".

La giuria del festival di Cannes del 2021 tra cui Tahar Rahim
La giuria del festival di Cannes del 2021 tra cui Tahar Rahim 

Nel passato lei ha rifiutato ruoli stereotipati in particolare il classico ruolo dell’arabo terrorista. Come secondo lei il cinema è cambiato nel raccontare gli immigrati da quando ha iniziato questo mestiere?
"Sicuramente le storie cambiano come cambia il mondo. Il profeta ha 15 anni, nel frattempo siamo cambiati e altri stanno cambiando. Questo ha un'influenza sul cinema e sul racconto. Se parliamo poi di rappresentazione sicuramente c’è stato un cambiamento: sicuramente sugli schermi che siano quelli del cinema, della tv o delle piattaforme vediamo oggi più volti che corrispondono a quello che vediamo dalla finestra. Credo che la quantità di contenuti che ci sono sulle piattaforme permette ai ragazzi di esprimersi più liberamente rispetto a quando c’era solo il mezzo del cinema. Non credo che debba esserci una guerra tra cinema e piattaforme anche perché io sono convinto che la sala cinematografica esisterà sempre ma penso che le piattaforme abbiano portato delle novità interessanti. Per esempio recentemente sono stato in Marocco, al festival di Marrakech dove ho incontrato dei ragazzi. Là ci sono pochi cinema e la loro industria non è certo paragonabile a quella francese e agli aspiranti cineasti ho detto orientatevi verso le piattaforme che possono essere un’ottima occasione per voi".

Extrapolations – Oltre il limite

Stagione 1

Anno: 2023Episodi: 8Durata media: 50 min.