Rebecca Ferguson, dentro il misterioso 'Silo': "Abbiamo lavorato al chiuso, senza luce naturale, per svelare la natura umana"
di Chiara UgoliniRebecca Ferguson, padre svedese e madre inglese, un passato da modella, in vent'anni ha avuto più di venti ruoli, una stacanovista la cui carriera è iniziata con una soap svedese da cinquanta puntate. Negli ultimi anni ha raggiunto massima popolarità grazie al ruolo di lady Jessica, madre del principe Timothée Chalamet in Dune ("il prossimo capitolo sarà migliore del primo" garantisce) e a quello di Ilsa Faust nella saga di Mission Impossible accanto a Tom Cruise, Dead reckoning - Parte 1 arriva a luglio.
Tom Cruise. 'Mission impossible' e lo stunt più incredibile della storia del cinema
"Dune mi ha dato qualcosa che non posso esprimere a parole, lavorare con Denny Villeneuve è stata un'esperienza unica e vorrei lavorare con lui per il resto della mia vita – dice in collegamento su Zoom – E poi il mondo di Mission impossible nel quale la dimensione fisica &egr…
Rebecca Ferguson, padre svedese e madre inglese, un passato da modella, in vent'anni ha avuto più di venti ruoli, una stacanovista la cui carriera è iniziata con una soap svedese da cinquanta puntate. Negli ultimi anni ha raggiunto massima popolarità grazie al ruolo di lady Jessica, madre del principe Timothée Chalamet in Dune ("il prossimo capitolo sarà migliore del primo" garantisce) e a quello di Ilsa Faust nella saga di Mission Impossible accanto a Tom Cruise, Dead reckoning - Parte 1 arriva a luglio.
Tom Cruise. 'Mission impossible' e lo stunt più incredibile della storia del cinema
"Dune mi ha dato qualcosa che non posso esprimere a parole, lavorare con Denny Villeneuve è stata un'esperienza unica e vorrei lavorare con lui per il resto della mia vita – dice in collegamento su Zoom – E poi il mondo di Mission impossible nel quale la dimensione fisica è così importante è qualcosa che rimarrà con me per sempre".
L'occasione per parlare con Rebecca Ferguson è l’arrivo su Apple Tv+ della serie distopica Silo tratta dalla trilogia bestseller di Hugh Howey. Che racconta la storia degli ultimi diecimila abitanti del mondo, la cui casa scavata un miglio sotto terra li protegge dall'esterno, divenuto tossico e mortale. Tuttavia, nessuno sa quando o perché il silo sia stato costruito e chi cerca di scoprirlo va incontro a conseguenze fatali. Ferguson interpreta l'ingegnere meccanico Juliette che mette in dubbio le verità che chi gestisce il silo ha imposto a tutti.
'Silo', la serie distopica con Rebecca Ferguson meccanico
Qual era il cuore dei libri di Hugh Howey che volevate mantenere nella serie?
"Hugh Howey è un essere umano intelligentissimo e molto di quello di cui parla nei suoi romanzi è pura filosofia. Quando abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto mi ha lasciato una nota vocale di quindici minuti sulla psicologia umana. La nostra serie attraversa i suoi romanzi, racconti di sopravvivenza, racconti sul pensiero dell'uomo, sul bene e sul male, domande come nasciamo buoni e la società ci corrompe oppure nasciamo cattivi e vivere in società ci costringe a stare nelle regole? Ecco leggendo i suoi libri mi sono interrogata a fondo sulla natura umana".
Negli ultimi anni abbiamo avuto diverse serie che tratteggiano un futuro distopico intrecciato con l'emergenza climatica.
"Non so se si fanno i film o le serie perché c'è un'urgenza, non sono convinta che raccontare storie possa attivare una consapevolezza in questa direzione. Sicuramente siamo formati dalla società in cui viviamo, d’altronde il libro è basato su teorie degli anni Sessanta: il concetto di riciclaggio è qualcosa con cui ci confrontiamo da anni, stiamo combattendo le stesse vecchie battaglie che riguardano la politica, come stiamo mandando al diavolo la nostra terra o anche solo l'avidità e la disperazione".
Parliamo del suo personaggio Juliette e del suo viaggio.
"Juliette è un meccanico incredibilmente intelligente che finisce in una situazione in cui comincia a svelare tutta una serie di bugie, una dietro l’altra. In un ambiente dove la maggioranza di persone segue pedissequamente le leggi c’è sempre qualcuno che sfida lo status quo creando caos e sovvertendo il sistema. Questa è Juliette".
La sfida più grande?
"È stata una delle migliori lavorazioni di tutta la mia carriera, il set in cui sono stata più felice, in cui ho avuto emozioni fortissime. È stato un viaggio lungo ma ero veramente felice di andare sul set anche se era lontano, non mi importava. Abbiamo lavorato sempre al chiuso senza luci naturali con l’aria che doveva essere continuamente pompata dentro il nostro set chiuso, stare spesso nel buio o con luci artificiali ci ha dato un po’ alla testa ma è stato importante per provare qualcosa di nuovo e di vero per il personaggio".
I libri sono stati scritti prima ma dopo l'esperienza della pandemia questa storia ha preso un significato più forte.
"Assurdo eh... È incredibile come la narrativa cambia di senso in contatto con la realtà però se devo dire la verità tendo a non analizzare troppo le cose. Durante la pandemia la preoccupazione più grande per me è stato l’effetto che poteva avere sulle persone, il boom di alcolismo e depressione. Quando abbiamo iniziato a girare non mi sono messa a pensare al paragone tra la serie e la realtà che abbiamo vissuto, ora però che il lavoro è finito capisco il fascino di vedere le due cose collegate".
Di questa serie è anche produttrice.
"Sono stata profondamente grata quando mi hanno offerto il ruolo di executive producer perché avevo un grande desiderio di imparare e volevo entrare nella stanza degli sceneggiatori. Ogni volta che scelgo un film sono piena di appunti, annotazioni ma non ho mai occasione di confrontarmi, nonché io voglia che le cose cambino come dico io però mi interessa far parte del processo creativo e così quando mi è stato offerto l’ho afferrato immediatamente. Ho imparato tantissimo da Graham Yost, è stato bello far parte della squadra creativa ma anche non dovermi occupare di certe cose pratiche produttive".