✕

Silo, quando la fantascienza d'autore è ipnotica

Multischermo \ Su Apple Tv+ la nuova serie tratta dai romanzi di Hugh Howey
1 minuti di lettura

Con la fantascienza, ramo distopia, e soprattutto con i suoi seguaci bisogna sempre andarci piano, visto che in fatto di serie tv se ne continuano a produrre di sontuose e inquietanti, in pari misura. E che eccepire - facendo notare per esempio un certo slow-burning, poco turning point eccetera - non porta da nessuna parte: e siamo quindi a Silo, appena uscita con tre episodi, su dieci, su Apple Tv+. Alla base ci sono romanzi, distopici, di gran successo scritti da Hugh Howey: il Silo del titolo è appunto tale, una enorme costruzione tra sottoterra e cielo, a strati - che riflettono una sorta di divisione in classi e stanze di potere annesse. Dentro vivono gli ultimi diecimila abitanti della Terra, sopravvissuti a qualcosa che non si sa ma che è intuibile, tra inquinamento post-nucleare e simili. Il punto è che tutto è successo 140 anni prima, ovvero gli abitanti attuali in realtà non sanno nulla: hanno una sola finestra sul mondo esterno e lì…

Con la fantascienza, ramo distopia, e soprattutto con i suoi seguaci bisogna sempre andarci piano, visto che in fatto di serie tv se ne continuano a produrre di sontuose e inquietanti, in pari misura. E che eccepire - facendo notare per esempio un certo slow-burning, poco turning point eccetera - non porta da nessuna parte: e siamo quindi a Silo, appena uscita con tre episodi, su dieci, su Apple Tv+. Alla base ci sono romanzi, distopici, di gran successo scritti da Hugh Howey: il Silo del titolo è appunto tale, una enorme costruzione tra sottoterra e cielo, a strati - che riflettono una sorta di divisione in classi e stanze di potere annesse. Dentro vivono gli ultimi diecimila abitanti della Terra, sopravvissuti a qualcosa che non si sa ma che è intuibile, tra inquinamento post-nucleare e simili. Il punto è che tutto è successo 140 anni prima, ovvero gli abitanti attuali in realtà non sanno nulla: hanno una sola finestra sul mondo esterno e lì ci vedono desolazione, terra brulla e gente morta perché ogni tanto qualcuno viene fatto uscire per fare da tergicristallo, proprio pulendo il vetro. I capi - tra cui spicca Tim Robbins - non scuciono mezza informazione, hanno cancellato ogni memoria o supporto digitale.

Per quello che se ne sa, fuori potrebbe essere un paradiso e il vetro solo un trucco ispirato da estri tirannici. Per cui qualcuno inizia a dubitare, si tentano sortite e così via. Detta così sarebbe solo un'allegoria gigante che tiene dentro questioni ambientali, controllo delle masse, nazi-ordinamento travestito da real-politik, sinistri echi dal presente fingendo che sia tutto assurdo. Ma lì entrano in ballo i personaggi, le loro storie intrecciate, i trucchi di sceneggiatura per procedere, senza turning point ma con andamento ipnotico, a esacerbare la curiosità dello spettatore. Ed è questo, in fondo, che funziona di più, come in qualunque altro genere narrativo.

***

"Alfons si mette a segare dei tronchi con una sega elettrica. Reiber si lamenta del rumore e, per tutta risposta, prende un soffiatore e ributta tutte le foglie nel giardino di Reiber". (Trama della soap Tempesta d'amore, Rete 4. Quentin Tarantino scànsati).