Chiara Francini e lo show 'Drag Race': "La diversità è la rivoluzione più bella"
di Silvia Fumarola , di Silvia Fumarola«Sono pazza di gioia» dice Chiara Francini «perché scelgo solo quello in cui credo profondamente, e questo è il format piu straordinario e attuale che si potesse pensare di portare in Italia». Drag Race Italia, la versione tricolore del mitico talent di RuPaul, in cui le drag queen si sfidano a colpi di creatività e talento, arriva dal 19 novembre su Discovery+. L’attrice toscana è giurata con la biondissima drag Priscilla (all’anagrafe Mariano Gallo) e Tommaso Zorzi, fiera di far parte «di uno show che cambierà la tv. Drag Race ha un’anima popolare, fatta di varietà e di glitter, ma il suo cuore è l’inclusività».
Sa la poesia di Sandro Penna? “Felice chi è diverso/ essendo egli diverso. / Ma guai a chi è diverso / essendo egli comune”.
«Certo. La diversit&agra…
«Sono pazza di gioia» dice Chiara Francini «perché scelgo solo quello in cui credo profondamente, e questo è il format piu straordinario e attuale che si potesse pensare di portare in Italia». Drag Race Italia, la versione tricolore del mitico talent di RuPaul, in cui le drag queen si sfidano a colpi di creatività e talento, arriva dal 19 novembre su Discovery+. L’attrice toscana è giurata con la biondissima drag Priscilla (all’anagrafe Mariano Gallo) e Tommaso Zorzi, fiera di far parte «di uno show che cambierà la tv. Drag Race ha un’anima popolare, fatta di varietà e di glitter, ma il suo cuore è l’inclusività».
Sa la poesia di Sandro Penna? “Felice chi è diverso/ essendo egli diverso. / Ma guai a chi è diverso / essendo egli comune”.
«Certo. La diversità la si pensa sempre come a qualcosa che è fuori di noi. Invece ci appartiene, Pessoa diceva che “il perfetto è disumano, perché l’umano è imperfetto”. Tutti dobbiamo essere felici dell’imperfezione e brillare di straordinarietà. Noi campioni di disarmonia prestabilita possiamo veicolare messaggi fondamentali».
In America “Drag Race” va in onda da più di dieci anni...
«Nasce nel 2009 ed è una trasmissione che non parla solo di inclusività ma che progredisce con le società LGBTQ+. Nella nostra edizione le otto drag queen arrivano da ogni parte di Italia, dalla Sicilia a Trento, e parlano a tutti».
La battaglia per i diritti è una corsa a ostacoli: che ha provato guardando le immagini del Senato che bocciava il ddl Zan?
«Una grande amarezza. Ma vedendo la manifestazione di diecimila persone mi sono consolata e continuo a pensare che questa classe politica non rappresenti l’Italia. I giovani sono alfabetizzati, la società è più avanti della politica».
Quindi ha fiducia?
«Durante i moti di Stonewall, alla fine degli anni 60 a New York, gli omosessuali combattevano sui tacchi a spillo la polizia mandata dal sindaco. Una ribellione all’omofobia interiorizzata: bene, anche oggi dobbiamo rialzarci e andare avanti. Sono convinta della bontà degli italiani e dei giovani. In un momento come questo Drag Race unisce gli strass, il varietà alla vita, alla carne. Veicola messaggi importanti. Peccato per i senatori, hanno perso un’occasione».
Lei si è sempre sentita accettata?
«Quello che sono lo devo alla comunità LGBTQ+. Sentirmi acchittata e accettata lo devo agli amici che mi hanno fatto sentire giusta. Ma non esiste una persona, etero o omosessuale, che non si sia sentita sbagliata almeno una volta nella vita».
Priscilla la definisce «una drag queen intrappolata nel corpo di una donna».
«Ha ragione. Esseere drag queen è arte, mascherarsi per svelarsi. Nell’antica Grecia la maschera abbatteva la dicotomia uomo/donna, nei glitter ci sono le note che compongono il canto gregoriano dell’anima. Puoi sembrare altro da te, come dice RuPaul “We are all born naked and the rest is drag”, “Tutti nasciamo nudi e il resto è drag”. Dobbiamo riuscire a mostrare quello che siamo. Sono onorata di far parte di questa avventura, di una rivoluzione che è giusto arrivi ora».
Con “Love me gender” aveva seguito sei giovani transgender.
«E mi sono profondamente innamorata degil esseri umani, la diversità è un elemento irrinunciabile e costitutivo».
Come si svolge “Drag Race”?
«In ogni puntata otto drag che vengono da tutta Italia si sfidano con le proprie armi: talento, carisma, ironia, eleganza, stravaganza. La creatività è l’elemento imprescindibile. Si cuciono i vestiti, sfilano e recitano. Raccontandosi tirano fuori briciole di vita. L’atto rivoluzionario del talent: la maschera disvela in maniera profonda».
La verità è sempre più forte.
«Il vissuto arriva dritto, preciso al cuore alla pancia e all’anima: siamo sempre lì, nasciamo nudi e tutto il resto è drag. Dobbiamo riuscire a mostrare quello che siamo. Come una tartaruga che si rivolta sulla schiena e se non riesce a mettersi nella posizione giusta qualcuno può farle male. L’Italia è pronta».
Nel film “Altri padri” di Mario Sesti su una separazione dolorosa, in sala a metà dicembre, è diabolica.
«La storia mi ha toccato, èuna sorta di Kramer contro Kramer dei giorni nostri, radicata nella verità. Sono felice di avere interpretato una dark lady che combatte contro il marito Paolo Briguglia. In fondo è una disgraziata. C’è una frase così vera nel film: “L’amore non basta”. Perché nella vita entrano in gioco tante, troppe altre cose».