'Drag Race', fate largo alle paladine della libertà
di Elena Stancanelli , di Elena StancanelliLe gare tra drag queen non hanno come obiettivo stabilire chi, tra loro, somigli di più a un modello. Anche perché non c'è alcun modello. Sciocchissimo immaginare infatti che quel modello sia una donna. E lasciamo anche stare la questione di cosa sia una donna, per evitare di finire nel T.e.r.f., temibilissimo acronimo per "femminista radicale trans-escludente". Epiteto che si è beccata J.K.Rowling per aver maramaldeggiato su uteri e mestruazioni, includendo ed escludendo secondo criteri che, evidentemente, non sono più né ovvi né condivisi.
Le drag queen che gareggeranno nel talent di Discovery+ Drag Race si battono sul terreno di qualcos'…
Le gare tra drag queen non hanno come obiettivo stabilire chi, tra loro, somigli di più a un modello. Anche perché non c'è alcun modello. Sciocchissimo immaginare infatti che quel modello sia una donna. E lasciamo anche stare la questione di cosa sia una donna, per evitare di finire nel T.e.r.f., temibilissimo acronimo per "femminista radicale trans-escludente". Epiteto che si è beccata J.K.Rowling per aver maramaldeggiato su uteri e mestruazioni, includendo ed escludendo secondo criteri che, evidentemente, non sono più né ovvi né condivisi.
Le drag queen che gareggeranno nel talent di Discovery+ Drag Race si battono sul terreno di qualcos'altro: bellezza? Capacità di stupire? Seduzione? Truccate, vestite, imparruccate (non mi eccepite sulla desinenza, per favore: mi regolo sulla parola Regina. Non spetta a me andar loro a frugare nelle mutande) per essere quello che vogliono, le drag queen esistono da quando l'essere umano ha immaginato di potersi divertire con la sessualità, immagino subito dopo l'uscita dalle caverne (o forse anche prima). Così come infilarsi in un abito da uomo, a prescindere da chi sei, non è certo una novità delle passerelle di quest'anno. "Il travestitismo traduce nel comico la tragicità che è nella polarità dei sessi", scriveva Mario Mieli alcuni anni fa in quella meraviglia che è Elementi di critica omosessuale. Dove si spiega che quel che differenzia il nostro approccio ai generi sessuali rispetto a quanto è sempre stato è l'ossessione.
Per qualche circostanza difficile da stabilire, siamo diventati gli arcigni guardiani di ogni tassonomia. Stiamo continuamente a misurare corpi, a contare gli organi, a mettere il naso sotto le lenzuola per capire come dobbiamo catalogarci, che etichetta appiccicarci. Chi sono io, a quale categoria appartengo? Chi si nasconde sotto quella gonna, a chi possiamo attribuire la responsabilità di quei baci? Con chi possiamo prendercela, eventualmente volessimo liquidare la faccenda a pugni? Quanta fatica sprecata dare nomi a cose che, per loro natura, non ne hanno. O se ce l'hanno non vedono l'ora di scrollarselo di dosso.
Le drag queen, coi loro tacchi spropositati e il trucco luccicante, sono paladine di libertà. Sono campionesse di favolosità, inventano un'identità terza, quarta, quinta rispetto ai generi dentro i quali ci ficchiamo con tanta fatica. Guardiamo a loro, sono un modello migliore di quello che possiamo offrire noi, uomini o donne inaciditi dalla nomenclatura.